Quinto vertice Ue-Ua
Il 29 e 30 novembre i leader di Africa ed Europa si ritroveranno in Costa d’Avorio per il quinto Summit tra i capi di Stato e di governo dei due continenti. “Investire nella gioventù per uno sviluppo sostenibile” è il titolo della due giorni, ma il timore è che l’attenzione venga monopolizzata dalle pur importanti tematiche migratorie
Ottanta delegazioni diplomatiche in rappresentanza di quasi due miliardi di persone si ritroveranno nei giorni 29 e 30 novembre ad Abidjan in Costa d’Avorio per l’incontro tra i capi di Stato e di governo di Africa ed Europa. È il quinto appuntamento di questo tipo dopo quelli de Il Cairo (2000), Lisbona (2007), Tripoli (2010) e Bruxelles (2014).
Agenda fitta. Molti i temi sul tavolo: commerci e investimenti, cooperazione allo sviluppo, sicurezza, relazioni diplomatiche. Un focus particolare sarà dedicato ai giovani africani e al loro futuro come sottolinea il titolo stesso del Summit: “Investire nella gioventù per uno sviluppo sostenibile”. Un impegno su cui l’Unione è pronta a fare la sua parte tramite il nuovo Piano d’investimenti esterni da 3,4 miliardi che – nelle intenzioni dei promotori – potrebbe mobilitare fino a 44 miliardi di investimenti, tra pubblici e privati, in Africa: il fondo servirà infatti per garantire i rischi degli investitori che sceglieranno di avviare attività nel continente. Non è un caso che l’incontro politico sarà preceduto dal 6° Ue-Ua business forum aperto a imprenditori dei due continenti.
Stretti legami. Ma la preoccupazione è che le discussioni vengano ancora una volta monopolizzate dalle tematiche migratorie con l’Europa che, sulla scia del Summit sulle migrazioni tenutosi a La Valletta nel novembre 2015, tornerà a chiedere ai leader africani collaborazione nel contenimento dei flussi. Eppure è sufficiente guardare alcuni dati per capire come la relazione tra Africa ed Europa sia molto di più: nel 2015 dall’Africa proveniva il 9% dei beni importati nei 28 Paesi dell’Unione, per un totale di 132 miliardi di euro (61,6 miliardi di euro di soli prodotti energetici), mentre a sud del Mediterraneo erano dirette l’8% delle esportazioni europee (per lo più veicoli e macchinari) per un valore di 154 miliardi di euro. Senza dimenticare i 21 miliardi di euro di aiuto allo sviluppo destinati al continente africano nel solo 2016 e le 7 missioni civili e militari che l’Ue ha attualmente in corso in Africa.
Opportunità mancate. L’incontro di Abidjan avrà un valore particolarmente significativo perché arriva a dieci anni dal lancio della “Joint Africa-Eu Strategy” adottata nel 2007. Un cammino non privo di ostacoli e incomprensioni che
ha portato gli Stati europei a perdere progressivamente terreno
a favore di altri attori internazionali: non solo la Cina – che ormai si appresta a diventare il principale partner commerciale dell’Africa con un interscambio di 137 miliardi di dollari nel 2016 – ma anche India, Paesi del Golfo, Turchia, Brasile, Stati Uniti. “Per molti anni l’Ue non ha guardato all’Africa con l’attenzione dovuta. L’Europa si è mossa in ordine sparso, con una pluralità di voci dissonanti, perseguendo interessi e agende diverse”, ha ammesso il 22 novembre scorso il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani inaugurando a Bruxelles la Conferenza verso un nuovo partenariato con l’Africa. “La conseguenza è stata un percorso lastricato di buone intenzioni, ma con molte opportunità mancate e scarsi risultati. Senza incidere davvero, politicamente ed economicamente, sul futuro del continente”.
Quale strategia? Dal presidente del Parlamento europeo e dall’Alto commissario per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, è arrivato l’invito a fare del Summit di Abidjan “un nuovo inizio nelle relazioni tra l’Europa e l’Africa”. Uno stimolo accolto positivamente dai leader africani presenti anche se non sono mancati punti di frizione. Il ministro degli esteri del Mali, Abdoulaye Diop, pur elogiando i buoni rapporti tra Africa ed Europa, non ha mancato di criticare le istituzioni europee per quanto avvenuto in Libia. “Si è trattato – ha detto riferendosi all’intervento militare che ha portato alla caduta di Gheddafi – di un intervento attuato senza che vi fosse una visione strategica e senza piani per gestirne le conseguenze”. Un caos di cui oggi sono i migranti, rimasti bloccati nel Paese, a pagare le conseguenze più gravi come dimostrano le immagini provenienti dai centri di detenzione libici. Fatti di fronte ai quali il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, ha invocato un’azione comune di Unione europea e Unione africana.
Futuro comune. Proclami a parte, sono in molti a ritenere che difficilmente il Summit di Abidjan potrà segnare un così deciso punto di svolta, ma è sufficiente guardare a due elementi per capire come il futuro dei due continenti si giocherà insieme. Prima di tutto la geografia, con soli 14 chilometri di mare a separare Gibilterra dal Marocco.
Ma soprattutto è la demografia ad avvicinare Europa e Afriva:
secondo i dati Eurostat, la popolazione europea è destinata a restare pressoché invariata da qui al 2050, mentre quella africana continuerà a crescere. A metà del secolo la popolazione mondiale vivrà per oltre il 50% in Asia, per il 25% in Africa (era il 13% nel 1995 e il 16% nel 2015) e solo per il 5% in Europa. Ma c’è un altro dato ancora più sorprendente: il 31% delle 727mila persone che hanno ottenuto la cittadinanza in uno dei Paesi dell’Ue nel 2015 era nato in Africa. Ed è proprio la diaspora che sarà sempre più chiamata a giocare un ruolo di ponte tra le due sponde del Mediterraneo.