Non si è mai allontanato

“Gesù nostro contemporaneo” nelle parole di p. Frédéric Manns (Gerusalemme)

"Oggi come allora, sulla strada di Emmaus, Cristo si fa nostro contemporaneo. Ci accompagna, cammina con noi, ci spiega la Scrittura. Questa, dunque, non è più un testo morto ma vivo. Si è fatta carne, Persona che si rivela a noi, pellegrini nel tempo e nella storia". Prende spunto dal racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), il padre francescano Frédéric Manns, biblista di fama internazionale, per sottolineare la contemporaneità di Cristo e il suo carattere di persona viva e reale. Un tema che sarà al centro dell’evento internazionale "Gesù nostro contemporaneo", in programma a Roma dal 9 all’11 febbraio per iniziativa del Comitato Cei per il progetto culturale. Da Gerusalemme, dove vive ormai da circa 40 anni e dove insegna esegesi del Nuovo Testamento presso lo Studium biblicum franciscanum, istituto che ha diretto dal 1996 al 2001, padre Manns lancia un’esortazione: "Non dobbiamo limitarci solo a un’esegesi classica della Parola ma questa deve diventare esistenziale. Gli ebrei celebrano, ogni anno, la festa della ‘Gioia della Torah’, anche noi dobbiamo fare festa sapendo che Cristo ci porta la gioia ogni volta che ci parla. Gesù parla a ciascuno di noi come con i discepoli di Emmaus. Il Verbo si fa carne per tutti e in modo particolare per coloro, come i pellegrini, che leggono la Scrittura in situ, nella Terra delle Scritture". "Gli Esseni, che vivevano a Qumran nei pressi del mar Morto – spiega il biblista – non erano interessati tanto al senso storico della Scrittura ma a quanto questa significasse, a livello personale, per ciascuno di loro. Una lettura esistenziale tipica della tradizione giudaica".

Una lettura esistenziale che, purtroppo, non ha prodotto – oggi come allora – una realtà di pace, ma conflitti e divisioni…
"La realtà che Cristo ha conosciuto oltre venti secoli è in qualche modo identica a quella odierna, un mondo senza pace. Pensiamo alla Terra Santa. Non basta cambiare le strutture ma serve cambiare il cuore dell’uomo, via più importante per cercare la pace autentica. Il mondo di Cristo era diviso, c’erano i samaritani, i sadducei, i farisei, gli ebrei ortodossi. Ciò che rimane della Parola di Gesù, ‘vi do la mia pace’, resta fondamentale e si attualizza quando celebriamo l’Eucaristia. I Sacramenti sono presenza autentica di Cristo che ci permettono di essere suoi contemporanei. Il suo comandamento, ‘amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e tutte le forze e amare il prossimo’, in Terra Santa assume un rilievo speciale".

Accanto ad una lettura esistenziale della Scrittura cosa altro aiuta, in Terra Santa, la conoscenza di Gesù quale nostro contemporaneo?
"Paolo VI diceva che la Terra Santa è il Quinto Vangelo, e che le pietre parlano. L’archeologia è una realtà viva. Ogni volta che riporta alla luce un nuovo sito conosciamo meglio Gesù e la sua persona. La scoperta di Sephoris, in Galilea, ci permette di conoscere il mondo dell’infanzia di Cristo e della sua vita nascosta. Gli scavi nella zona della Decapoli ci mostrano l’apertura straordinaria di Gesù dinanzi ai pagani. Gli ebrei non mettevano piede nelle città pagane. Gesù invece annunciava il Regno in mezzo ai pagani. In questo vedo anche l’ironia di Dio: gli ebrei sono tornati nella loro terra e fanno scavi per ritrovare il livello dell’epoca di David e poter dire così che questa terra appartiene a loro. Invece di trovare il livello di David trovano quello dell’epoca del Figlio di David, di Cristo. Il Signore ha aspettato 2000 anni per permettere agli ebrei di aprire gli occhi, sono loro che hanno condotto gli scavi a Siloe, a Magdala, nell’Herodion e in altri luoghi che ci aiutano a capire il tempo di Gesù. Queste scoperte ci mostrano la storicità dei Vangeli e ci permettono di rivivere il Kerigma, Cristo morto e risorto, che perdona i nostri peccati in virtù del Battesimo. Questa novità portata da Gesù nel mondo giudaico è fondamentale per la nuova evangelizzazione. Non ci sarà nuova evangelizzazione senza riscoperta dell’Antico Testamento e del mondo della Bibbia".

Come è possibile percepire più a fondo questa presenza, storica, reale di Cristo?
"Ripeto quello che il Sinodo del 2008 sulla Parola di Dio ha già detto: il pellegrinaggio in Terra Santa è eccezionale per scoprire l’attualità della Scrittura. Ciascuno viene interpellato. Il pellegrino che si ferma davanti al Calvario non può non rispondere. Ho visto tanta gente, che da decenni non metteva più piede in Chiesa, piangere davanti al Crocifisso sul Golgota. Gli ebrei dicono che la Shekinà, la presenza di Dio, non si è mai allontanata dal Muro Occidentale. Noi possiamo dire che Gesù non si è mai allontanato dal Calvario, luogo della sua morte, da Betlemme, luogo della rivelazione ai pagani. In Terra Santa è impossibile non farsi domande, ieri come oggi".

Che significa essere contemporanei di Gesù in Terra Santa?
"Pensiamo ai nostri cristiani copti: sono contemporanei di Gesù e per loro esserlo vuole dire accettare di essere perseguitati, a causa del Suo nome. Essere cristiani non è un privilegio ma una missione, ricordare al mondo lacerato che l’unico comandamento è amare Dio e il prossimo".

(31 gennaio 2012)