IMMIGRATI A MILANO

Le loro porte aperte

L’appello dell’arcivescovo card. Angelo Scola in vista di Family 2012

Un invito alle famiglie straniere perché siano il motore dell’accoglienza di Family 2012 il settimo incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno e che culminerà con la visita del Papa. Lo ha rivolto questo pomeriggio in Duomo a Milano durante la Messa dei popoli nella solennità dell’Epifania del Signore l’arcivescovo cardinale Angelo Scola.

Protagonisti della nuova evangelizzazione. "La Chiesa di Milano e il suo arcivescovo – ha affermato il card. Scola – vogliono esprimervi vicinanza e sostegno nelle non poche prove che vi angustiano soprattutto in questo difficile momento di travaglio per la nostra società. Molto opportunamente il tema del messaggio del Papa per l’ormai imminente Giornata del migrante e del rifugiato è: ‘La famiglia migrante, protagonista della nuova evangelizzazione’. Sono certo che questa Giornata spalancherà tutti i nostri fratelli e sorelle delle diverse etnie che vivono a Milano e diocesi a prendere parte all’importante evento del VII Incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012. Anzi, il vostro apporto potrà favorire l’armonia e la bellezza dell’evento. Voi che già vivete con noi, potrete rendere più facile e intensa l’accoglienza che vogliamo riservare a fratelli e sorelle che giungeranno a Milano da ogni dove".

Lo straordinario e l’ordinario. L’incontro mondiale, dunque, l’occasione straordinaria di presenza nella città da tutto il mondo. Ma il card. Scola ha toccato anche il tema della vita di tutti i giorni: superare il recinto della pastorale dei migranti. L’arcivescovo ha invitato dunque gli stranieri ad aprirsi alla vita delle comunità parrocchiali. E, nelle stesso tempo, queste ultime ad accoglierli: "La Santa Messa che stiamo celebrando – ha affermato – ci indica con naturalezza le due direzioni del cammino di fede, che ogni comunità cristiana etnica deve perseguire con vigore e fedeltà. Anzitutto le diverse lingue, i diversi segni e i diversi gesti in cui si realizza la partecipazione attiva alla Santa Messa che stiamo celebrando ben esprimono l’impegno di valorizzare la tradizione e la cultura di ogni popolo qui rappresentato. Questa varietà di tradizioni è un’indubbia ricchezza che la Chiesa ambrosiana intende mettere a frutto. Nello stesso tempo l’azione eucaristica che stiamo celebrando mostra come i diversi elementi propri delle vostre tradizioni liturgiche si fondano nell’unica sinfonia di lode e di grazie per il sacrificio eucaristico di Gesù unico Signore e Salvatore".
Da qui il monito: "Emerge in tal modo come importante direzione di cammino la necessità che tutti i membri delle varie comunità etniche, con equilibrio ma con decisione, s’impegnino ad inserirsi nella pastorale ordinaria della Chiesa ambrosiana. Ciò è decisivo per le seconde e terze generazioni. Invito, pertanto, le parrocchie, le comunità religiose e le aggregazioni di fedeli ad adoperarsi in questo senso. È evidente che la strada di una comunione sempre più effettiva tra fratelli cristiani di ogni lingua e nazione sta dando e darà un prezioso contributo a quell’integrazione che, se fatta con magnanimità ed equilibrio, contribuisce a formare la nuova, decisiva fisionomia di Milano e delle nostre terre.

Il Solenne pontificale. Durante la mattinata nel solenne pontificale l’arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi che ne ha presieduto la celebrazione ha ricordato "il grido di cristiani perseguitati in ragione della confessione della propria fede. Tuttavia, la persecuzione più subdola e imbarazzante è quella che può colpire il nostro mondo occidentale: una persecuzione che non sparge sangue, ma indurisce il cuore; non toglie la libertà con la forza, ma la fa tacere con i piaceri; non fa soffrire la fame, ma riempie il ventre di cibo procurato con l’ingiustizia e con la mancanza di condivisione". Gioia e speranza, dunque, devono animare il cammino dell’accoglienza. Secondo il card. Tettamanzi, "la nostra Milano può e deve vivere questa testimonianza umana ed evangelica, nonostante le difficoltà di questo passaggio critico, anzi sentendosi da esso sfidata e incoraggiata".

(06 gennaio 2012)