FAMILY 2012
Il “grazie” del card. Scola ai responsabili organizzativi
"La scelta che avete fatto testimonia una maturità raggiunta e un impegno come il vostro, per poter essere svolto nel migliore dei modi, ha bisogno che voi sappiate bene di che cosa si tratta, perché lo fate e che cosa muove il vostro io’ in questa azione". È questo il presupposto della riflessione che l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, ha proposto agli oltre 500 responsabili operativi locali (Rol), in rappresentanza di oltre 800 parrocchie, che sabato 31 marzo ha voluto incontrare per condividere con loro una profonda riflessione sull’impegno che hanno scelto in vista del VII Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno.
Quella del responsabile operativo locale è una figura fondamentale nell’organizzazione. La sua nomina avviene da parte del parroco e i suoi compiti consistono nel tenere i contatti tra la parrocchia, i movimenti e le associazioni con l’organizzazione centrale per la gestione dei volontari, le attività di accoglienza e le comunicazioni alle famiglie che parteciperanno all’evento. Insieme ai suoi collaboratori, ciascun Rol è invitato a promuovere il Family 2012 e, durante i giorni dell’evento, sarà lui a farsi carico della gestione dell’accoglienza nel proprio territorio e dell’accompagnamento dei pellegrini presso le famiglie ospitanti.
L’arcivescovo sottolinea in particolare due "elementi di maturità" che rendono consapevole e profonda una scelta il cui significato va ben al di là delle necessità organizzative e assume un profondo significato non solo ecclesiale ma anche antropologico. In questa scelta il card. Scola legge innanzitutto "una coscienza elevata del bene primario della vita umana, che consiste nel sapersi in relazione, nell’aver acquisito il senso dell’importanza del tu’ affinché il mio io’ si compia". La relazione, infatti, è "la caratteristica costitutiva di una persona matura, che ha capito che la sua essenza non si compie se non in rapporto all’altro".
Spiega l’arcivescovo: "Senza il tu’, il mio io’ resta come un otre vuoto, non profuma di nulla, non comunica qualcosa, perché la capacità di infinito che abbiamo nel cuore è evidente, emerge da tutti i pori del nostro essere ma, nello stesso tempo, è anche evidente che noi non siamo capaci di raggiunger questo infinito, abbiamo bisogno che un altro colmi questa sete".
L’altro è "Gesù, in quanto vero Dio e vero uomo", ma "Gesù ha scelto di aver bisogno degli uomini" e, quindi, "ogni altro, a partire dai rapporti originari e costitutivi, per giungere fino a ciascuno dei tanti partecipanti all’Incontro mondiale delle famiglie che magari vedremo soltanto una volta per caso durante il nostro incarico, rappresenta per noi l’altro e ogni incontro, proprio in quanto tale, è una potenziale sorpresa che può rinnovare la persona, perché all’origine dell’io’ c’è un dono ricevuto e tutti noi nasciamo in debito con Dio".
La struttura del dono "è costitutiva della persona: un uomo è un uomo quando vive la relazione come dono prezioso per l’edificazione di sé". In questa direzione, "più la relazione è gratuita, non ha nessun aspetto di funzionalità o di interesse, non sta dentro una logica di scambio e più potenzia l’io’ nella sua essenza più profonda".
Un secondo "movente" che mostra la maturità della scelta di fare il Rol è che afferma l’arcivescovo rivolgendosi direttamente agli interessati "voi fate questo per il bene, quel bene sommo dell’umanità che è la presenza viva di Gesù risorto in mezzo a noi che stiamo per vivere questo evento". I responsabili organizzativi locali hanno, dunque, "percepito che questa presenza è la risorsa decisiva per la nostra umanità, per l’umanità di tutti i tempi e, in modo particolare, per l’umanità di oggi".
In questo quadro, il gesto di servizio alla Chiesa che i Rol compiono "non è un servizio alla struttura o all’istituzione perché, al di là di tutti i limiti degli uomini, la Chiesa non è altro se non il riunirsi, sotto la guida di Maria, di tutto un popolo intorno a Gesù". Offrendo la propria disponibilità a questo incarico specifico, i Rol "partecipano alla grande opera salvifica di Gesù che si attua attraverso la Chiesa, soggetto comunitario e fraterno che deve lasciar trasparire sul suo volto quello di Gesù, luce delle genti".
Ai responsabili organizzativi locali il card. Scola riconosce "un compito delicatissimo, quello di far passare il valore e il significato del VII Incontro mondiale delle famiglie dentro la vita della nostra Chiesa proprio attraverso il sostegno e l’aiuto nei confronti di tutti i nostri fratelli cristiani nelle parrocchie per rendere ragionevole questo evento straordinario facendolo entrare nell’ordinario della vita di tutto il nostro popolo".
L’appello dell’arcivescovo ai Rol è un invito: "Ricordatevi e richiamatevi questi motivi a vicenda, perché siano la ragione profonda della vostra scelta". Per la quale il card. Scola rivolge a tutti i responsabili organizzativi locali il suo "grazie, di cuore".
(02 aprile 2012)