FAMIGLIA IN EUROPA
La Federazione delle Famiglie cattoliche europee verso Family 2012
L’Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno) porrà in evidenza “la bella e santa missione” che la famiglia “svolge nella società e nella Chiesa”. Ne è convinto Antoine Renard, presidente delle Associations Familales Catholiques (www.afc-france.org) e della Fédération Familiales Catholiques en Europe (www.fafce.org) che riunisce dieci associazioni nazionali e regionali del continente. Giovanna Pasqualin Traversa, per Sir Europa, lo ha intervistato.
Qual è la condizione della famiglia in Europa?
“Si tratta di una situazione estremamente variegata secondo i Paesi, per motivi culturali, storici ma anche per l’effetto delle politiche familiari che in alcuni Stati come l’Italia e gran parte dell’Europa meridionale e orientale – sono praticamente inesistenti. I Paesi scandinavi, al contrario, si distinguono per forti ed efficaci politiche familiari; esse tuttavia sono molto orientate verso l’individuo, ad esempio al sostegno delle madri che decidono per scelta di restare single. Due però le sfide e i problemi comuni a tutte le famiglie del continente: il fatto di non poter avere il numero di figli che desidererebbero, e la sensazione di essere impreparate e incapaci di svolgere il proprio ruolo educativo”.
Ritiene che la famiglia sia sufficientemente riconosciuta e sostenuta come cellula fondamentale della società?
“Oggi in Europa la visione della famiglia è in gran parte incentrata sul rapporto genitore-figlio. Ma è la coppia a creare la famiglia. Questa dimensione sponsale deve essere valorizzata di più perché tutto parte dalla coppia; se essa non funziona, tutta la famiglia non funziona. Occorre pertanto ritrovare il senso della complementarietà uomo-donna, dell’amore duraturo, del matrimonio che non è raggiungimento di un traguardo bensì un inizio che come tale ha bisogno di sostegno. Anzitutto bisogna riaffermare la chiara distinzione tra il matrimonio tra un uomo e una donna e le altre forme di unione (di fatto, omosessuali, famiglie allargate e ricomposte); la società deve privilegiare il matrimonio e riconoscere con politiche concrete il ruolo di primo piano della famiglia fondata su di esso e aperta alla vita”.
La Francia può dire qualcosa all’Europa?
“Paradossale. Le nostre politiche familiari vengono guardate con interesse dai vicini europei, in particolare da quelli che devono affrontare l’inverno demografico. Ma, d’altra parte, molte misure sono oggetto di tentativi di rimessa in discussione per motivi finanziari. Eppure è diffusa la consapevolezza che l’instabilità della famiglia impone alti costi sociali, economici, psicologici, sia su chi ne è direttamente coinvolto, sia sulla società. Per questo, in vista delle elezioni presidenziali (22 aprile primo turno e 6 maggio secondo turno, ndr), abbiamo insistito sul fatto che i candidati si pongano la questione di come riconoscere il ruolo della famiglia, promuovere il matrimonio e la reale possibilità di scelta, sottolineando i vantaggi della ‘famiglia sostenibile’, ossia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla vita e per la società. Richiesta difficile da far accogliere giacché la famiglia, in Francia come nella maggior parte dell’Europa, è considerata una ‘questione privata’, basata solo sul sentimento”.
Che cosa servirebbe in particolare?
“Le famiglie non hanno bisogno di essere gestite, ma sostenute e incoraggiate anche in termini finanziari. Occorre inoltre riconoscere il ruolo riservato ai genitori nella scuola e il rispetto per la loro libertà in questo ambito e sviluppare iniziative di preparazione al matrimonio e di accompagnamento delle coppie negli anni successivi. In campo educativo i genitori appaiono rassegnati e ‘dimissionari’. In Francia Afc propone da più di 20 anni i Chantiers-Education; potrebbe essere un’idea da esportare. Infine l’aspetto economico: è attraverso il lavoro che ogni famiglia deve essere in grado di sostenere se stessa, ma non è giusto che una mamma venga penalizzata se decide di smettere di lavorare per occuparsi dei figli. Ci vogliono scelte coraggiose in materia di orario di lavoro o congedo parentale. Non è neppure giusto che la decisione di avere figli impoverisca i genitori: occorre pensare a adeguate misure fiscali”.
Il tema dell’Incontro di Milano è di grande attualità. È possibile conciliare lavoro e famiglia in questo momento di crisi?
“Il riposo domenicale è una dimostrazione chiara e visibile che le persone e le società non sono sottomesse solo al lavoro o all’economia. Un giorno di riposo comune a tutti è una benedizione per la società nel suo insieme e per ognuno dei suoi membri, in particolare per le famiglie. Questo riposo da trascorre insieme è uno dei pilastri della stabilità della vita familiare e quindi della capacità della famiglia di adempiere i suoi compiti, compreso quello di essere il principale attore di un’economia sana e fruttuosa. Il lavoro può essere fonte di equilibrio o di stress per la coppia e la famiglia. La sfida è trovare un equilibrio”.
Perché è importante partecipare e che cosa si aspetta da quelle giornate?
“Si tratta di una straordinaria opportunità per testimoniare che la famiglia è una vera chance, per promuovere la ‘buona notizia’ della famiglia nella società, e mostrare concretamente i legami esistenti tra le famiglie, la loro gioia, la loro speranza. Insieme, le famiglie rendono la carità inventiva”.
(20 aprile 2012)