FAMILY 2012
A colloquio con mons. Uzoukwu (Nigeria) nel ricordo della strage Natale
Si trova a Milano perché è convinto che solo le famiglie e l’educazione possono cambiare le cose nel suo Paese, infatti “quando le famiglie sono distrutte, il Paese è distrutto”. Al VII incontro mondiale delle famiglie in corso a Milano, il Sir ha incontrato mons. Martin Igwe Uzoukwu, vescovo di Minna (Nigeria), che ha visto morire 43 persone, e numerose rimanere ferite o mutilate, il giorno di Natale, per una bomba scoppiata davanti alla chiesa di Santa Teresa, a Medalla, dopo la fine della messa. Sarebbero potute morire molte più persone se non fosse stata invitata la gente ad andare nella parte anteriore della chiesa per una speciale preghiera a Gesù Bambino. Quel giorno altre bombe scoppiarono per colpire chiese cristiane e tutti gli attentati vennero rivendicati da Boku Aram, un gruppo fondamentalista islamico. Simona Mengascini, per il Sir, ha intervistato mons. Uzoukwe al Family 2012.
Mons. Uzoukwe, come si può ricominciare dopo un fatto del genere?
“Il mio è un lavoro per la guarigione delle persone e delle famiglie. Certo sto raccogliendo dei fondi per ricostruire la chiesa di santa Teresa, ma la cosa più importante è ricostruire la Chiesa-popolo di Dio. Mi sto impegnando per salvare le vite distrutte dall’attacco: i fratelli hanno perso le sorelle, i mariti le mogli, le madri i figli, le famiglie sono devastate. C’era molto dolore e sofferenza, ma sto lavorando al massimo per aiutare tutte queste persone coinvolte nel disastro. Ho scritto una preghiera in varie lingue locali e ogni giorno i sacerdoti, quando celebrano messa, la recitano e ricordano ciò che è accaduto e le vittime”.
Qual è la cosa più urgente in questo momento?
“Dobbiamo sempre ritornare a Cristo, che è il nostro fondamento, soprattutto nei momenti del bisogno. Cristo è la mia forza e la forza di tutti i cristiani e, comunque, Gesù, nel Vangelo, ci chiama a ‘portare la nostra croce’ e a soffrire per l’amore di Dio. Io cerco di capire ciò di cui hanno bisogno le persone, ma prima di ogni azione bisogna pregare e meditare su Gesù nostro Signore. Poi si possono fare tante cose, come, per esempio, favorire la crescita economica attraverso cooperative agricole, in cui i coltivatori condividono il lavoro e gli utili”.
Quali sono le radici di questa situazione così difficile in Nigeria?
“Il Paese ha prima di tutto molti problemi interni, legati alla dilagante corruzione che danneggia la popolazione e non ferma questa situazione di pericolo e violenza; poi ci sono le pressioni internazionali, che sono di tipo economico, giuridico e culturali: queste ultime fanno delle ‘vittime’ soprattutto tra i giovani”.
La famiglia è un valore importante per la società nigeriana?
“I nigeriani hanno valori familiari molto forti e la famiglia può essere un modello per la Chiesa. Nella famiglia l’amore cresce e ‘fioriscono’ le persone. In Nigeria prevale una cultura pro-life e, per esempio, nel dibattito sull’aborto le donne e le madri nigeriane hanno protestato e hanno convinto i legislatori a non legalizzare tale pratica”.
(30 maggio 2012)