FAMILY 2012

Il “pericolo” lavoro

A colloquio con padre Peters (India), dove fioriscono i centri familiari

“Le famiglie sono ancora solide, la comunione, la fedeltà e il rispetto tra marito e moglie sono ritenuti importanti, ma stanno aumentando le separazioni a causa del lavoro”. È questa la situazione della famiglia nell’India del boom economico, almeno secondo le parole di padre Michael Peters, segretario della Commissione per la famiglia della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India, che il Sir ha incontrato a Milano al VII Incontro mondiale delle famiglie, in corso fino al 3 giugno.

Dopo il matrimonio. L’attività della pastorale familiare indiana è piuttosto vivace, considerando che i cattolici sono il 2,1% della popolazione, divisi in 13 regioni e 128 diocesi. Sono, infatti, presenti in quasi tutte le Chiese locali i centri per le famiglie con relativi segretari “impegnati, soprattutto – dice padre Peters – a salvaguardare il benessere delle famiglie e aiutarle a vivere la propria fede, tramite catechesi, incontri e cammini di preparazione al matrimonio”. Molto curato è il percorso per il dopo-matrimonio, con incontri organizzati una o due volte l’anno per le coppie sposate da tre, cinque, dieci o quindici anni: “Il corso è centrato sulla loro vita, sulle loro relazioni familiari e vuole aiutare a rivivere le promesse matrimoniali e a rinfrescare l’impegno”.

Il problema dei matrimoni misti. Lo Stato non aiuta, economicamente, le famiglie e in alcune regioni è ancora diffusa la pratica di prendere più mogli, anche se “la convivenza non è diffusa”. Un problema che sta sorgendo è che il lavoro mette a contatto giovani, uomini e donne, di religioni diverse e può capitare che, se una “ragazza cristiana sposa un indù o viceversa, smarrisca la propria fede”.

Le persecuzioni “sottili”. Padre Peters nota che i cristiani non sono più oggetto di attacchi violenti nel suo Paese, ma le persecuzioni sono diventate più “sottili” e si traducono in forme di discriminazione soprattutto sul lavoro. “Ci sono gruppi minoritari – dice il religioso – politicamente interessati ed eredi di un clima di ostilità verso gli inglesi, che si manifesta anche come ostilità verso la religione cristiana, considerata ‘occidentale’, che vogliono creare tensioni usando la religione”. Ma in realtà “il popolo indiano è aperto, nel nostro Paese ci sono indù, musulmani, buddisti, cristiani e a altri che convivono pacificamente. Purtroppo il carattere tollerante degli indiani sta venendo meno a causa dell’azione di questi gruppi che operano per la divisione”.

(01 giugno 2012)