50° CONCILIO
I pensieri e l’entusiasmo di allora dentro i problemi e le attese di oggi
I diversi documenti conciliari, in vari passaggi, hanno sottolineato la valorizzazione della famiglia per il bene delle persone e della società, insieme all’indicazione del sacramento del matrimonio come via alla santità dei coniugi. Ne parliamo con Giulia e Tommaso Cioncolini, collaboratori dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, e con due direttori di Uffici diocesani di pastorale della famiglia, don Sandro Dalle Fratte (Treviso) e don Massimo Alemanno (Brindisi-Ostuni).Cosa significa oggi ripensare al Concilio e alla sua “eredità” per quanto riguarda la pastorale familiare?
Giulia e Tommaso Cioncolini: “Ripensare il Concilio vuol dire calarsi in un momento della storia della Chiesa nel quale mai più, come allora, si è vissuto un grande entusiasmo e una partecipazione alla vita della Chiesa stessa da parte di un gran numero di fedeli. Se vogliamo quindi onorare i 50 anni del Concilio siamo chiamati a suscitare attenzione profonda sui temi ma anche a ricreare quell’entusiasmo e quella vivacità. Tra gli insegnamenti centrali, ripresi poi dai Papi, c’è quello che la medicina della misericordia è meglio delle armi della severità. Ciò vale per tutti i fedeli, a maggior ragione per la vita della famiglia. Nella ‘Familiaris Consortio’ poi è contenuta l’immagine della ‘carità coniugale’ come via di santità, il miglior recepimento del messaggio del Concilio”.C’è un modo per divulgare i contenuti del Concilio oggi?
Giulia e Tommaso Cioncolini: “L’arco di tempo che abbiamo davanti è sufficientemente ampio per organizzare iniziative diverse, a vari livelli. Attorno al tema della famiglia si tratta di valorizzare gli insegnamenti che riguardano gli sposi in quanto fedeli laici impreziositi dal sacramento del matrimonio. Gli aspetti teologici di questo sacramento non sono ancora del tutto esplorati”.Quali tracce concrete del Concilio possiamo riscontrare oggi?
Giulia e Tommaso Cioncolini: “La principale mi sembra quella recepita a partire dagli anni 60 da parte della Cei con l’organizzazione progressiva di una struttura pastorale ‘integrata’. La Chiesa ha dato cioè prova di saper mobilitare le migliori energie in vista di unire e valorizzare le proprie sfumature e tonalità interne in vista di un annuncio del Vangelo più adatto alla sensibilità dell’uomo di oggi”.Come si è andato concretizzando in diocesi di Treviso l’insegnamento conciliare sulla famiglia?
Don Sandro Dalle Fratte: “La pastorale familiare diocesana nella sua forma più matura e strutturata ha preso le mosse negli anni Novanta. Poggiando anche su documenti nazionali oltre che su testi del Magistero, si sono man mano sperimentate proposte, itinerari e percorsi che hanno coinvolto un numero crescente di laici, fino a giungere alla formazione al più alto livello accademico per un discreto numero di coppie di sposi che divenivano poi animatori e responsabili, a loro volta, della pastorale familiare”.La pastorale odierna si può quindi definire d’impronta “conciliare”?
Don Sandro Dalle Fratte: “La ricchezza delle proposte risponde al criterio della valorizzazione di tutte le componenti del popolo di Dio, in questo caso mettendo al centro la soggettività e importanza della famiglia. È passata l’idea di un nuovo protagonismo nella pastorale, quindi non più la pastorale ‘per’ la famiglia, ma ‘della’ famiglia”.E le famiglie in difficoltà?
Don Sandro Dalle Fratte: “Il tema della crisi della famiglia è molto ampio. A vari livelli in diocesi si lavora per offrire risposte, accoglienza, proposte nuove per divorziati e separati. L’accoglienza ecclesiale significa per molti un percorso di riavvicinamento e a volte di guarigione. Chi comprende il profondo valore del sacramento del matrimonio, diventa a sua volta un testimone privilegiato e credibile”.Qual è l’esperienza della diocesi di Brindisi-Ostuni in questo campo?
Don Massimo Alemanno: “In diocesi a partire dagli anni Ottanta col vescovo Todisco c’è stata una diffusione dei valori della famiglia alla luce dei documenti conciliari. La pastorale familiare ha poi ricevuto un forte impulso con l’uscita del Direttorio e dei documenti di Giovanni Paolo II. Si è registrata così una vivacità crescente, sostenuta anche dalle proposte sempre più articolate da parte dell’Ufficio nazionale retto dai mons. Bonetti, Nicolli e ora Gentili. L’aspetto centrale di queste proposte pastorali è stato la capacità di far riscoprire la bellezza e la profondità del sacramento del matrimonio. Ciò vale a maggior ragione per le coppie in difficoltà, verso le quali è in atto anche da noi un cammino di accoglienza. Un apposito sussidio sta per diventare un quaderno sinodale. È il modo per dire la preziosità di ogni famiglia e di stare vicino a chi è in difficoltà”.a cura di Luigi Crimella(12 settembre 2012)