50° CONCILIO

Il coraggio di ricominciare

Il progetto di Giovanni XXIII nelle mani della Chiesa di oggi

"Quel che importa è cominciare: il resto lasciamolo al Signore". Non faceva mistero ai suoi più stretti collaboratori che forse non sarebbe stato lui a concludere il cammino del Concilio. L’11 ottobre di 50 anni fa, quando vescovi e cardinali di tutto il mondo si radunavano in San Pietro per guardare insieme al futuro della Chiesa, il bergamasco Angelo Giuseppe Roncalli, il Papa buono, aveva quasi 81 anni.
Ma l’età non conta. Scrive nella Bibbia il libro del profeta Gioele: "I vostri anziani faranno sogni". E il sogno è chiaro, quello di una nuova Pentecoste, di una Chiesa che nelle crisi della storia ritrova il coraggio di credere, la libertà di seguire l’unico Maestro, la gioia. Si sentiva il bisogno non semplicemente di una riorganizzazione, ma di ripartire tornando al vigore delle origini, di abbreviare la distanza tra la Chiesa e il mondo.

L’idea di un Concilio circolava nella Chiesa anche prima della Seconda Guerra Mondiale, ma tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo il mare. Il Novecento si era aperto sotto l’impronta dello Spirito Santo, la vera forza che anima la Chiesa. La beata Elena Guerra aveva convinto Leone XIII ad affidare allo Spirito Santo il nuovo secolo che si apriva. Tanti erano i segni di una novità che cresceva: il movimento liturgico e biblico, la solida tradizione dell’Azione Cattolica, le spinte ecumeniche grazie a Maria Vingiani, i movimenti che pian piano sorgevano – dai Focolari con Chiara Lubich a Gioventù studentesca con don Giussani -, il "religioso" impegno dei Comitati civici di Luigi Gedda nel Paese della testimonianza cristiana di tanti uomini politici nella via tracciata da don Sturzo, il vasto campo della carità.

Il mare della Chiesa era in movimento, ma come realizzare un Concilio? Dove avrebbe portato? Papa Ratzinger nel 2005, a 40 anni dalla conclusione della grande assise, ricordava il commento di san Basilio dopo il Concilio di Nicea del 325: la Chiesa è come una battaglia navale nel buio della tempesta. Il prima lo si conosce, ma il dopo è sempre ignoto.
Il 20 gennaio 1959 Giovanni XXIII parlò del progetto di un Concilio al segretario di Stato, il card. Tardini. Cinque giorni dopo espose il suo disegno ai cardinali nella basilica di San Paolo fuori le mura. Tre anni dopo, il sogno era realtà. "Giovanni XXIII – racconta il suo segretario Loris Capovilla – era convinto che nella Chiesa siamo sempre agli inizi": ogni istante – ed è vero per la vita di ogni uomo – è il momento di ripartire. La visione del Concilio, di una Chiesa "popolo in cammino", è consegnata a noi oggi all’inizio dell’Anno della fede. Spetta a noi rispondere alla chiamata di Dio e metterci al lavoro, come quel giorno di gennaio l’81enne Papa bergamasco; "il resto lasciamolo al Signore".

Davide Maloberti – direttore "Il Nuovo Giornale" (Piacenza-Bobbio)

(03 ottobre 2012)