50° CONCILIO

È ancora davanti

Il progresso dell’umanità pensato e indicato dalla Chiesa

Fa un certo effetto e riserva qualche gradevole scoperta poter sfogliare a cinquant’anni di distanza ciò che il settimanale diocesano scriveva a pochi giorni dall’apertura del Vaticano II.
La nostra diocesi si accingeva a celebrare la Messa di diamante dell’arcivescovo Tredici, il governo era alle prese con una vertenza nel settore metalmeccanico, il presidente del Consiglio Fanfani faceva visita a Brescia per inaugurare il nuovo Itis Castelli e un bell’articoletto dava conto del festoso ingresso di don Giuseppe Treccani a Orzinuovi avvenuto il 23 settembre. Alla vigilia del Concilio, il 7 ottobre, l’Azione Cattolica teneva la sua Assemblea diocesana al Teatro Grande, mentre le delegate stampa erano attese al salone Montini. Molto altro racconta di un clima di attesa fervente, preparato da tempo.
Colpisce, però, una riflessione lucida sul Concilio a firma D.G.B.(che sia don Giulio Bevilacqua, che poi terrà un incontro in episcopio pochi giorni dopo l’apertura dell’assise conciliare?). L’estensore commenta: "Può sembrare tempo sprecato un Concilio, una tornata accademica con bei discorsi, con bei programmi e promesse allettanti, con qualche ricordo di tempi passati, la solita apostrofe sulla generosità dei giovani, unica speranza a questo vecchio mondo in rovina. Può sembrare un apparato scenico, una rivista, una parata militare, quando i bambini in braccio ai papà agitano le bandierine tricolori e i grandi pensano che in fin dei conti ‘siamo ancora forti’… Un Concilio può sembrare un gesto inutile o addirittura l’ultimo sforzo di un organismo disfatto che tenta di comporsi cambiando le proprie leggi e le proprie strutture. Ma a chi guarda in profondità dentro il mondo di oggi e dentro la Chiesa, il Concilio appare come un momento estremamente necessario. L’umanità – continua l’autore – ha cambiato radicalmente il suo modo di vivere, ha trasformato strutture e contenuti, ha passato esperienze disastrose e sta tuttora vivendo momenti tragici".

Il commentatore ricorda la mancanza di ideali, l’aver elevato la tecnica a nuova religione, il desiderio all’unione universale, ma anche la realtà della divisione e soprattutto la contrapposizione dei due blocchi americano e sovietico. "C’è bisogno di una forza nuova – dice ‘La Voce del Popolo’ -, di un ideale nuovo, di qualcosa o di qualcuno che dia senso a tutto questo agitarsi affannoso e lo risolva dalla disperazione… Proprio per questo la Chiesa, vecchia di venti secoli, si raduna in Concilio perché tutti la possano vedere come un vessillo alzato al di sopra di tutte le genti, e come una città costruita sul monte. Il Concilio ripresenta questa forza, questo ideale in modo concreto; la figura di Cristo, che ancora oggi non lascia indifferente nessuno e dal suo Vangelo parla ancora al cuore di ogni uomo, viene ancora presentata nella sua concretezza di persona viva. Il Concilio fa vedere che la Chiesa non è questo o quel Papa, questa o quella crociata, che non è nemmeno questa o quella politica svolta più o meno apertamente: il Concilio presenta la giovinezza perenne della Chiesa, che è il Cristo che vive oggi, e parla ed agisce oggi in mezzo a noi.
All’umanità disorientata e senza ideali, il Concilio offre il Cristo conosciuto nella verità della sua persona e del suo messaggio: in lui ogni uomo ritrova le sorgenti della vita e ne capisce il valore. Ragione e tecnica, idee e sentimenti trovano in Cristo il proprio posto e le proprie dimensioni.
All’umanità che non riesce a unirsi e trova barriere di razze, d’idee, d’interessi egoistici, il Concilio offre la Chiesa come unità già in atto, come un grande alveo nel quale ciascuno si sente libero, ma unito a tutti, perché unito a Cristo che ha spezzato ogni barriera, e ha riunito in sé le parti separate, ‘rappacificandole nel suo sangue’. Il Concilio vuol dire in modo chiaro e completo a ogni uomo e a ogni gruppo umano che la salvezza sta solo in Cristo. Il progresso dell’umanità è un regresso spaventato se non è orientato a Cristo; l’unione pacifica e feconda tra i popoli è un’illusione se non è legata insieme alla presenza di Cristo; l’ideale umano delude e dispera se non diventa ideale divino concretato nel Cristo. E Cristo, oggi, vive solo nella Chiesa, è la Chiesa stessa".
Questa la passione e l’attesa con cui Voce annunciava ai lettori l’imminente apertura del Vaticano II.

Noi, oggi, possiamo leggere i frutti e i limiti del cammino compiuto, riconoscere ancora una volta le sfide, d’altro canto non troppo diverse da quelle descritte. Possiamo, altresì, cogliere quale ricchezza quell’evento ci ha consegnato e come in fondo esso sia ancora "davanti a noi". Vale anche per la Chiesa bresciana che vivrà presto, nel Sinodo, un’altra tappa del suo cammino conciliare, speriamo capace di dare nuova linfa alla vita cristiana delle comunità.

Adriano Bianchi – direttore "La Voce del Popolo" (Brescia)

(11 ottobre 2012)