Nel nome della madre

Tutto l’ottavo capitolo della ”Lumen Gentium” è dedicato a Maria

La Chiesa è "madre e maestra" di tutte le genti, scriveva il beato Giovanni XXIII nella sua Enciclica, un anno prima dell’apertura del Concilio. Una Chiesa attenta al bene delle anime come alle esigenze del vivere quotidiano degli uomini, facendo memoria della "Rerum novarum" di Leone XIII e della "Quadragesimo anno" di Pio XI. Una Chiesa, ancora, che si trova a svolgere "un compito immane" e cioè "portare un accento umano e cristiano alla civiltà moderna: accento che la stessa civiltà domanda e quasi invoca per i suoi sviluppi positivi e per la sua stessa esistenza". Compito questo affidato in modo particolare ai laici, chiamati a collaborare alla missione della Chiesa.
Come non pensare che questo documento di papa Roncalli abbia influito e non poco nella redazione dei testi usciti dal Concilio, e in modo particolare della "Lumen gentium", la Costituzione dogmatica sulla Chiesa che dà un’impronta ben decisa a tutto il Vaticano II, proponendo un’immagine di Chiesa attenta ai segni dei tempi, capace di dialogare con il mondo e di offrire quelle parole antiche ma sempre nuove.
Ed ecco che la prima novità, se così possiamo dire, del Vaticano II è una Chiesa intesa come "mistero", che mette da parte quella concezione che ha avuto come elemento distintivo della Chiesa la potenza, il fasto, e riscopre quella "povertà" che non è da intendere in senso esclusivamente economico, ma che indica il suo accompagnare l’uomo – i piccoli, i deboli, gli oppressi, i dimenticati – in una libertà che rende liberi, perché solo rinunciando alle sicurezze umane la Chiesa "può illuminare tutti gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura". Chiesa, dunque, come mistero di fede, di salvezza, di comunione. Chiesa pellegrina "fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio".
C’è poi una seconda novità nel testo della Costituzione dogmatica, approvata il 21 novembre 1964 con 2.151 voti favorevoli e solo 5 contrari: l’immagine di popolo di Dio. Una nuova visione che farà dire a padre Yves Congar che la Chiesa ha compiuto pacificamente la sua rivoluzione.

Popolo di Dio inteso come unità dei suoi membri alla luce del battesimo, dell’eguale dignità di figli di Dio chiamati tutti alla santità: "Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo".
Infine tutto l’ottavo capitolo della "Lumen gentium" è dedicato a Maria "madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa". Da ricordare che Giovanni XXIII volle aprire il Concilio l’11 ottobre, nel giorno in cui il Concilio di Efeso, nel 431, aveva proclamato Maria Madre di Dio. Paolo VI, il giorno della promulgazione della Costituzione dogmatica, 21 novembre 1964, proclamerà Maria "Madre della Chiesa".
Papa Roncalli inoltre affiderà il Vaticano II a Maria recandosi il 4 ottobre 1962 a Loreto, successivamente andrà anche ad Assisi, chiamandola "prima stella del Concilio" e dicendo: "L’odierna peregrinazione apostolica a questo antico e venerato santuario vuol porre suggello alle supplicazioni che in tutti i templi del mondo, di Oriente e di Occidente, e nei sacri recessi del dolore e della penitenza, si sono elevate a Dio per il felice svolgimento della grande assise ecumenica; e vuol simboleggiare altresì il cammino della Chiesa verso le conquiste di quella spirituale dominazione, fatta nel nome di Cristo, che è luce delle genti; dominazione che è servizio e amore fraterno, sospiro di pace, ordinato e universale progresso".

Come sappiamo, il prossimo 4 ottobre Benedetto XVI sarà anche lui a Loreto, omaggio a Maria "modello esemplare di fede", dice il Papa ai partecipanti al 23° congresso mariologico mariano internazionale, ricevuti a Castel Gandolfo. A lei, alla sua "protezione e intercessione" affida il cammino della Chiesa e lo svolgimento dell’Anno della fede che si aprirà il prossimo 11 ottobre, a 50 anni dal Concilio.
Nel suo discorso Benedetto XVI ricorda la sua partecipazione, "da giovane teologo come esperto", all’assise conciliare e ricorda come la figura e il ruolo di Maria nella storia della salvezza siano entrati a far parte del testo della "Lumen gentium": "Nella seconda sessione del Concilio un nutrito gruppo di padri chiese che della Madonna si trattasse in seno alla Costituzione sulla Chiesa, mentre un altrettanto numeroso gruppo sostenne la necessità di un documento specifico che mettesse adeguatamente in luce la dignità, i privilegi e il singolare ruolo di Maria nella redenzione operata da Cristo. Con la votazione del 29 ottobre 1963 si decise di optare per la prima proposta e lo schema della Costituzione dogmatica sulla Chiesa fu arricchito con il capitolo sulla Madre di Dio, nel quale la figura di Maria, riletta e riproposta a partire dalla Parola di Dio, dai testi della tradizione patristica e liturgica, oltre che dalla ampia riflessione teologica e spirituale, appare in tutta la sua bellezza e singolarità e strettamente inserita nei misteri fondamentali della fede cristiana".
Un ricordo di prima mano per dire che se è vero che il documento del Concilio "non ha esaurito tutte le problematiche relative alla figura della Madre di Dio", esso però ne costituisce "l’orizzonte ermeneutico essenziale per ogni ulteriore riflessione, sia di carattere teologico, sia di carattere più prettamente spirituale e pastorale. Rappresenta, inoltre, un prezioso punto di equilibrio, sempre necessario, tra la razionalità teologica e l’affettività credente".

Fabio Zavattaro

(10 settembre 2012)