50° CONCILIO

Il filo della missione

L’abbraccio della Chiesa al mondo ieri e oggi

Foto SIR

Cinquanta anni fa, l’11 ottobre, si apriva il Concilio Ecumenico Vaticano II che ha rappresentato per tutta la Chiesa un nuovo inizio, un nuovo slancio dell’azione evangelizzatrice della Chiesa. È stato, grazie a Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, un modo per dare risposte "al disorientamento provato anche dai cristiani di fronte alle forti trasformazioni e lacerazioni che il mondo stava conoscendo in quel periodo; risposte – si legge nel documento di lavoro del tredicesimo Sinodo ordinario dei vescovi – non segnate dal pessimismo o dalla rinuncia". Benedetto XVI, che al Concilio ha partecipato come esperto al seguito del cardinale arcivescovo di Colonia, si pone in continuità con il magistero dei suoi predecessori e parla del Concilio come l’origine, in un certo senso, della nuova evangelizzazione.
Ed è bello ricordare, ad esempio, non tanto una frase pronunciata da papa Roncalli in un discorso ufficiale, scritto, ma in una improvvisazione che ha commosso il mondo, la sera dell’11 ottobre: il "discorso alla luna". Dopo aver indicato ai fedeli presenti alla fiaccolata, promossa dall’Azione Cattolica, la luna che si è affrettata a "guardare questo spettacolo", papa Roncalli dice: "La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà". Quel fratello tra i fratelli evidenzia, come dire, lo spirito dell’evangelizzazione: continuare la missione di annunciare il Vangelo a tutte le persone, rendendola presente e attuale.

Aprendo in piazza San Pietro il Sinodo dei vescovi, Benedetto XVI si sofferma sulla nuova evangelizzazione e sulla missione ad gentes: la Chiesa esiste per evangelizzare e il segno distintivo di chi annuncia il Vangelo è il crocifisso, "segno di amore e di pace, appello alla conversione e alla riconciliazione". La Chiesa "per sua natura" è missionaria, ricordava il Concilio: "È compito imprescindibile della Chiesa, e, insieme, sacro diritto evangelizzare, sicché l’attività missionaria conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità". E l’opera evangelizzatrice "è dovere fondamentale del popolo di Dio".
Già da queste parole si evince come il Vaticano II guardasse a una missione non più prigioniera delle strutture e dei confini geografici tradizionali: se Cristo aveva inviato i suoi discepoli nel mondo intero per annunciare la buona notizia, la Chiesa doveva avere una nuova visione missionaria, e guardare alle Chiese particolari nelle terre di missione come soggetti attivi dell’evangelizzazione; con un clero autoctono capace di leggere i segni dei tempi e rendere concreto nel tessuto vitale delle diverse etnie e nazioni il messaggio di Cristo. Ci sono valori positivi nelle diverse culture e il Concilio non può non riconoscere questa realtà: "Quanto di buono si trova seminato nel cuore e nella mente degli uomini o nei riti particolari e nelle culture dei popoli, non solo non vada perduto, ma venga sanato, elevato e perfezionato".

È il nuovo modo di vedere l’impegno missionario e l’attenzione alle religioni non cristiane, al cui interno sono presenti elementi che hanno attinenza con i valori evangelici; di guardare a questi popoli non ancora raggiunti dal Vangelo e per loro, e con loro, parlare di promozione della giustizia, di difesa dei diritti umani, di solidarietà, per combattere povertà ed emarginazione.
Così in piazza San Pietro Benedetto XVI si sofferma sulle due figure di santi, Giovanni d’Avila e Ildegarda di Bingen, proclamati Dottori della Chiesa, per dire che il Concilio ha suscitato un nuovo slancio nell’annuncio, un rinnovato dinamismo spirituale e pastorale. E il Sinodo, dedicato alla nuova evangelizzazione, vuole favorire proprio "un nuovo incontro con il Signore, che solo riempie di significato profondo e di pace la nostra esistenza; per favorire la riscoperta della fede, sorgente di grazia che porta gioia e speranza nella vita personale, familiare e sociale". Perché una delle idee portanti del rinnovato impulso all’evangelizzazione dato dal Vaticano II è quella chiamata universale alla santità che riguarda tutti i cristiani: "I santi – afferma il Papa – sono i veri protagonisti dell’evangelizzazione in tutte le sue espressioni". Ed è alla luce del messaggio che viene da queste figure di uomini e donne della Chiesa, che dobbiamo guardare "con umiltà la fragilità di tanti cristiani, anzi il loro peccato, personale e comunitario, che rappresenta un grande ostacolo all’evangelizzazione, e a riconoscere la forza di Dio che, nella fede, incontra la debolezza umana".

Tra il tredicesimo Sinodo ordinario e il Concilio ci sono stati anche dodici Sinodi straordinari che hanno affrontato realtà particolari, quali l’Europa che stava formandosi dopo il crollo dei muri e dei regimi, Sinodo celebrato nel 1991. O ancora i Sinodi continentali per l’Africa, l’Asia, l’Oceania, l’America, il Medio Oriente. Un modo per preparare le Chiese a rispondere alle novità che i cambiamenti, a volte anche violenti, portavano in primo piano. Basterebbe ricordare che mentre in Vaticano veniva celebrato l’appuntamento dedicato alle Chiese africane, nella regione dei Grandi laghi si consumava il massacro tra Utu e Tutsi. Il Sinodo fece vedere una Chiesa continentale coraggiosa, capace d’impegnarsi per la giustizia, la pace e la riconciliazione tra i popoli. Anche questo è un grande frutto delle aperture del Concilio.

Fabio Zavattaro

(08 ottobre 2012)