LA RINUNCIA DEL PAPA

Gratitudine del cuore

Le reazioni dalle Chiese del Medio Oriente, nel ricordo dei viaggi del Pontefice e della sua tenacia nel perseguire un destino di pace

È ancora vivo il ricordo nei cristiani del Medio Oriente dei tre viaggi che Benedetto XVI ha compiuto nella regione, nei suoi otto anni di Pontificato. Il primo pellegrinaggio in Terra Santa risale a maggio 2009 (dall’8 al 15), il secondo fu a Cipro dal 4 al 6 giugno 2010, nel corso del quale venne diffuso l’instrumentum laboris dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del sinodo dei vescovi (ottobre 2010), il terzo, l’ultimo, in Libano lo scorso settembre (14-16) per la firma e la pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente". Ma l’amore e l’attenzione del Papa nei confronti del Medio Oriente, delle sue popolazioni, in primis quelle cristiane, si sono mostrate nei continui appelli al dialogo, alla pace, alla convivenza rivolti, tra gli altri, all’Iraq, all’Egitto, alla Siria, ai rifugiati, ai profughi vittime delle guerre e delle violenze. La notizia della rinuncia di Benedetto al Soglio di Pietro ha suscitato, anche nella regione, le reazioni ed i commenti di tanti leader ed esponenti delle chiese locali.

Regioni Arabe (Celra). Tra i primi a salutare Benedetto XVI sono stati, con una nota, i Vescovi latini delle Regioni Arabe (Celra). "Con umiltà – scrivono i presuli rivolgendosi direttamente al Papa – avete rimesso il ministero petrino per il profondo amore per la Chiesa, dandoci l’esempio dell’umile servitore che sa consegnare la vigna tanto amata a un coltivatore più vigoroso". I vescovi ribadiscono, inoltre, la loro "gratitudine per l‘Esortazione post-sinodale, Ecclesia in Medio Oriente, frutto dell‘Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente nel 2010" e "per l‘interesse" dimostrato dal Pontefice "verso i nostri Paesi con richieste incessanti a favore della pace e per fermare i combattimenti tra fratelli, allo scopo di trovare soluzioni per una riconciliazione giusta e duratura". "Un atto di coraggio e di fede" così gli Ordinari cattolici di Terra Santa salutano la decisione di Benedetto XVI esprimendogli "la riconoscenza di tutti gli abitanti e fedeli che vi vivono, ebrei, cristiani, musulmani, drusi. Santo Padre ci sarà difficile dimenticare la sua fede autentica, il suo senso del dovere realizzato nella fedeltà e nella dedizione, il suo esempio di onestà intellettuale e la sua grande semplicità e profonda umiltà".

Diocesi del Patriarcato (Israele, Palestina, Giordania e Cipro) e Libano. All’indomani della notizia delle dimissioni di Benedetto XVI, sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme è stato diffuso uno Speciale con immagini e testi sui viaggi del 2009 e del 2010 insieme ad un commento del patriarca Fouad Twal. "Salutiamo con molta riconoscenza – afferma il patriarca – il coraggio, la saggezza morale e l’umiltà" di Benedetto XVI che ha servito con dedizione la Chiesa per quasi 8 anni. I viaggi in Terra Santa rappresentano, ancora oggi, "eventi con un forte simbolismo per i cristiani, ma anche per gli ebrei e per i musulmani". In un’intervista del 13 febbraio Twal torna sull’argomento dicendosi "sconcertato dalla notizia. All’inizio ho sentito dolore e tristezza da parte di un amico che ama calorosamente la Terra Santa e il suo piccolo gregge. Ma sento anche uno shock di ammirazione e saggezza: bisogna vedere in questa decisione uno shock di vitalità che il Papa offre per la vita della Chiesa impegnata nell’Anno della fede". Sul futuro Papa Twal non si sbilancia anche se afferma che "la Terra Santa, come anche il Medio Oriente, vivono un periodo storico molto movimentato. Avremo bisogno di un Pontefice che ci sia vicino. La nostra forza verrà dalla collaborazione particolarmente nel dialogo interreligioso e nel desiderio di una pace giusta e duratura per tutti". Di "shock positivo" nel mondo parla anche il patriarca maronita libanese, il cardinale Béchara Boutros Raï, per il quale questa decisione costituisce un "modello nell’esercizio dei propri doveri, un grande atto di fede, di coraggio e di sincerità, una lezione per tutti e un profondo segno di abnegazione e umiltà”. Alla voce dei due patriarchi si unisce anche quella del Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa: Benedetto XVI è stato sempre molto vicino a noi. Ha compiuto un grande viaggio; ci ha dato i suoi discorsi; ha guidato il Sinodo e donato l’esortazione apostolica sulle Chiese del Medio Oriente. Sono certo che l’attenzione della Santa Sede verso la Terra Santa continuerà".

Siria. Dalla Siria, l’arcivescovo greco-melchita di Aleppo, monsignor Jean-Clément Jeanbart, parla di Benedetto XVI come di "un uomo coraggioso che non ha avuto paura di difendere la verità di fronte al mondo. È stato il primo e per molti mesi l’unico a lanciare appelli per una fine della guerra in Siria, attraverso il dialogo e la diplomazia. Noi siamo molto grati per quello che ha fatto per la nostra Chiesa e per la nostra popolazione martoriata dal conflitto. Negli anni di pontificato lui ha sempre mostrato un amore alla Chiesa e a Gesù Cristo senza mezze misure. Egli è stato un Papa straordinario in un momento molto difficile per il mondo e per i cattolici. Ha saputo esprimere ciò che la Chiesa pensava".

Iraq. "Un modello per tutti noi, cattolici e non cattolici, da stimare ancora di più per questo gesto di umiltà", è il commento di Louis Raphael I Sako, neo patriarca caldeo d’Iraq. "Il Papa – afferma – ha mostrato tutta la sua grandezza al mondo compiendo un passo che tutti noi dobbiamo imitare quando il fisico e lo spirito impediscono di continuare. Ha compiuto una scelta che tutta la storia ricorderà, a partire da noi uomini del clero e della Chiesa. Troppe volte non vogliamo lasciare la sede anche quando non possiamo compiere il nostro dovere. Il Pontefice ha ricordato una volta di più che la sede è fatta per servire, non per essere serviti".

(20 febbraio 2013)