CON IL MOTU PROPRIO

Sulla via del Conclave

Previste variazioni alle norme relative all’elezione. Il ruolo del Collegio dei cardinali. Il 1° marzo le Congregazioni generali. Ora è possibile l’anticipo del Conclave. Al nuovo Pontefice gli atti della Commissione d’indagine cardinalizia

Il Collegio dei cardinali, se sono tutti presenti, può anticipare la data d’inizio del Conclave rispetto ai 15 giorni dall’avvio della sede vacante. Inoltre ha la "facoltà" di protrarre la data d’inizio sino al ventesimo giorno, qualora se ne ravvisi la necessità. È la modifica più significativa contenuta nel Motu Proprio "Normas nonnullas", che prevede variazioni delle norme relative all’elezione del Romano Pontefice, diffuso oggi. Ad illustrarne le modifiche è stato, nel briefing odierno, monsignor. Pierluigi Celata, vicecamerlengo. La modifica in questione, stabilita da Benedetto XVI, è relativa al n. 35 della Costituzione apostolica "Universi Dominici Gregis", emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, che viene riformulato come segue: "Ordino che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinale elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione". La data del Motu Proprio di oggi porta la stessa data della "Universi Dominici Gregis": 22 febbraio.

Nessun escluso. "Nessun cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto", è la prima delle norme che vengono modificate dal Motu Proprio, che riformula il n. 35 della "Universi Dominici Gregis" e, in generale, vuole "assicurare il migliore svolgimento di quanto attiene" all’elezione del nuovo Papa, garantendo "una più certa interpretazione e attuazione di alcune disposizioni". Rispondendo alle domande dei giornalisti, mons. Celata ha puntualizzato che un cardinale elettore ha la "libertà" di non partecipare, ma in tal caso "si autoesclude" dal Conclave: "Chi all’inizio si è autoescluso – ha detto – non ha diritto di entrare. Se invece sta male e poi si sente meglio, ha diritto di entrare, e si inserisce nello stato in cui si trova l’elezione", che naturalmente non ricomincia da capo. Per quanto riguarda le modalità concrete dell’elezione del nuovo Papa, le norme di oggi fanno seguito all’unica modifica, finora, decisa da Benedetto XVI nei confronti della Costituzione del suo predecessore: l’introduzione, nell’eventuale ballottaggio tra i due candidati più votati, della maggioranza qualificata dei due terzi, necessaria per un’elezione valida, e non più della maggioranza assoluta (50% + 1).

I voti necessari e la scomunica. Un altro punto che, per mons. Celata, si poteva "prestare a interpretazioni non univoche, ed essere fonte di qualche confusione", è il terzo comma del n. 62 della "Universi Dominici Gregis", in cui si legge che per la valida elezione del Pontefice servono i due terzi dei suffragi, che diventano "un suffragio in più" nel caso in cui il numero dei cardinali presenti non possa essere diviso in tre parti uguali. Benedetto XVI ha modificato questo punto stabilendo che per l’elezione valida del nuovo Papa "si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti". Altra questione su cui il Papa "ha voluto fare chiarezza, indicando subito la pena", è quella del "rigoroso segreto" a cui sono tenuti "coloro che prestano la loro opera di servizio per le incombenze inerenti all’elezione": "Se una qualsiasi infrazione a questa norma venisse compiuta – si legge nel n. 55 del Motu Proprio – gli autori di essa incorreranno nella pena della scomunica latae sententiae". "L’unica pena prevista è la scomunica", ha sottolineato mons. Celata, precisando che tale pena non concerne i cardinali, perché "il Papa ha fiducia in loro" e nel caso si regolerà "graviter onerata coscientia", cioè stabilendo "gravi pene" a suo insindacabile giudizio.

Il 1° marzo le Congregazioni generali. Il 1° marzo, ha detto mons. Celata rispondendo alle domande dei giornalisti, cominceranno le Congregazioni generali dei cardinali, i quali avranno la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave. Il giorno stesso dell’inizio del Conclave, tutti i cardinali "converranno nella basilica di San Pietro in Vaticano – come si legge al n. 49 del Motu Proprio – per prender parte a una solenne concelebrazione eucaristica con la Messa votiva pro eligendo Papa", ha annunciato mons. Celata. Tra i "piccoli ritocchi" del Motu Proprio, ce n’è anche uno che riguarda il n. 43 della "Universi Dominici Gregis", in cui Giovanni Paolo II aveva disposto che i cardinali elettori non venissero avvicinati da nessuno "mentre saranno trasportati dalla Domus Sanctae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano". Visto che molti cardinali scelgono di recarsi a piedi ai luoghi delle Congregazioni generali e del Conclave, il testo del Motu Proprio di Benedetto XVI raccomanda che "non siano avvicinati da nessuno nel percorso dalla Domus Sactae Marthae al Palazzo Apostolico Vaticano".
Al nuovo Papa gli atti dell’indagine della Commissione cardinalizia

Benedetto XVI ha ricevuto in udienza questa mattina i cardinali Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi, della Commissione cardinalizia d’indagine sulla fuga di notizie riservate, accompagnati dal segretario, padre Luigi Martignani. A darne notizia è la sala stampa della Santa Sede, con un comunicato in cui informa che, "a conclusione dell’incarico, Sua Santità ha voluto ringraziarli per il proficuo lavoro svolto, esprimendo soddisfazione per gli esiti dell’indagine". Quest’ultima, si ricorda infatti nella nota, "ha consentito di rilevare, accanto a limiti e imperfezioni propri della componente umana di ogni istituzione, la generosità, rettitudine e dedizione di quanti lavorano nella Santa Sede a servizio della missione affidata da Cristo al Romano Pontefice". "Il Santo Padre – la conclusione del comunicato della sala stampa vaticana – ha deciso che gli atti dell’indagine, del cui contenuto solo Sua Santità è a conoscenza, rimangano a disposizione unicamente del nuovo Pontefice". "Con questo atto si è chiuso il mandato della Commissione cardinalizia". A puntualizzarlo è stato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, rispondendo nel briefing di oggi alle domande dei giornalisti. "Il Papa ha ringraziato i tre cardinali e ha stabilito che il rapporto è a disposizione del suo successore", ha commentato il portavoce vaticano, ricordando che solo Benedetto XVI è informato del contenuto di tale rapporto. A una domanda sulla possibilità che, anche se da oggi la Commissione cardinalizia è sciolta, i suoi componenti possano comunque informare il Collegio cardinalizio, padre Lombardi ha risposto: "I cardinali si confidano tra di loro, si aiutano ad apprendere le questioni, ad approfondirle. Sapranno in che misura si possono e si debbono dare elementi utili per una valutazione delle situazioni e per la ricerca del successore di Pietro, senza bisogno di mettere a disposizione il testo di un documento specifico, che come tale rimane a disposizione del successore di Benedetto XVI".

(25 febbraio 2013)