SEDE VACANTE

Il Conclave nella storia

Gli inizi, i Papi del Novecento e la legislazione in vigore

I Conclavi, in particolare quelli a partire dal 1900, sono stati al centro del briefing del 20 febbraio con i giornalisti, nella Sala Stampa della Santa Sede, tenuto dal viceprefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana, Ambrogio Piazzoni. Il briefing si è snodato attraverso un affascinante excursus storico, con l’analisi di documenti che ancora oggi, a distanza di secoli, sono delle pietre miliari per l’elezione del Pontefice. Quello che eleggerà il nuovo Papa sarà il 75° Conclave della storia della Chiesa, che nel primo millennio sceglieva il successore di Pietro tramite una "conta" tra il popolo di Roma, che eleggeva il proprio vescovo.

Il primo Conclave della storia. Nel 1059, il decreto di Niccolò II limita il corpo elettorale solo ai cardinali, in quanto rappresentanti della Chiesa di Roma. Con un altro decreto di Alessandro III, nel 1179, viene fissata la maggioranza dei due terzi dei voti per una valida elezione. Per evitare il prolungarsi del periodo di Sede Vacante, nel 1274 Gregorio X istituisce il Conclave come momento dell’elezione del Pontefice. Il primo Conclave della storia è quello di Arezzo nel 1276 con l’elezione di Innocenzo V. Nel 1621, viene introdotto da Gregorio XV l’obbligo del voto segreto e scritto.

Il Novecento. Il primo Conclave del ‘900 è stato quello del 1903 con l’elezione di Pio X, che introduce una novità: l’obbligo di conservare in archivio la documentazione, a disposizione soltanto del Santo Padre, sul Conclave e sui vari scrutini. Nel 1914 viene eletto, alla decima votazione, Benedetto XV: "Fu l’unica volta in cui si procedette alla verifica delle schede – ha fatto notare Piazzoni – perché il numero di voti che aveva raggiunto Papa Benedetto XV era esattamente quello dei due terzi dei partecipanti e siccome era ritenuto invalido il voto dato da un cardinale a se stesso, si doveva controllare che Benedetto XV non avesse votato se stesso". Nel 1922, Pio XI decide di estendere da 10 a 15 giorni il periodo di attesa dei cardinali non presenti a Roma per dare la possibilità anche ai porporati più lontani di partecipare al Conclave. Nel 1939 il Conclave vede la presenza, per la prima volta dopo molti secoli, di tutti i cardinali, che erano sessantadue: in due giorni e in tre votazioni venne eletto Eugenio Pacelli, Papa Pio XII. Dopo la guerra, nel 1945, viene promulgata da Pio XII la Costituzione “Vacantis Apostolicae Sedis” che presenta alcune novità: "Ai due terzi dei voti previsti per l’elezione valida, venne aggiunto – per prudenza, dice la Costituzione – un voto: quindi divenne due terzi più uno. Questo significava che non sarebbe stato più necessario alcun controllo di schede, perché se anche uno avesse votato se stesso, sarebbe stato quel voto in più. Altra cosa molto importante fu che – dal momento dell’inizio della Sede vacante tutti i cardinali cessano dal loro incarico, salvo tre: il Camerlengo, il Penitenzieri e il vicario di Roma. Nel 1958, viene eletto Giovanni XXIII che, con il Motu proprio “Summi Pontificis electio”, prevede tra l’altro la possibilità di conservare anche appunti e note dei cardinali. Nella stufa vengono bruciate solo le schede. Nel 1970, un altro importante documento: “Ingravescentem Aetatem”, il Motu proprio con cui Paolo VI stabilì che in Conclave i cardinali potevano essere elettori soltanto fino al compimento dell’ottantesimo anno di età.

La legislazione in vigore. Nel 1978 muore Paolo VI. Il Conclave fu un molto numeroso, con 111 cardinali e tre assenti. Alla quarta votazione venne eletto Albino Luciani, Giovanni Paolo I, il quale morì soltanto 33 giorni più tardi e ovviamente non fece in tempo a fare nessuna legislazione relativa al Conclave. Secondo Conclave del 1978: all’ottava votazione venne eletto Karol Wojtyla, che nel 1996 emanò la Costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis”, in vigore ancora oggi. Diverse le novità: per la prima volta viene fissato il luogo in cui si tiene il conclave, la Cappella Sistina, e si stabilisce anche il posto in cui i cardinali devono risiedere, la casa "Santa Marta". Dal punto di vista delle procedure, vengono soppressi i due modi di elezione, oltre alla maggioranza dei due terzi tramite il voto a scrutinio segreto: per ispirazione, o acclamazione, e per compromesso. Nel 2005, muore Giovanni Paolo II e viene eletto Benedetto XVI, il quale nel 2007 cambia la Costituzione del suo predecessore soltanto su un punto specifico – il numero 75 – con un Motu proprio in cui lascia, dopo i famosi 34 scrutini, la facoltà di decidere un altro tipo di votazione: il ballottaggio tra i due cardinali che hanno ricevuto il maggior numero di voti nella precedente elezione. Non basterà, però, la maggioranza assoluta (cinquanta per cento più uno), ma occorreranno, in ogni caso, i due terzi dei voti, cioè la maggioranza qualificata. Il 22 febbraio scorso, nello stesso giorno – la festa della Cattedra di Pietro – in cui il suo predecessore emanò la Costituzione apostolica ancora oggi in vigore, Benedetto XVI ha emanato il Motu Proprio "Normas Nonnullas", che prevede alcune variazioni alla Costituzione, tra le quali la possibilità per i cardinali di anticipare la data d’inizio del Conclave rispetto ai 15 giorni dall’inizio della Sede Vacante e l’indicazione che per l’elezione valida del nuovo Papa "si richiedono almeno i due terzi dei suffragi, computati sulla base degli elettori presenti e votanti".

(07 marzo 2013)