VOCE ARGENTINA

“Lui è un uomo di gesti”

Da religioso gesuita, formato nel binomio “contemplazione e azione”, saprà stimolare nel laicato la missione di far penetrare negli interstizi della vita sociale e culturale i valori e le ricchezze dello spirito

Ho avuto modo di conoscere e stimare, anche se non proprio personalmente, l’uomo e il pastore Jorge Mario Bergoglio. Ma un giornalista, lo si sa, correda sempre il suo punto di vista con numerosi off the record che dicono della persona.
Intanto la sua sincera austerità. L’andare in giro senza auto, usando il bus o la metro, parlando con la gente, sedendosi sulla poltroncina del barbiere scambiando quattro chiacchiere su San Lorenzo, la squadra del cuore, parlano di un uomo abituato alle cose semplici, ad aprire il portone dell’arcivescovado per ricevere i partecipanti ad una riunione (suo commento scherzoso: che altro deve fare un cardinale se non aprire porte?), ad usare un clergymen un po’ vecchiotto. Tutto ciò fa di lui una persona vicina al sentire della gente, alle questioni della vita quotidiana. Scopriremo tutti questa dimensione nel linguaggio che userà per comunicare.
Credo che il primo Papa latinoamericano della storia, rappresenterà degnamente questi popoli caratterizzati da una spiccata sensibilità per la socialità. La questione sociale, la povertà, la miseria, le disuguaglianze, sono una realtà che è stata sempre presente nei suoi interventi e, soprattutto, nei suoi gesti.
Infatti, Papa Francesco è un uomo di gesti più che di parole, di azione più che un intellettuale. Ha formato ed appoggiato la presenza di sacerdoti nelle villas miserias (baraccopoli) che esistono a Buenos Aires. È sceso in campo a fianco di ong che lavorano contro il lavoro in schiavitù o il traffico di donne con fini sessuali, con coraggio e determinazione.

Siamo in una fase storica in cui la questione sociale, che un tempo è stato un tema tipico dei Paesi del Terzo mondo, si ripropone oggi anche nei Paesi del Nord del mondo. Per questo credo vada posta in risalto questa specifica sensibilità del nuovo Papa nel trasformare il tema dell’ingiustizia e le sperequazioni come un nodo centrale di tutti i popoli. Anche qui, il nome Francesco ci associa alla pace come nome nuovo del progresso, come diceva Paolo VI, ma anche della convivenza pacifica.
Mi pare che, da abile tessitore di strategie qual è, il Papa saprà intervenire nel rinnovamento della Curia, aspetto ormai noto e segnalato come una necessità da più parti, anche autorevoli, della stessa Chiesa, per ricomporne il "volto sfigurato".
Credo che non gli mancheranno né fermezza né autorità. È un uomo capace di dedicarsi totalmente al servizio del prossimo, lo ha fatto instancabilmente nella complessa diocesi di Buenos Aires, seguendo con paterna sollecitudine la cura dei sacerdoti a lui affidati. Mi pare che in questo senso, il nome Francesco fa appello al santo di Assisi chiamato a ricostruire la Chiesa. Un compito improbo e logorante, al quale può dedicarsi solo chi, come Francesco, saprà donarsi totalmente al servizio del Signore. E Bergoglio ha questa caratteristica.
Credo inoltre che la sua esperienza pastorale unita alla sua fedeltà alla dottrina, gli danno gli strumenti e la sapienza necessaria per coniugare le sfide della modernità con le esigenze di questi tempi. Tra queste, la necessità di armonizzare la dimensione spirituale con le questioni secolari, senza cadere cioè nel secolarismo, ma nemmeno rifugiarsi nello spiritualismo. Bergoglio, da religioso gesuita formato nel binomio "contemplazione ed azione", credo che saprà stimolare nel laicato la missione di far penetrare negli interstizi della vita sociale e culturale i valori e le ricchezze dello spirito.

Nelle parole pronunciate ieri, a braccio, dal balcone di San Pietro, credo si possa cogliere un’importante sfumatura ecumenica. Ha letteralmente insistito nel presentarsi come vescovo di Roma, che presiede ma "nella carità" tutte le altre Chiese, anziché far leva sul suo essere Papa. Credo che i leader delle altre denominazioni cristiane avranno apprezzato questo gesto, proprio di una persona che non ha l’abitudine di lasciar niente al caso.
Avranno apprezzato questa sfumatura ecumenica in un momento così eminentemente cattolico come l’elezione del Papa. E’ un vescovo aperto al dialogo interreligioso, ne dà testimonianza l’amicizia personale con figure della comunità ebraica, ha scritto un libro insieme al rabbino Abraham Skorka, rettore del seminario rabbinico di Buenos Aires. Anche questa dimensione sarà importante per il nuovo Papa, in un momento in cui è importante lanciare ponti di dialogo con le altri religioni con le quali bisogna rispondere, assieme, alle sfide del mondo attuale.
Credo che questo papa argentino ci riserverà nuove sorprese.

Alberto Barlocci – direttore rivista "Ciudad Nueva" (Argentina)

(14 marzo 2013)