QUI BUENOS AIRES/3

Ci sorprenderà ancora

“L’arcivescovo Bergoglio non ha mai celebrato la messa del Giovedì Santo in cattedrale. Mai. È sempre andato a celebrare in carcere o in ospedale”. È La testimonianza di padre J.Klajner parroco della “Madre de Dios” a Buenos Aires

Quarantamila oggi i fedeli presenti sulla Plaza de Mayo per accompagnare papa Francesco nel cammino del suo Pontificato. Una giornata storica per l’Argentina. Una festa del cuore che però non è stata vissuta solo a Buenos Aires. In tutte le diocesi dell’Argentina, il popolo di Bergoglio si è ritrovato in preghiera per rendere grazie a Dio e sostenere con la preghiera papa Francesco. Da Rosario, dove l’arcivescovo José Luis Mollaghan, ha celebrato una messa nella cattedrale. A Catamarca, Nueve de Julio, fino a Gualeguaychú. Sulla plaza de Mayo, padre Javier Klajner, parroco della "Madre de Dios" a Buenos Aires, è il responsabile dell’organizzazione della festa che si è svolta questa notte in piazza.

Che cosa le ha lasciato questa notte di preghiera e festa per Papa Francesco?
"È stata una esperienza bellissima. Non ho parole per descrivere con le parole quello che è successo qui oggi. È stata una festa del cuore per Papa Francesco, con musica, preghiere, con testimonianze e con un rapporto fortissimo con la Chiesa di Roma".

Vi aspettavate la telefonata del Papa?
"Un pochino sì. È stato commovente sentire le parole del Papa qui sulla Plaza de Mayo. Ho avuto come l’impressione che Papa Bergoglio era sempre lo stesso, era qui tra noi: era padre Jorge e al tempo stesso padre Francesco".

Quale messaggio hanno dato oggi gli abitanti di Buenos Aires al mondo intero che li stava guardando?
"Hanno dato un messaggio di comunione, di fraternità, di gioia, di testimonianza giovane, di una fede viva. La Chiesa di Buenos Aires è una chiesa dalla fede viva. Ed è proprio quello che si è visto oggi".

Sentirete la mancanza di padre Jorge?
"Sì e no. Sì perché in qualche modo divenendo Papa della Chiesa universale, l’Argentina e la città di Buenos Aires l’hanno perso. No, perché Papa Francesco è un dono per la Chiesa universale. Un dono di semplicità, di sobrietà. Un uomo di comunione, di servizio, dal cuore generoso e aperto".

Come ne uscirà la Chiesa argentina da questi giorni così speciali di comunione con il Papa?
"Sicuramente più ricca perché la fede si fortifica donandola e vivendola. Noi in questi giorni l’abbiamo donata e vissuta. Ed è proprio quello che il cardinale Bergoglio ci ha lasciato con il suo esempio e il suo insegnamento: vivere il Vangelo nel quotidiano".

Come avete organizzato questo evento?
"In pochissimo tempo. L’abbiamo organizzato in quattro giorni ed è stato frutto della collaborazione della vicaria della gioventù, dell’educazione e della pastorale. Abbiamo messo in atto un programma al quale hanno partecipato molte persone e gruppi associativi e musicali. Tutti hanno accettato con generosità che è la risposta nostra alla generosità di padre Jorge, ora Papa Francesco".

Segno di un Papa molto amato…
"Sì, padre Jorge Bergoglio era un cardinale molto amato, molto prossimo alla gente. Un padre, un servitore e un vescovo. Quando oggi ha fatto riferimento al passo del vangelo di Matteo e all’amore per i poveri, non erano parole. Era vita, la sua vita. Credo che nella Settimana Santa ci sorprenderà. L’arcivescovo Bergoglio non ha mai celebrato la messa del Giovedì Santo in cattedrale. Mai. È sempre andato a celebrare la messa in carcere con i detenuti o in ospedale con i malati. Questo atteggiamento di "parroco" lo sta già dimostrando a Roma, andando a salutare personalmente i parrocchiani della Chiesa di Santa Marta È una sua consuetudine, quella di salutare i fedeli fuori dalla porta della Chiesa dopo la Messa".

Che cosa porterà Papa Francesco a Roma?
"La testimonianza viva del Vangelo. Essere testimoni credibili di quello che crediamo".

da una delle nostre inviate a Buenos Aires, Maria Chiara Biagioni

(19 marzo 2013)