UNO DI NOI
Le voci dei responsabili nazionali dell’iniziativa a difesa della vita
Largo alla fantasia. La mobilitazione avviata in Europa attorno all’iniziativa dei cittadini denominata “One of us” (Uno di noi) inventa forme diverse e spesso originali per raccogliere firme in calce alla proposta per la tutela dell’embrione umano in tutte le politiche di pertinenza dell’Unione europea. Non c’è Paese aderente all’Ue che non abbia sperimentato – o che stia per vedere – una manifestazione pubblica, un evento culturale, una presenza sui media, un incontro fra giovani, una festa, per rilanciare il messaggio fondamentale: raggiungere un milione di firme di almeno 7 Stati aderenti per ufficializzare alla Commissione Ue la richiesta di uno o più atti giuridici intesi a difendere la vita fin dal suo concepimento.
On line e nelle piazze. L’Iniziativa dei cittadini è uno strumento di partecipazione diretta volto a domandare alla Commissione una iniziativa legislativa nelle sfere di competenza comunitarie. L’Iniziativa compie un anno (è stata infatti avviata il 1° aprile 2012): tra le prime iniziative depositate figura appunto quella denominata “One of us” (www.oneofus.eu), sostenuta da decine di movimenti pro-life diffusi in tutto il continente. Sulla base della definizione di embrione come l'”inizio dello sviluppo dell’essere umano”, contenuta in una sentenza della Corte di giustizia Ue, “Uno di noi” chiede all’Unione “di porre fine al finanziamento di attività che presuppongono la distruzione di embrioni umani, in particolare nei settori della ricerca, dello sviluppo e della salute pubblica”. Anne Fleck è la responsabile nazionale austriaca di “Uno di noi” e spiega: “Stiamo cercando modalità efficaci per raccogliere le firme, ma non è semplice. È arduo, ad esempio, avere spazio sulla stampa laica. Comunque, pur avendo iniziato di recente la raccolta delle sottoscrizioni, siamo arrivati a quota 4mila mediante internet e a 700 su carta con banchetti nelle piazze”. “Abbiamo anche avviato una campagna su Facebook per raggiungere un numero ampio di persone” che utilizza i social network.
Bulgaria, Francia, Belgio… In Bulgaria il responsabile della campagna è Ivaylo Tinchev: “Da noi finora non erano attivi forti movimenti pro-life – afferma -. Ci siamo organizzati per raccogliere le firme, cercando di fare breccia sui media. Ad aprile avvieremo anche alcune iniziative” sul territorio, e inoltre “intendiamo creare una rete di gruppi impegnati per Uno di noi presenti almeno nelle principali città del Paese”. La preoccupazione dei responsabili nazionali è anche di “allargare il campo delle collaborazioni, evitando di rinchiudere l’iniziativa in una sfera confessionale”. In Francia la situazione è ancora differente, anche perché proprio in questi giorni al Parlamento giunge una proposta legislativa che vorrebbe consentire la ricerca sulle cellule staminali embrionali e sull’embrione. “Ci siamo mobilitati solo a marzo nel mio Paese” per l’iniziativa “Uno di noi”, afferma Caroline Roux, responsabile per la Francia, “anche perché dovevamo affrontare altre tematiche urgenti, fra cui l’iter della legge Taubira” sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, per la quale si è tenuta il 24 marzo a Parigi l’ennesima e partecipatissima manifestazione popolare. “Ma d’ora in avanti ci concentreremo sulla raccolta di firme. Per ora ne abbiamo ottenute 4mila, in pochi giorni”. Roux ha partecipato nei giorni scorsi – con gli altri coordinatori nazionali della campagna – alla “Settimana per la vita” svoltasi a Bruxelles, e ora, tornata a casa, rilancia l’impegno locale. Lo stesso vale per Matthieu Bruynseels, capofila per il Belgio: “La raccolta firme procede, anche se per noi l’impegno si complica, dovendo tradurre tutto il materiale e anche il sito internet in francese e in fiammingo. Stiamo inoltre cercando di avviare – spiega – una collaborazione con le università cattoliche del Paese, così da avere materiali di qualità a sostegno dell’iniziativa”. A Bruxelles il 24 marzo si è svolta una “Marcia per la vita”.
Dalla Germania alla Lituania. Il tedesco Manfred Libner afferma: “Per ora siamo a 10mila firma, 7mila delle quali on line. Abbiamo l’impressione che la gente ne voglia sapere di più, voglia conoscere gli elementi fondamentali dell’iniziativa dei cittadini”. In Irlanda la legislazione vieta l’interruzione di gravidanza: John Brown, responsabile nazionale, lo ricorda e sostiene che “avvertiamo pressioni internazionali affinché anche da noi passi una legge abortista. Ma chiediamo al nostro governo di resistere. Vogliamo mantenere il nostro atteggiamento pro-life”. Dalla Lituania Vytautas Kersanskas chiarisce che le sottoscrizioni hanno raggiunto quota 6mila su carta e 700 on line: nel Paese baltico si preferisce una mobilitazione nelle piazze. “All’inizio ci sono stati dei problemi tecnici per il deposito delle firme mediante il sito internet”; problemi che denunciano anche i responsabili di altri Stati. “Ora però la questione è superata. La Conferenza episcopale ci appoggia e ci permette di raccogliere le firme anche nelle chiese”.
(29 marzo 2013)