VERSO IL 10 MAGGIO

”Sprovincializzarsi per apprezzare la scuola paritaria”

Con monsignor Gianni Ambrosio analizziamo le sollecitazioni contenute nella prolusione del cardinale Bagnasco al Consiglio permanente

"Se uno Stato dimentica l’importanza decisiva della scuola, rischia di non preparare il futuro della stessa società". Parte da questa affermazione monsignor Gianni Ambrosio, presidente della Commissione episcopale per l’educazione, la scuola e l’università, nella sua analisi sui passaggi della prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente, dedicati alla questione dell’educazione. Inevitabile anche un approfondimento sull’appuntamento del 10 maggio con il Papa, che chiama a raccolta tutti coloro che vogliono prendersi "cura" dell’educazione. Credenti e non credenti.  Il compito educativo è una "missione chiave", ha detto il cardinale Bagnasco nella prolusione, citando l’Evangelii Gaudium…"Si tratta di un’affermazione che rientra negli Orientamenti pastorali dedicati dalla Chiesa italiana al tema dell’educazione. Alla luce di ciò che ci dice Papa Francesco, in modo molto preciso, nell’Evangelii Gaudium, la buona notizia passa anche attraverso l’educazione, la passione educativa, il rispetto della scuola. L’intento dei vescovi italiani, come fanno da tempo, è sostenere la scuola, valorizzare questo momento così importante per la vita dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, eppure tante volte disertato, trascurato. Ciò significa anche valorizzare la figura dei docenti: rispettando le famiglie, che vanno convolte nel processo educativo, e tenendo conto anche delle difficoltà economiche in cui molte scuole si trovano e che devono essere affrontate". Il cardinale Bagnasco è tornato a denunciare la "grave discriminazione" in materia di libertà educativa, che viene enunciata in maniera teorica ma poi negata nei fatti. "C’è una miopia ideologica rispetto alla realtà, che non arriva a comprendere come per ogni scuola paritaria che viene chiusa, per motivi fondamentalmente di carattere economico, il sistema scolastico complessivo viene ad essere ulteriormente impoverito. Dati alla mano, se le scuole paritarie sono circa il 24% delle scuole italiane, ciò che per esse viene stanziato è l’1%. Ogni studente in media costa 7mila euro allo Stato, ogni alunno delle scuole paritarie ne viene a costare 500: se questi ultimi vanno nelle scuole statali, lo Stato è costretto a sborsare più soldi, in una situazione generale già di grande difficoltà". Perché in Italia non riesce a passare il concetto – sancito dalla legge 62/2000 – che la scuola pubblica non si identifica solo con la scuola statale?"Ci sono ragioni di tipo storico e ideologico che hanno impedito uno sguardo limpido e realistico e ci impediscono oggi di collocarci all’interno del sistema europeo, in cui le scuole paritarie sono accolte, riconosciute, valorizzate, stimate e apprezzate. Tutto ciò ci allontana dall’Europa: dovrebbe essere motivo serio di una considerazione più attenta anche da parte di quelle forze politiche che hanno puntato tutto sulla gestione delle scuole statali, in maniera anche un po’ ideologica. Ci vorrebbe maggiore attenzione a alla realtà, al vissuto della gente: per le famiglie la libertà educativa è fondamentale, viene riconosciuta anche all’interno della società europea, oltre che nella nostra Costituzione. Da una parte l’aggravio per il bilancio dello Stato, dall’altra la non partecipazione al modello europeo dovrebbero costringerci a superare vecchi steccati ideologici che non rispondono alla cultura odierna: se ci si chiude in se stessi, si rischia di essere tagliati fuori. Tutti noi, da prospettive diverse, dobbiamo agire e operare perché il sistema-Italia funzioni meglio e il sistema scolastico italiano possa dare una buona preparazione ai ragazzi". La Chiesa ha "nel Dna" la missione educativa: è questo il punto di partenza per l’appuntamento del 10 maggio?"La Chiesa italiana ha preso questo impegno sul serio fin dalle origini, a partire dallo stretto legame che c’è tra evangelizzazione ed educazione: ogni settore della pastorale ha immediatamente un risvolto educativo. L’appuntamento del 10 maggio con il Papa nasce perché la scuola non sia solamente intesa come luogo di apprendimento di conoscenze, o del ‘saper fare’, ma anche come luogo di formazione dell’animo umano, intellettuale, culturale. L’obiettivo della scuola è aiutare i giovani a sapersi inserire nel mondo con uno sguardo intelligente e critico sulla situazione complessa in cui si vive. Con tutte le caratteristiche tipiche dell’educazione svolta in ambito scolastico, che non ignora la formazione di base garantita dalle famiglie e il sistema socio-culturale. Se la scuola non fosse in grado di favorire il dialogo tra la scuola, la famiglia e i mass media, sarebbe una monade". La Chiesa ha a cuore tutta la scuola, e invita tutti a prendersene cura, credenti e non credenti: come possono questi ultimi, in particolare, far comprendere meglio all’opinione pubblica che è sulla scuola che si gioca la partita del futuro per i giovani, le famiglie e la società? "Nel contesto in cui viviamo, lo sguardo limitato, provinciale, è uno sguardo perdente. Dobbiamo uscire dagli steccati che ci limitano, perché non è possibile ignorare la questione dell’educazione nel dibattito pubblico. Bisogna ‘sprovincializzarsi’ per essere cittadini del mondo: sapendo, però, che lo si diventa partendo da una determinata realtà che è quella italiana. Bisogna essere ben introdotti in quelle che sono le coordinate tipiche del nostro Paese, che affonda le sue radici nell’identità cristiana, per essere in grado di diventare cittadini nella scena pubblica europea e mondiale". M. Michela Nicolais (30 gennaio 2014)