editoriale" "
Ai giovani il compito ” “di costruire la "civiltà ” “dell’amore" in una società sempre ” “più secolarizzata” “” “” “
Il mondo è cambiato assai rapidamente e sta cambiando ogni giorno. Il Novecento si è aperto sotto la spinta del futurismo, con una triplice deificazione della velocità, della scienza e della violenza. Si è chiuso dopo tanti drammi legati alla negazione di Dio e della persona umana creata a sua immagine: dall’inutile strage della prima guerra mondiale alla Shoah, dalle ideologie totalitarie portatrici di una volontà di rifare l’uomo alle nuove sfide delle manipolazioni genetiche precisamente preparate da questi regimi. Come la velocità ha invaso il mondo contemporaneo, dopo tanti secoli “lunghi”, caratterizzati dal “tempo immobile” come lo chiamano gli storici dell’età moderna e medioevale, così la storia si è accelerata.
Le nuove generazioni non sono più di fronte alle ideologie come al tempo del nazismo e del comunismo ma a problemi più difficili da identificare, da controllare, da combattere, perché è difficile tracciare il limite tra il bene e il male, tra l’accettabile e il rifiuto assoluto. Tali problemi, che sono delle vere sfide, possono essere definiti in tre temi ma tutti rimandano alla questione fondamentale del posto della persona nella società.
Un primo è problema è il mercato che tende a prendere il posto di tutti i valori: la persona viene chiusa tra il regno del denaro e l’accentuazione delle disuguaglianze sociali all’interno delle nazioni e tra le nazioni. La globalizzazione si sviluppa sempre più velocemente ma senza controllo da parte di nessun governo. Si impone a tutti. Sembra voler stritolare le società al suo passaggio, di fronte al quale i governi appaiono incapaci di imporre una volontà politica.
Un secondo problema essenziale è quello della crescita dell’individualismo. Le società europee hanno perduto il senso della comunità, i corpi intermedi, famiglia, parrocchia, comunità locali, associazioni, sono in difficoltà. La società odierna non è più una società organicamente organizzata, dove ogni persona si inserisce in una rete di socializzazione. L’individuo invece è solitario in un sistema anonimo, freddo, dominato dalla televisione e dai nuovi mezzi di comunicazione che attraverso una falsa comunicazione accentua l’isolamento personale. I ritmi collettivi, i riti sociali, le feste che aggregano la comunità non possono essere sostituiti dalle partite di calcio che diffondono una falso calore collettivo né dalle nuove feste neopagane come Halloween.
Una terza difficoltà viene dalla scienza che ha realizzato dei progressi enormi con il rischio di lasciarsi venire le vertigini. Lo scienziato che vorrebbe prendere il posto di Dio non è più un mito da fumetti. Le manipolazioni genetiche, le scoperte nel campo della biologia, creano le condizioni di un nuovo rapporto inedito tra l’uomo e la Creazione ma anche tra il forte e il debole, tra il ricco e il povero.
La Chiesa si è provvidenzialmente preparata ad affrontare i cambiamenti del mondo attraverso il Concilio Vaticano II che ha aperto la strada ad una nuova comprensione del mondo. Ha dato alla comunità ecclesiale i mezzi necessari per far fronte al passaggio da una società tradizionale, con una religiosità istituzionale, verso una società secolarizzata, “uscita da Dio” secondo l’espressione di Emile Poulat, multiculturale e plurireligiosa. Nel dare il primato alla parola di Dio e la parola alle iniziative dei laici, il Concilio ha aiutato diverse generazioni di giovani ad integrarsi nelle realtà ecclesiali. La loro presenza è a volte meno visibile nelle parrocchie la domenica ma si esprime nei movimenti e con iniziative forti come le Giornate mondiali della Gioventù.
Ciò rivela la straordinaria capacità di adattamento della Chiesa al mondo che è il suo dopo 2000 anni, di far nascere nel suo seno nuovi carismi, in un movimento continuo di cambiamento ma senza nascondere le difficoltà che conoscono le giovani generazioni di cristiani per ricevere, in una società sempre più secolarizzata, l’eredità del Vangelo trasmesso attraverso i secoli, per costruire la “civiltà dell’amore e della verità”. Non a caso, Giovanni Paolo II ha voluto ricordare queste contraddizioni quando ha scelto come tema della prossima Giornata mondiale della Gioventù di Toronto la parola trasmessa da Matteo, “Voi siete il sale della terra…Voi siete la luce del mondo”.