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Europa chiama Africa, Africa chiama Europa. Dal 10 al 13 novembre si terrà a Roma un simposio dei vescovi africani ed europei sui temi della comunione e della solidarietà (old.agensir.it). Ecco una scheda dei rapporti tra i due continenti, un impegno riproposto anche nel Trattato costituzionale.
L'”AZIONE ESTERNA” DELL’UNIONE EUROPEA. I principali capitoli dell’azione esterna comunitaria verso l’Africa sono: la politica estera e di sicurezza comune; il commercio estero; la politica di cooperazione; gli aiuti umanitari. Tra gli obiettivi che l’Ue si propone guardando a questi Paesi in via di sviluppo (Pvs) vanno ricordati il consolidamento della democrazia, la difesa dei diritti umani, la crescita socio-economica. Nel presentare il programma della presidenza semestrale del Consiglio Ue, il premier olandese JAN PETER BALKENENDE, nel mese di luglio spiegava: “Tenuto conto della stagnazione, se non addirittura dei passi indietro dello sviluppo in una gran parte dell’Africa, la lotta contro la povertà e l’Aids, la promozione della crescita economica e un contributo alla pace e alla sicurezza in questo continente richiedono una assoluta priorità”.
DA LOMÉ A COTONOU… Ma a quando risale l’attenzione comunitaria verso l’Africa? “Le relazioni fra l’Europa e l’Africa subsahariana sono fra le più antiche: già il trattato di Roma nel 1957 faceva delle ex-colonie e territori d’oltremare di taluni Stati membri degli associati”. PASCAL FONTAINE, storico dell’Università di Liegi (Belgio), spiega che “il processo di decolonizzazione avviato negli anni Sessanta ha trasformato tale legame in un’associazione di tipo diverso, fra Paesi sovrani. L’accordo di Cotonou (capitale del Benin) dove fu concluso nel giugno 2000, segna l’inizio di una nuova fase della politica di sviluppo dell’Ue”. L’accordo, che sostituisce i precedenti siglati a Lomé, nel Togo, sin dagli anni ’70, “lega l’Unione europea ai Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico”, noti come Acp. L’obiettivo principale è quello di “promuovere e accelerare lo sviluppo economico, culturale e sociale degli Stati Acp e approfondire e diversificare le loro relazioni in uno spirito d’intesa reciproca e di solidarietà”. L’accordo dispone di una dotazione finanziaria di 13,5 miliardi di euro per un periodo di sette anni, “somma alla quale si aggiungono gli importi non impegnati (9,5 miliardi di euro) dai precedenti esercizi finanziari del Fondo europeo di sviluppo”.
COMMERCIO, SVILUPPO E AIUTI UMANITARI. Tornando ai vari ambiti di collaborazione, va ricordato il settore del commercio estero, con il quale s’intendono favorire gli scambi delle merci e i reciproci movimenti import/export. Esistono poi iniziative specifiche per favorire la presenza dei Paesi africani nel commercio internazionale. Tra il 2001 e il 2004 la Commissione Ue ha investito in questa direzione 2,8 miliardi di euro, suddivisi in 121 progetti. Per il Kenya, ad esempio, il sostegno Ue ha permesso di triplicare in pochi anni il flusso di esportazioni agricole verso l’Europa. Non mancano microprogetti per favorire la nascita di imprese e il commercio equo. Per quanto attiene la politica di sviluppo, il contributo dell’Unione rappresenta attualmente circa il 50% degli interventi mondiali (6 miliardi di euro nel 2002). Essa funziona spesso tramite accordi regionali (fra cui quello di Cotonou): gli interventi prevedono aiuti per conseguire l’autosufficienza alimentare, l’incremento delle attività agricole, la lotta alla siccità, la formazione professionale, lo sviluppo delle reti di comunicazione. Altro importante piano d’azione dell’Ue verso l’Africa è la politica di aiuto umanitario, sotto forma di interventi urgenti e straordinari in caso di calamità, carestie, epidemie, fasi post-belliche: lo strumento utilizzato dall’Ue è Echo (European Community Humanitarian Office).
ALCUNE QUESTIONI APERTE. Emergono d’altro canto alcuni nodi problematici nel complessivo rapporto Ue-Africa. Si pensi alla necessità di una puntuale verifica dei risultati concreti degli interventi Ue nel continente africano; all’efficacia, o meno, della politica commerciale Ue rispetto allo sviluppo dei Paesi poveri; all’eccessivo protezionismo attuato dall’Ue verso l’agricoltura comunitaria anche in relazione alle agricolture dei Pvs; all’azione operata dai singoli Paesi membri dell’Ue verso l’Africa, compresa la questione della riduzione del debito estero.