CHIESE IN BREVE

Irlanda, Inghilterra, Belgio

Irlanda: vescovi preoccupati per legge aborto
Forte preoccupazione dei vescovi cattolici d’Irlanda per la decisione presa dal governo irlandese di regolamentare l’interruzione di gravidanza, seppure nei limitati in cui la donna sia in grave pericolo di vita. L’annuncio è stato dato il 18 dicembre al termine di un dibattito interno al Paese, che era diventato infuocato in seguito a un tragico fatto di cronaca: la morte per setticemia, in ottobre, di una trentunenne di origini indiane, Savita Halappanavar, una settimana dopo la richiesta di aborto – respinta – presentata alla clinica universitaria di Galway. Appresa la notizia, a scendere in campo compatti sono stati tutti i quattro arcivescovi cattolici irlandesi che in un comunicato congiunto scrivono: “Se ciò che viene proposto dovesse diventare legge, il delicato equilibrio previsto dalla legge attuale e dalla pratica medica in Irlanda tra l’uguale diritto alla vita di una madre e il suo bambino non ancora nato potrebbe venire alterato. Si aprirebbe la strada verso l’uccisione diretta e intenzionale dei bambini non ancora nati. E questo non può mai essere moralmente giustificato in nessun caso”. Una sentenza della Corte suprema del 1992 aveva aperto la strada alla legalizzazione dell’aborto in caso di grave rischio per la donna, ma la regolamentazione della materia non è mai stata portata a termine. E i vescovi commentano: “Legiferare sulla base di quella sentenza imperfetta sarebbe tragico oltre che inutile”. “Il diritto alla vita – scrivono gli arcivescovi cattolici – è il più fondamentale di tutti i diritti”. I vescovi richiamano quindi la responsabilità dei rappresentanti politici dalla cui scelta di voto dipenderà l’esito della legge. E invocano “su una decisione di tale importanza morale fondamentale” che sia garantita ad ogni rappresentante politico il diritto e il rispetto della libertà di coscienza. “Nessuno ha il diritto di forzare o costringere qualcuno ad agire contro la propria coscienza. Il rispetto di questo diritto è il fondamento stesso di una società libera, civile e democratica”.

Inghilterra: “quando due fedi s’incontrano”
Se in Italia diminuiscono i matrimoni con rito religioso, in Inghilterra aumentano i matrimoni tra coppie miste, e in particolare quelli tra partner di fede cristiane e musulmana. Per questo il “Forum cristiano-musulmano” – organismo di confronto e dialogo voluto nel 2001 dall’arcivescovo di Canterbury che riunisce rappresentanti delle due fedi – ha pubblicato una brochure dal titolo “Quando due fedi s’incontrano. Matrimonio, famiglia e cura pastorale”, disponibile gratuitamente online. Nel presentare l’iniziativa, mons. Paul Hendricks, vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Southwark, e co-presidente del Forum cristiano-musulmano, ha detto che il libretto intende “offrire una valida guida sia ai preti che agli imam”: “Con un numero crescente di cristiani e musulmani che si uniscono in matrimonio, abbiamo anche bisogno di una maggiore consapevolezza del sostegno pastorale particolare che si deve dare a queste coppie, aiutandoli a scoprire il loro matrimonio anche come un luogo di dialogo, e un benefico collegamento tra le due religioni”. Le linee guida fanno riferimento – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale inglese – ai molti anni di esperienza maturata da cristiani e musulmani, nel lavoro pastorale con coppie miste. È pertanto un invito ai ministri di culto ad “essere accoglienti delle coppie interreligiose, per dare loro le cure di cui hanno bisogno”. Info: www.christianmuslimforum.org.

Belgio: “violato diritto di difesa”
Le perquisizioni del 24 giugno 2010 nella sede dell’arcivescovado di Malines-Bruxelles e al domicilio privato del cardinale Danneels svolte nell’ambito dell’Operazione “Calice”, l’inchiesta sugli abusi sessuali commessi in seno alla Chiesa cattolica, sono state condotte in maniera “arbitraria” e possono essere considerate come una “violazione insanabile dei diritti della difesa”. Così si è espressa la Camera dei rinvii a giudizio della Corte d’appello di Bruxelles in una sentenza in cui, per la terza volta, si dichiara che tutti i documenti e “tutto ciò che è stato confiscato il 25 giugno del 2010 nel palazzo arcivescovile e nell’abitazione del cardinale Danneels a Malines devono essere eliminati dal dossier dell’inchiesta”. In un comunicato Fernad Keuleneer, avvocato dell’arcidiocesi e del cardinale, si dice “contento” per la sentenza. E aggiunge: “L’arcidiocesi e il cardinale non hanno nulla da nascondere”.