AUSTRIA
Rapporto sociale 2011-2012: i commenti di Caritas e Armutskonferenz
Il numero di poveri accertati in Austria è raddoppiato dal 2005: questo il dato saliente emerso dal Rapporto sociale 2011-2012 presentato il 19 novembre dal ministro austriaco per il sociale Rudolf Hundstorfer. Una tendenza “preoccupante” e “drammatica”, secondo il presidente della Caritas austriaca Franz Küberl, soprattutto per quanto riguarda i salari e la distribuzione del patrimonio, anche se “lo Stato sociale austriaco ha compensato almeno in parte le conseguenze negative della crisi economica con una politica attiva sul mercato del lavoro”. La Caritas austriaca e l’Armutskonferenz (Conferenza sulla povertà), la rete austriaca delle organizzazioni – confessionali e non – contro la povertà e l’emarginazione sociale, hanno preso posizione sul Rapporto: di seguito gli aspetti più significativi evidenziati dalle organizzazioni.
I dati. Secondo il rapporto, la povertà accertata in Austria è cresciuta stabilmente del 4,6% dal 2005 al 2010 e coinvolge 511.000 austriaci (6,2% della popolazione). Si tratta di persone che dispongono di entrate inferiori del 60% rispetto al reddito medio austriaco e che quindi sono a rischio povertà e che non dispongono di mezzi finanziari, ad esempio, per “riscaldare l’abitazione”, per acquistare “cibo nutriente” o per effettuare “pagamenti con regolarità”. “Si tratta”, ha spiegato Küberl in un comunicato diffuso il 20 novembre, “di situazioni quotidiane” e perciò “l’aumento dei poveri accertati è un dato particolarmente drammatico”. Dal rapporto emerge inoltre un incremento sensibile della povertà di lungo periodo, raddoppiata rispetto al 2005: si tratta del 10,6% della popolazione. “Quanto più a lungo una persona è povera, tanto minori diventano le risorse personali e tanto più è difficile uscire da questa situazione”, ha commentato Küberl, ricordando che “la povertà di lungo periodo è spaventosa, spinge la persona ad isolarsi ed è pericolosa e costosa per lo Stato”: a sostegno di questa posizione, il presidente della Caritas ha indicato l’aumento delle spese sociali per la salute, la politica per il lavoro e per la sicurezza. Per contro, è in diminuzione il numero di persone minacciate dalla povertà o dall’emarginazione sociale: il rischio povertà che nel 2008 interessava 1,5 milioni di persone (18,6% della popolazione), nel 2010 riguardava 1,3 milioni (16,6%). Il rischio povertà colpisce soprattutto bambini e giovani e più le donne che gli uomini. Il 37% dei genitori single è a rischio povertà, così come un terzo delle donne che vivono sole senza percepire una pensione. Il dato del rapporto che evidenzia un lieve miglioramento della situazione abitativa “non rispecchia interamente la realtà”, secondo Küberl, che invece denuncia l’aumento delle persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.
Il divario aumenta. Sebbene lo Stato sociale abbia contrastato la crisi economica, l’aumento della “forbice tra ricchi e poveri, tra chi percepisce retribuzioni elevate e chi lavora con salari minimi” è secondo il presidente della Caritas preoccupante: occorre perciò “un contributo equo derivante dalle plusvalenze patrimoniali per finanziare le spese sociali complessive. Allo stesso tempo”, ha proseguito Küberl, “occorre sgravare i costi del lavoro e favorire l’equità salariale” con trasferimenti di fondi per finanziare interventi nel sociale. Una “politica del lavoro e degli spazi abitativi attiva” è infatti un “compito fondamentale” per garantire un reddito minimo. “La povertà”, ha affermato, “può essere combattuta solo su più livelli, tramite investimenti nell’istruzione, abitazioni economicamente accessibili o con lo sviluppo di servizi sociali”.
Politica sociale contro la crisi. Anche l’Armutskonferenz, che riunisce da 15 anni oltre alla Caritas una serie di organizzazioni cattoliche, evangeliche e aconfessionali che operano nel sociale, ha evidenziato in un documento diffuso il 20 novembre l’importanza “di strumenti di politica sociale per frenare gli effetti negativi della crisi economica”. Secondo la Conferenza, “l’incremento del divario sociale e la concentrazione dei patrimoni sono particolarmente evidenti. Le persone che vivono ai limiti hanno possibilità di crescita ridotte: il loro futuro dipende dall’estrazione sociale”. L’aumento della forbice tra ricchi e poveri si manifesta con una “concentrazione estremamente elevata dei patrimoni verso l’alto. Il 5 per cento della popolazione possiede la metà dell’intero patrimoni, il 50% sottostante solo il 4%”. Si assiste inoltre ad un forte aumento dei costi per le abitazioni, l’energia e l’alimentazione, un fenomeno che colpisce particolarmente i poveri. “Lo Stato sociale deve perciò fare da contrappeso contro le disuguaglianze sociali. Solo con gli strumenti di politica sociale è possibile frenare le conseguenze della crisi. Senza le prestazioni sociali”, avverte l’organizzazione, “anche i redditi medi vengono messi sotto pressione e rischiano di diminuire sensibilmente”.