EUROPA

Un chiaro sì

La plenaria dei vescovi austriaci nella sede Comece a Bruxelles

Per la prima volta, l’assemblea plenaria di una Conferenza episcopale europea si è svolta a Bruxelles presso la Comece (Commissione degli episcopati della comunità europea). Dal 5 all’8 novembre, infatti, i vescovi austriaci si sono riuniti nella capitale belga per affermare un “chiaro sì” all’Europa. Una scelta sottolineata dai diversi incontri organizzati con esponenti di spicco della Commissione e salutata con grande favore dal mondo politico europeo che ha invitato la Chiesa e anche altre organizzazioni a ripetere l’esempio austriaco: un modo per avvicinare l’Ue alla realtà dei suoi Stati membri. La plenaria austriaca si è conclusa con una conferenza stampa presieduta dal card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale. Presentiamo di seguito alcuni punti salienti della dichiarazione finale dei vescovi austriaci.

Solidarietà al progetto di pace europeo. “Il riconoscimento del Premio Nobel assegnato all’Unione europea sottolinea”, secondo i vescovi, che “l’Europa è innanzitutto e soprattutto un progetto di pace”, come prefigurato dai “padri dell’Europa. Ciò vale anche se oggi questa dimensione è data per scontata dalle generazioni attuali, cresciute in tempi di pace”. I vescovi austriaci hanno ribadito la posizione espressa nel 1994 in favore dell’ingresso del Paese nella Comunità europea: “Il clima euforico di allora, diffuso tra la gran parte degli austriaci, si è nel frattempo raffreddato in modo sensibile a causa di alcune delusioni dovute all’attuale crisi dell’Unione europea”, osservano i vescovi, lamentando l’euroscetticismo “rafforzato da una politica populistica e da un’informazione poco pluralistica da parte dei media. In questa situazione, i vescovi austriaci vogliono dare un segno tangibile della solidarietà fiduciosa e al contempo critica nei confronti dell’Unione europea. L’assemblea plenaria della Conferenza episcopale austriaca, unita ad una serie di colloqui intensi con i responsabili europei ha costituito così un chiaro “sì” all’Unione europea”.

Obiettivo: dialogo. I colloqui a Bruxelles segnano “la realizzazione del dialogo tra Unione europea e Chiese e comunità religiose, garantito dal Trattato di Lisbona”, dialogo che si svolge a livello ufficiale tramite la Comece. “La presenza della Conferenza episcopale austriaca a Bruxelles dimostra all’Unione europea che la Chiesa cattolica, come Chiesa universale a più livelli, contribuisce ad influire in modo responsabile sulla società. Quanto più l’Unione europea cresce politicamente, tanto più importanti divengono i valori e i fondamenti spirituali comuni ad essa necessari. Perciò, nel corso dei colloqui con i vescovi, i rappresentanti delle istituzioni Ue hanno sottolineato e anche richiesto l’importante contributo delle Chiese. Ciò è emerso anche dai colloqui con il commissario Ue Johannes Hahn, con il vicepresidente del Parlamento europeo Othmar Karas ed è stato anche oggetto di discussione degli incontri con i parlamentari Ue, con la direttrice dell’Ufficio per il dialogo della Commissione Ue con le Chiese e le comunità religiose, nonché con altri responsabili della Commissione Ue”. I vescovi hanno espresso la loro posizione “sulle questioni di bioetica, così come sulla necessità di una tutela in tutta l’Europa della domenica libera dal lavoro. Uno scambio particolarmente significativo si è realizzato sull’obiettivo della sostenibilità nella politica per l’ambiente, l’agricoltura, nella politica sociale ed economica. In ambito di responsabilità globale sono stati trattati soprattutto i temi della crescente persecuzione dei cristiani e del diritto di libertà religiosa”.

Anno della fede. Nella dichiarazione finale, i vescovi hanno ricordato la recente lettera pastorale diffusa per l’inaugurazione dell’Anno della fede indetto da Benedetto XVI “per invitare i fedeli ad approfondire e testimoniare la propria fede, esortandoli anche ad affrontare le questioni attuali della vita della Chiesa dal punto di vista dei documenti conciliari”. Sono numerose le iniziative promosse in Austria: progetti, manifestazioni e pubblicazioni che “si occupano del Concilio Vaticano II in modo nuovo”, da un lato perché “la conoscenza del Concilio si sta riducendo”, dall’altro perché “alcune cose sembrano non essere state colte nella loro interezza e realizzate per la fede dell’individuo e per la vita della Chiesa”. Una delle iniziative più importanti in tal senso è la “celebrazione del cinquantenario della costituzione sulla Sacra Liturgia ‘Sacrosanctum Concilium’, prevista a Salisburgo tra il 3 e il 4 dicembre 2013. Sebbene l’Anno della Fede si concluda ufficialmente il 24 novembre 2013, numerose attività relative al cinquantenario del Concilio si svolgeranno anche successivamente”. Inoltre, si annuncia nel documento, “è in fase di programmazione per il 2015 una manifestazione su tutto il territorio austriaco in ricordo della conclusione del Concilio Vaticano II”.