INFORMAZIONE RELIGIOSA
La sala stampa della Santa Sede a 50 anni dal Concilio
“La nascita e lo sviluppo della sala stampa vaticana dal Concilio ad oggi”. È il tema della tavola rotonda tenutasi il 6 novembre all’Università Lumsa in Roma. Nella ricorrenza dei 50 anni dell’apertura del Concilio Vaticano II l’incontro si è soffermato sulla sala stampa della Santa Sede, istituita nel 1966 come evoluzione del servizio stampa che supportava i giornalisti al seguito dei lavori dell’assise conciliare. Alla tavola rotonda hanno partecipato tra gli altri padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre e Joaquìn Navarro-Valls, già direttore sala stampa vaticana.
Informazione corretta e obiettiva. “Le vicende legate agli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero nell’ambito delle Istituzioni della Chiesa” e quelle legate all'”amministrazione” e all'”attività economica” hanno rappresentato, per la Chiesa, “un duro banco di prova per la crescita della trasparenza”. Naturalmente “la sala stampa e anche le altre istituzioni mediatiche della Santa Sede sono state luoghi in cui questa crescita si è misurata con tutte le difficoltà e le sofferenze che comporta”, ha detto, durante l’incontro, padre Federico Lombardi. Circa gli abusi sessuali, padre Lombardi ha dichiarato che “la pressione mediatica è stata una componente importante della spinta verso una profonda revisione degli atteggiamenti comunicativi sul problema degli abusi. La pressione mediatica è stata sperimentata molto concretamente in sala stampa, con richiesta frequente di risposte e nella stessa sala stampa ci si è impegnati molto per un’informazione corretta e obiettiva per dare ragione delle prese di posizione del Papa, delle azioni normative della Congregazione per la dottrina della fede, per mettersi in rapporto collaborativo con gli uffici di comunicazione delle Conferenze episcopali coinvolte in questa problematica, fino a collaborazioni attive nell’organizzazione del convegno alla Gregoriana, un grande sforzo per passare risolutamente dall’atteggiamento di sola difesa a quello della cultura della prevenzione”.
Più trasparenza. Altro campo individuato da padre Lombardi nel quale “sono cresciute le esigenze di trasparenza e su cui pure si misura il peso e la credibilità della Chiesa” è quello dell’amministrazione e dell’attività economica. “Anche su questo fronte – ha chiarito il direttore – la sala stampa si è impegnata in particolare nel seguire il racconto dell’inserimento delle amministrazioni facenti capo alla Santa Sede e alla Città del Vaticano nel sistema dei controlli internazionali. Tutto ciò che, insomma, appartiene alla valutazione e al rapporto di Moneyval pubblicato nel luglio scorso. Si è manifestata anche la necessità di un’informazione più obiettiva della realtà dello Ior e dei bilanci della Santa Sede e dello Stato del Vaticano. La visita di una quarantina di giornalisti allo Ior nel giugno passato voleva essere un segnale in questa direzione e spero ce ne saranno altri”. La trasparenza, ha sottolineato padre Lombardi, “è una via obbligata da percorrere con coraggio per il bene e la credibilità della Santa Sede e della Chiesa. La sala stampa è un luogo cruciale in cui da una parte si tenta concretamente di crescere nella domanda di trasparenza, generale, ma anche rivolta specificatamente alla Chiesa e alle sue istituzioni. La sala stampa è così un luogo in cui si sperimenta la capacità o l’incapacità delle nostre istituzioni di crescere in questa direzione”.
Competenza e onestà. “L’informazione religiosa è molto attuale e il mondo l’aspetta, la cerca. Queste vicende ultime non si situano al centro del messaggio cristiano e non hanno affatto provocato l’abbassamento dell’interesse per il messaggio, ricchissimo di idee e di concetti, di Benedetto XVI”. Non è pessimista Joaquín Navarro Valls, per ventidue anni direttore della sala stampa vaticana, sul futuro dell’informazione religiosa considerando anche i fatti di cronaca che hanno visto la Chiesa e suoi esponenti al centro dell’attenzione mediatica nazionale e internazionale. Navarro Valls ha affermato che nel raccontare il fatto religioso, oltre alla “competenza e onestà” dell’informatore è opportuno che la fonte “che deve rilasciare il messaggio” lo faccia “con la chiarezza adeguata in modo tale che possa essere compreso. Esiste il problema di chi deve dare adeguatamente la comunicazione”. Ai giovani giornalisti Navarro Valls suggerisce “di essere onesti, seri e avere un’idea di che cos’è il giornalismo” e di “non fare propaganda. Sull’idea di giornalismo da insegnare nelle scuole sarei molto esigente”.