CONSIGLIO EUROPEO
Il summit sociale tripartito ha chiesto iniziative per crescita e lavoro
Il lavoro, i giovani, il livello dei salari, lo sviluppo delle regioni arretrate, una politica industriale rinnovata, il sostegno alle piccole e medie imprese, la difesa del modello sociale europeo. Anche questi argomenti sono risuonati nel palazzo Justus Lipsius di Bruxelles, dove il 18 e 19 ottobre si sono dati appuntamento i capi di Stato e di governo dell’Unione per un nuovo Consiglio europeo dedicato alla governance economica e all’unione bancaria. La riunione dei 27 leader è stata infatti preceduta dal “summit sociale tripartito”, appuntamento di confronto e discussione tra le istituzioni comunitarie e le parti sociali, che si svolge due volte l’anno, a marzo e a ottobre.
Ue, sindacati e imprese. Al summit sociale prendono parte i rappresentanti di Consiglio e Commissione per conto dell’Ue, quelli delle imprese (con varie sigle: BusinessEurope, Ceep, Ueapme) e quelli dei lavoratori (Ces-Etuc, Confederazione europea dei sindacati). In genere tale incontro non trova spazio sui mass media, in attesa di notizie dal Consiglio europeo che si svolge subito dopo l’incontro tripartito: eppure si tratta di un’occasione valida per far risuonare le posizioni e le preoccupazioni degli attori economici, ricordando ai premier e ai presidenti che l’economia è “realtà”, concretezza, e dunque richiede risposte altrettanto concrete e rapide per fronteggiare le sfide poste dalla crisi, dalla disoccupazione, dalla competitività accresciuta nei mercati mondiali, dalla lontananza dei mercati finanziari dalle vere esigenze delle aziende (gli industriali continuano a denunciare le difficoltà di accesso al credito per poter realizzare investimenti produttivi).
Sullo sfondo resta la crisi. Il summit sociale del 18 ottobre, in particolare, è stato in buona parte dedicato al contributo delle parti sociali al miglioramento della governance dell’Unione europea. “Sullo sfondo di una situazione finanziaria, economica e occupazionale caratterizzata da costanti incertezze e difficoltà – riassume una nota del Consiglio Ue, rappresentato al meeting dal presidente Herman Van Rompuy – il vertice si è interrogato sulle modalità per promuovere la crescita, il lavoro, l’inclusione sociale”, in linea con le decisioni che erano state assunte dallo stesso Consiglio europeo di giugno e con gli obiettivi della strategia Europa 2020. Le fitte discussioni intrecciatesi tra Ue, imprese e sindacati si sono soffermate sul problema della disoccupazione – come hanno confermato i partecipanti al termine del summit sociale – e sulle iniziative necessarie per rafforzare la politica industriale dell’Unione, tema sul quale sta lavorando soprattutto l’Esecutivo Ue.
Governi, tempo di agire. “Le parti sociali sono estremamente preoccupate per l’impatto della disoccupazione di lunga durata e strutturale”, riassume il Consiglio europeo; essa “determina l’erosione delle competenze e indebolisce la produttività e la competitività” del sistema economico continentale. “Per i giovani, soprattutto, essa accresce il rischio di marginalizzazione, che dovrebbe essere contrastato mediante una serie di investimenti mirati nell’istruzione, nelle qualifiche professionali, nella ricerca”. Attorno al tavolo del summit sociale si è più volte fatto riferimento al “Patto per la crescita e l’occupazione”, definito al Consiglio europeo di giugno e che impegna gli Stati membri. Su questo punto il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, è stato piuttosto duro: “Alcuni Stati membri non hanno avviato alcuna azione rivolta alla crescita. Forse non tutti i governi dell’Ue hanno la stessa visione e percezione della crisi e della sua gravità. Per questa ragione la Commissione ancora una volta porta questo messaggio” al vertice dei 27 leader: “Bisogna rispettare gli impegni assunti”. Così dal summit sociale a quello politico giunge un monito non nuovo: la recessione si supera con riforme profonde e coraggiose, iniziative per favorire la concorrenza, fondi per ricerca e formazione… Barroso ha affermato ancora: “L’Europa deve accelerare l’applicazione del Patto per la crescita. Gli sforzi per il consolidamento di bilancio devono essere compensati con riforme strutturali e investimenti pubblici mirati”.
La mobilitazione sindacale. Tra le voci del summit sociale tripartito, quella dei sindacati europei è risuonata per invocare una “opposizione ferma ad altre misure di austerità”, che “fanno cadere l’Europa nella stagnazione economica”, mentre portano “allo smantellamento del modello sociale europeo”. In un documento presentato agli altri interlocutori, la Confederazione europea dei sindacati annuncia per il 14 novembre una giornata di mobilitazione che chiede un “Patto sociale per l’Europa”: con manifestazioni, scioperi, dibattiti e altre forme di sensibilizzazione, i sindacati intendono portare l’attenzione dei governanti e della pubblica opinione sulla situazione dei lavoratori e delle loro famiglie, dei giovani e di chi è rimasto senza lavoro a causa della crisi: storie e volti che richiedono ai politici – protagonisti del vertice del 18 e 19 ottobre – decisioni efficaci e responsabili.