SINODO DEI VESCOVI

Le prime voci europee

I cardinali Betori (Italia), Vingt-Trois (Francia) e mons. Léonard (Belgio)

Dopo la relazione sulla Chiesa in Europa da parte del card. Péter Erdő, presidente del Ccee, nei primi giorni del Sinodo sono intervenuti diversi vescovi europei.
Proponiamo le sintesi degli interventi dei cardinali Giuseppe Betori (Firenze), André Vingt-Trois (Parigi) e mons. André Léonard (Bruxelles). Nei prossimi numeri di Sir Europa riferiremo di altri interventi.

Italia: in ascolto del mondo senza sudditanza. “Come Gesù fu attento conoscitore della vita del suo tempo, così oggi la Chiesa deve volgersi alla cultura contemporanea, certa che nulla può resistere alla potenza risanante del Vangelo”: è un passaggio dell’intervento tenuto la mattina del 9 ottobre alla terza Congregazione generale del Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano, dal card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze. Nella sua riflessione il cardinale ha affermato che un passo centrale consiste nell'”ascoltare e comprendere il mondo, senza alcuna sudditanza: la parola di Dio giudica il mondo”. Per spiegare questo concetto ha citato parole dell’allora card. Ratzinger: “L’evangelizzazione non è un semplice adattarsi alla cultura, ovvero un rivestirsi con elementi della cultura nel senso di un concetto superficiale di inculturazione. […] No, il Vangelo è un taglio – una purificazione, che diviene maturazione e risanamento”. Così, ha proseguito il card. Betori, “evangelizzare richiede di promuovere consapevolezza e accoglienza delle culture d’oggi, un atteggiamento disponile a cui però unire coraggio e fedeltà nel mostrare la forza risanante della parola della fede per un vero umanesimo. Una strada significativa di questo rapporto tra fede e cultura è quella della bellezza e quindi dell’arte che ne è la matrice umana”.

Francia: pedagogia della cultura. Alla quarta Congregazione generale ha parlato anche il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese. “Oggi – ha detto – in molti Paesi occidentali la nuova evangelizzazione è, in realtà, un primo annuncio tenuto conto della secolarizzazione generale dei costumi e della cultura”. “Più dell’ignoranza – ha proseguito – dobbiamo deplorare una cultura influenzata dal linguaggio mediatico e il suo ricorso all’immediatezza e all’affettività”. In tale contesto, secondo il porporato, “la nuova evangelizzazione deve riunire in un unico sforzo la testimonianza della fede e una pedagogia della cultura”. La “credibilità” della testimonianza della fede, per il card. Vingt-Trois, “si fonda sulla testimonianza vissuta dei cristiani e sulla visibilità della loro partecipazione alla vita della Chiesa”, e comprende “l’insegnamento del magistero, le dichiarazioni pubbliche su diversi temi, la vitalità delle parrocchie e delle comunità cristiane, il riferimento evidente di ogni cristiano alla vita di Cristo, tramite la parola e lo stile di vita”. La pedagogia della cultura, invece, “si sviluppa attraverso il coinvolgimento dei cristiani in tutti i sistemi educativi”, per mostrare che “l’adesione alla fede cristiana non è in contraddizione con la ragione umana”. Dal porporato, infine, l’invito a “sviluppare le conseguenze etiche di un’antropologia cristiana che affonda le sue radici nella rivelazione e che si realizza nel dialogo con le altre saggezze” e alla consapevolezza di “essere depositari di un tesoro per il futuro dell’umanità nonché portatori di speranza”.

Belgio: il contributo delle donne. “Uno dei freni all’evangelizzazione è la realtà del male”. A sostenerlo, nel pomeriggio del 9 ottobre, nel suo intervento alla quarta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, mons. André Léonard, arcivescovo di Mechelen-Brussel, presidente della Conferenza episcopale del Belgio. “Come mettere insieme l’esistenza di Dio e quella del male?”, si è chiesto il presule sottolineando che “questi interrogativi, legati in particolare alla scienza, rappresentano una grande sfida per la sapienza cristiana”. Secondo mons. Léonard “dovremmo accettarla secondo la teologia di Paolo” e “pensare bene a ciò che dice a proposito dello stato attuale della creazione, sottoposta alla vanità e in balia della schiavitù della corruzione”. Nella Chiesa, ha poi osservato, “i due terzi dei membri sono donne. Tuttavia, molte di loro si sentono discriminate. È il momento di dire che, se la Chiesa non ordina sacerdoti donne, non è perché sono meno capaci o meno degne! Anzi! È solo perché il sacerdote non è soltanto un ‘ministro del culto’, ma anche un rappresentante di Cristo Sposo, venuto per sposare l’umanità”. Rendiamo grazie “per la qualità e la specificità del contributo consistente delle donne all’evangelizzazione. Gesti forti dovrebbero indicarlo chiaramente. Senza donne felici, riconosciute nella loro essenza e fiere di appartenere alla Chiesa – ha concluso – non ci sarà la nuova evangelizzazione”.