UCRAINA
Chiesa cattolica di rito latino: intervista con l’arcivescovo Mokrzycki
Pubblichiamo l’intervista con il presidente della Conferenza episcopale ucraina, mons. Mieczyslaw Mokrzycki, arcivescovo di Leopoli, sulla storia e sulla presenza della Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina. Sul precedente numero di Sir Europa (clicca qui) è stata pubblicata l’intervista all’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halych e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc), Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, sugli aspetti spirituali delle sfide della società in Ucraina. Entrambe le interviste sono a cura di Danka Jaceckova (Sir Europa – Bratislava) che ha incontrato i due rappresentanti delle Chiese cattoliche in Ucraina nel corso dell’assemblea plenaria del Ccee (Consiglio conferenze episcopali europee) tenutasi a San Gallo (Svizzera) dal 27 al 30 settembre.” “Come descrivere lo sviluppo della Chiesa cattolica in Ucraina nel corso degli ultimi anni e le sfide principali connesse alla sua vita?
“Sono molto contento che il tema principale della plenaria del Ccee di quest’anno a San Gallo abbia riguardato le sfide sociali e morali della Chiesa e del mondo. Avere un’esperienza di questo panorama della Chiesa in Europa ci permette di valutarla e poi continuare ad applicarla alla nostra vita pastorale. La nostra Chiesa è giovane, esiste solo da 22 anni. Durante il comunismo è esistita solo in maniera molto ridotta, in forma simbolica. Quando è arrivato il mio predecessore, nel 1991, c’erano solo 13 sacerdoti e pochissime chiese aperte. Inoltre, i problemi sociali erano pesanti. Questa transizione verso la libertà ha rovinato le strutture, molte persone sono rimaste senza lavoro, in particolare nel settore agricolo. Molte fabbriche non sono state in grado di adattarsi alle nuove condizioni e sono state chiuse. Per non parlare della distruzione morale della nazione. Ci sono stati problemi di alcolismo, alto tasso di divorzi, aborti. Il morale della gente era molto basso. C’è ancora molta strada da fare. La Chiesa cattolica cerca di avvicinarsi alla gente, per dare loro aiuto, speranza, conforto, per formare la loro fede e rafforzarla”.” “In questo senso, quali sono i programmi per l’anno della Fede?
“Quest’anno abbiamo celebrato il 600° anniversario del trasferimento della sede metropolitana da Halych a Lviv. Il card. Comastri ci ha visitato in giugno, il card. Tomko è stato l’inviato speciale del Papa per le celebrazioni principali dell’evento di settembre. Ora, c’è un nuovo invito alla nostra Chiesa: l’Anno della fede. Vogliamo avvicinarci ai nostri fedeli per insegnare loro il catechismo della Chiesa, perché la nostra gente non conosce gli elementi fondamentali del cristianesimo. Ci sono gruppi di fedeli cattolici con i quali abbiamo bisogno di lavorare, per aiutarli a crescere nella fede attraverso incontri biblici, celebrazioni eucaristiche, adorazioni. Per attirare la loro attenzione sull’amore caritatevole, che è strettamente collegato alla fede. Cerchiamo di creare centri Caritas, punti d’aiuto umanitari attraverso le varie comunità religiose, uffici diocesani della Caritas e centri di ospitalità”.” “Quali frutti ha portato il Concilio Vaticano II alla vita della Chiesa cattolica in Ucraina?
“Possiamo dire che abbiamo circa 50 anni di ritardo. A causa della cortina di ferro che ci ha tenuti isolati per decenni, la Chiesa praticamente non esisteva e i valori del Concilio Vaticano II non erano conosciuti. Dopo il 1991, abbiamo lentamente iniziato a introdurre gli insegnamenti del Concilio. Cerchiamo di avvicinarci ai laici, di coinvolgerli nella vita della Chiesa, nelle sue attività. Notiamo con piacere che la nazione è molto aperta nei confronti di questi sforzi e nell’accettare queste iniziative”.
Come si può descrivere le relazioni con la Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc) e con le Chiese ortodosse nel vostro Paese?
“La Chiesa cattolica non ha problemi con gli ortodossi i quali, come noi, sono una minoranza, affrontano situazioni simili. Non sono accettati dai governi locali, anche qui a Lviv. Anch’essi hanno problemi per ottenere terreni per la costruzione di chiese, molte delle loro chiese erano state confiscate. Abbiamo ottimi rapporti con la Chiesa ortodossa, ci incontriamo spesso personalmente e discutiamo della nostra situazione. Abbiamo molti desideri ancora irrealizzati per quanto riguarda i rapporti con l’Ugcc. Negli anni Novanta del secolo scorso, quando il Santo Padre ha rinnovato le strutture della Chiesa cattolica e dell’Ugcc, la Chiesa greco-cattolica ha preso possesso di molte nostre chiese di propria iniziativa e questo ha destato perplessità. La Chiesa greco-cattolica è molto forte e possiede grandi comunità: ci sono fra 2000 e 3000 fedeli in ogni loro parrocchia, mentre le nostre parrocchie contano non più di duecento persone. Per noi è molto più difficile costruire una chiesa, trovare il terreno, specialmente se il governo locale non è disposto a darcelo. Ci succede spesso di dover celebrare la messa nelle cappelle dei cimiteri. Confidiamo che il nuovo arcivescovo di Lviv e l’arcivescovo maggiore riescano ad affrontare questa situazione e a farci restituire almeno tre chiese. Aspettiamo con fede e speranza questa soluzione mentre costruiamo buoni rapporti con l’Ugcc. A partire dal 2007, dalla nostra visita ad limina in Vaticano, abbiamo avuto riunioni congiunte delle nostre conferenze episcopali due volte l’anno, nonché esercizi spirituali vissuti insieme. Vogliamo mostrare che apparteniamo a una sola Chiesa. I nostri fedeli lo vogliono, perché vivono insieme, lavorano fianco a fianco, i loro figli vanno a scuola insieme. Tutti abbiamo questo forte desiderio”.” “