POLONIA

L’umano nell’uomo

Le conclusioni del IV Congresso della cultura cristiana

“La legge della clava è oggi più attuale dal Vangelo delle beatitudini”. Lo ha affermato Zygmunt Bauman invitato a partecipare al IV Congresso della cultura cristiana svoltosi a Lublino, in Polonia, dal 27 al 30 settembre. Per il sociologo e filosofo di origini ebraiche, la dignità dell’uomo è oggi uno dei valori più minacciati. La società postmoderna, oltre che dalla svalutazione della dignità umana, è caratterizzata da una pressoché assoluta “fiducia nella solvibilità di qualunque problema”, e convinta che “il progresso porta alla felicità rendendo la vita sempre più confortevole e libera dal dolore e dalle sofferenze”. Senza il dolore non ci sarebbe stato però, ha ricordato Bauman, alcuno sviluppo culturale o civile. Il progresso culturale, secondo Bauman, non ha tuttavia carattere lineare. Sempre più numerosi infatti, sono i casi di “decivilizzazione” e di deresponsabilizzazione (indicata già da Hannah Arendt) “frutto della disseminazione del capitale e dell’anonimato del potere”. Mentre gli aerei senza pilota che da soli possono scegliere il bersaglio da annientare sono un esempio dello sviluppo tecnologico, e delle enormi possibilità che esso offre, al contempo, poiché difficilmente padroneggiate dall’uomo, portano alla spersonalizzazione delle responsabilità. Tale fenomeno, oggi presente su larghissima scala, ha proseguito Bauman, costituisce una “grave minaccia per l’umanità intera” poiché in maniera incontrollata può innescare persino un processo della distruzione di massa.

Cultura di fratellanza. “Il gesto con il quale inizierà l’Apocalisse non sarà diverso da altri gesti e verrà compiuto come altri gesti identici, da un operatore guidato dalla routine e annoiato e se c’è qualcosa che possa simboleggiare il carattere maligno della nostra situazione questa è proprio l’innocenza di tale gesto”, ha osservato il filosofo. In conclusione del suo discorso Bauman ha lanciato un accorato appello al dialogo che porti alla “definizione di una società giusta e quindi sensibile all’ingiustizia, una società capace di intraprendere le relative azioni di contrasto”. I partecipanti al Congresso della cultura cristiana – tra i quali personalità del mondo cattolico come il presidente del Pontificio Consiglio della cultura card. Gianfranco Ravasi, il nunzio apostolico in Polonia mons. Celestino Migliore, il preside della Facoltà di Teologia a Innsbruck Jozef Niewiadomski, gli studiosi dell’Università cattolica di Lublino, il professore Rocco Buttiglione, il biografo di Giovanni Paolo II George Weigel – nel messaggio in conclusione alla discussione sulle radici cristiane della speranza sottolineano che “il coraggio di essere cristiani oggi non permette né nostalgia dei modelli di presenza della fede nella cultura conosciuti nel passato né l’adeguamento allo spirito dei tempi che porti alla rinuncia alla vocazione cristiana rappresentata dall’ideale delle beatitudini”. Osservando che il Congresso si è svolto alla vigilia dell’Anno della fede, proclamato da Benedetto XVI in occasione del 50° del Concilio Vaticano II, il messaggio rileva che le sfide culturali del mondo contemporaneo riguardano tutta la comunità umana. La società “a causa della crisi dell’ideologia secolarista del progresso e dell’emancipazione, e in seguito alle esperienze delle ingiustizie e dei tragici conflitti che hanno portato perfino al genocidio” per “ricostruire una cultura di fratellanza di tutti gli uomini” ha bisogno della nuova evangelizzazione.

Un comune linguaggio. La parola d’ordine del Congresso “alla ricerca dell’umano nell’uomo” indica sia la necessità di un viaggio all’interno di se stessi che quella di condividere le proprie esperienze per costruire “un comune linguaggio capace di narrare il mistero dell’uomo”. Ispirandosi al personalismo di Karol Wojtyla, che metteva in guardia dalla mentalità chiusa a una comune ricerca della verità, i partecipanti al Congresso osservano che “non mancano né esempi di atteggiamenti radicali negli ambiti cristiani né quelli di un aggressivo laicismo, ereditato dall’illuminismo e razionalismo”. Gli ultimi decenni, però, “non solo hanno visto l’intensificarsi dello scetticismo e del relativismo ma anche la nascita del bisogno di un sincero colloquio fra intellettuali laici e cristiani riguardante le fonti della razionalità del patrimonio assiologico europeo”. Per i congressisti il segno della speranza sono le parole di Juergen Habermas sulla necessità di un reciproco apprendimento così come il “Cortile dei gentili” lanciato dal Pontificio Consiglio per la cultura quale spazio di dialogo tra credenti e non credenti. “I cristiani non possono nascondere la luce che è il dono della sintesi della ragione e della fede” rileva il Messaggio finale del Congresso, ricordando il valore “della testimonianza scaturita dal Vangelo affinché la cultura contemporanea diventi più degna dell’uomo”.