CHIESA IN EUROPA
Assemblea Ccee: nel messaggio finale il rapporto tra fede, cultura, ragione
“Nel contesto europeo in cui viviamo, auspichiamo pieno rispetto e disponibilità di dialogo, senza pregiudizi e arroganza”. I cristiani “sentono la loro responsabilità di cittadini e hanno un patrimonio di verità che duemila anni di storia dimostrano nei frutti di servizio, di bene e di civiltà”. Il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), riunito dal 27 al 30 settembre a San Gallo, Svizzera, ha concluso i lavori dell’assemblea plenaria, che si è primariamente occupata, alla vigilia dell’avvio dell’Anno della fede, della “sfida dell’evangelizzazione”.
Il grande “sì” di Dio. I lavori, svoltisi nella città dove ha sede lo stesso Ccee, considerato uno dei frutti del Concilio vaticano II, hanno affrontato, con il contributo di alcuni esperti, varie tematiche, fra cui la presenza dei cristiani sulla scena pubblica continentale, anche alla luce del Concilio e dell’Anno della fede; la nuova evangelizzazione con il relativo Sinodo che si aprirà il 7 ottobre; il cammino legislativo e politico di istituzioni quali l’Ue e il Consiglio d’Europa; la discriminazione dei cristiani nei diversi continenti. Nel messaggio finale, i vescovi, presidenti delle conferenze episcopali dei Paesi europei, affermano: “Siamo consapevoli che l’annuncio di Cristo Gesù è il grande ‘sì’ di Dio alla vita dell’uomo, alla libertà, all’amore. Il Vangelo, infatti, rivela la verità di Dio-amore e svela il vero volto dell’uomo, lo salva dal male morale e porta a pienezza la sua umanità”. Il Ccee prende quindi atto “delle gravi derive del liberismo economico e del libertarismo etico”; sottolinea “che il cristianesimo è quanto mai attuale, e offre a tutti il suo patrimonio di perenne attualità poiché proclama un umanesimo personalista e comunitario”.
Credo e ragione. “Le culture laiche – si legge ancora nel documento conclusivo della plenaria -, che si scontrano su diverse visioni antropologiche, non devono guardare con sospetto il messaggio cristiano”, il quale “da sempre dischiude l’ala della fede e l’ala della ragione. Le due ali appartengono all’uomo e alla storia europea, e sono alla base della nostra civiltà”. La Chiesa in Europa “partecipa al dibattito culturale e sociale con il proprio patrimonio di sapienza e di cultura, presentando le elaborazioni della retta ragione. L’intento di ridisegnare i fondamenti naturali della società, come la famiglia o la convivenza delle diverse tradizioni storiche e religiose, è ritenuto non casuale”. Il messaggio del Ccee, presieduto dal card. Peter Erdö, arcivescovo di Budapest, rimarca a questo punto le espressioni di intolleranza, di discreto e persino l'”incitamento all’odio verso la fede e la dottrina cristiana, e quindi verso i cristiani”. La loro voce “è da taluni ritenuta scomoda ed è accusata d’intolleranza o di oscurantismo: in realtà, è sentita come pericolosa perché voce libera che non si piega a interessi, né è disposta a cedere a ricatti”. I vescovi dichiarano: “Destabilizzare la persona e la società non è per il bene dell’uomo, ma rappresenta interessi di parte”.
Chiese perseguitate. L’assemblea si è concentrata sul problema delle persecuzioni contro i cristiani in Europa e nel mondo: “Si è rinnovata – spiega una nota del servizio stampa Ccee – la vicinanza alle chiese perseguitate, ed è stato chiesto che la comunità internazionale alzi la voce in modo chiaro e continuativo perché il diritto alla libertà religiosa sia rispettato e promosso sempre e ovunque”. Si è inoltre parlato dell’Osservatorio sulla discriminazione e l’intolleranza contro i cristiani in Europa, “esprimendo la più netta riprovazione circa tali dolorosi fenomeni che, là dove si verificano, esprimono un’involuzione della cultura e della civiltà”.
Varie commissioni. Al termine dell’assemblea è stato stabilito che il prossimo appuntamento del Ccee si svolgerà dal 3 al 6 ottobre 2013 a Bratislava. Mons. Stanislav Zvolenský, presidente della conferenza episcopale slovacca, ha commentato a Sir Europa: “La vedo come una grande opportunità per far conoscere ai confratelli europei la comunità dei nostri fedeli e la vita della Chiesa cattolica in Slovacchia, così pure la nostra cultura”. Tra gli adempimenti statutari, in relazione all’organizzazione interna del Ccee, sono stati nominati i presidenti di diverse commissioni. La commissione Caritas in Veritate ha avuto la conferma per un anno del presidente mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste (Italia). Alla guida della commissione Catechesi, scuola e università è stato nominato mons. Marek Jedraszewski, arcivescovo di Lódz (Polonia) che è stato riconfermato anche alla guida della sezione Università; per la sezione Catechesi, è stato nominato mons. Duro Hranic, ausiliare di Dakovo e Osijek (Croazia), e per la sezione Scuola mons. Eric Aumonier, vescovo di Versailles (Francia). La commissione Comunicazioni sociali sarà presieduta da mons. José Ignacio Munilla Aguirre, vescovo di San Sebastian (Spagna), mentre al Servizio europeo per le vocazioni arriva mons. Oscar Cantoni, vescovo di Crema (Italia).