UE E NORDAFRICA
Il ”dopo” primavera araba e la timida risposta europea
“L’obiettivo del mio intervento è quello di offrire alcune riflessioni a seguito dei recenti eventi drammatici che si sono svolti nel mondo arabo, in particolare nel contesto di un nuovo slancio dell’Islam sia in questi Paesi che in Europa”. Con queste parole padre Joseph Ellul ha aperto la sua relazione nel corso dei lavori annuali della Commissione Giustizia e Pace Europa, che quest’anno si è riunita a Malta nei giorni scorsi. L’incontro è servito soprattutto per delineare quale dovrebbe essere il contributo dell’Europa nei processi politici nei Paesi del Nord Africa. Padre Ellul è laureato in Studi Arabi e Islamici all’Istituto Pontificio di Roma (Pisai) e attualmente delegato dell’arcivescovo di Malta per il dialogo tra cristiani e musulmani, oltre che membro del Comitato per le Relazioni con i musulmani del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa.
Una svolta democratica. Nella prima parte del suo intervento, padre Ellul ha ripercorso le tappe salienti della primavera araba, soffermandosi più che altro sulla volontà dei ribelli di affermare strutture più democratiche nella gestione dei propri Paesi. “Bisogna però vedere se le rivolte nel mondo arabo porteranno ad un ambiente più stabile e democratico”. Inoltre l’esperto ha delineato il tipo di democrazia che potrà attecchire in questi territori. Infatti non bisogna essere così certi del successo del modello liberaldemocratico, tipico della società europea e americana. Tanto più che non si può nemmeno avere la certezza che sia necessariamente “il migliore e più il vantaggioso modello anche per le stesse società europee”. Quello che però l’esperto auspica, a prescindere degli esiti futuri, è che la liberazione dai regimi oppressivi e corrotti, ottenuta con un costo elevato in termini di vite umane, porti quanto meno al pieno esercizio dei diritti umani fondamentali. “Due, in particolare, sono i diritti specifici contenuti nella Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1948 e che non sono mai stati applicati nel mondo arabo, né nel mondo musulmano in generale. Si tratta dell’articolo 16, relativo al diritto di sposarsi e di fondare una famiglia e dell’articolo 18, riguardante la libertà di religione, che è diversa dalla libertà di culto”. La ‘primavera araba’ deve infatti annunciare l’inizio di “una nuova era in termini di diritti umani per tutti i cittadini dei Paesi arabi coinvolti, senza distinzione di razza, sesso o religione”.
L’esodo dai Paesi arabi. Tra le conseguenze apportate dalla primavera araba, quella più evidente, soprattutto a Malta, è l’aumento dei flussi migratori verso l’Europa. L’Isola, in particolare, “è vista dai migranti come un trampolino di lancio, piuttosto che un luogo in cui potrebbero realmente stabilirsi, tuttavia – continua il teologo – il loro arrivo in numero sempre crescente sta mettendo a rischio le risorse economiche a disposizione”. Mancano, infatti, delle politiche europee basate su una ripartizione più equa degli oneri tra tutti i Paesi europei e non solo quelli che si affacciano sul Mediterraneo.
Multiculturalismo e tolleranza. Padre Ellul ha rilevato che sotto il flusso di queste ondate migratorie, le società europee stanno cambiando i loro tratti distintivi e sempre più spesso si sente parlare di multiculturalismo. Società più tolleranti e liberali, è quello che viene chiesto contemporaneamente alle nostre comunità, senza però avere un preciso progetto per il futuro. Al riguardo, l’esperto ha ricordato le parole del rabbino capo Sir Jonathan Sacks quando scrive che “la tolleranza significa ignorare le differenze. Multiculturalismo significa sottolinearle. Si può avere la tolleranza e il multiculturalismo, ma non entrambi”.
Scontro di civiltà? “Quello a cui sono destinate le società europee – spiega l’esperto – non è uno” scontro di civiltà” come spesso viene millantato. “Si tratta piuttosto di un confronto tra un secolarismo che si sta trasformando in una religione e un Islam che viene sempre più descritto come un’ideologia”. Benedetto XVI, come ha ricordato padre Ellul, ha più volte espresso il suo disappunto per la mancanza di sensibilità da parte dei politici e dei legislatori europei nell’affrontare le questioni religiose, in particolare “di negare l’evidente contributo del cristianesimo nella nascita della società europea”. La motivazione addotta per questa lacuna è che l’Europa di oggi è una società multiculturale, nella quale non si deve cercare di dare la precedenza a una religione piuttosto che a un’altra. A riprova della sua tesi, nella conclusione del suo intervento, il teologo ha voluto ricordare le parole del Santo Padre, quando sottolinea che “I musulmani si sentono minacciati, non dalle fondamenta della nostra morale cristiana, ma dal cinismo di una cultura secolarizzata che nega le proprie basi […] non è la menzione di Dio che offende gli appartenenti ad altre religioni, ma è piuttosto il tentativo di costruire la comunità umana in modo da escludere assolutamente Dio”.