SCOZIA

La verità innanzitutto

Sulle unioni gay l’arcivescovo di Glasgow risponde al governo

Ha preso possesso dell’arcidiocesi di Glasgow lo scorso 8 settembre indossando i paramenti portati da Benedetto XVI durante la sua visita in Scozia di due anni fa. Mons. Philip Tartaglia, nato da genitori italiani, ha subito parlato chiaro: l’intenzione del governo scozzese di legalizzare le unioni gay è “essenzialmente una questione di libertà religiosa”. A Silvia Guzzetti, di Sir Europa, spiega perché.

Eccellenza, lei ha affermato che potrebbe andare in prigione perché la Chiesa si oppone alle unioni tra gay. Può spiegarci il perché?
“Il governo scozzese ha detto che intende legalizzare le unioni omosessuali e, se questo succederà, temiamo restrizioni alla libertà di esprimere la nostra opinione in pubblico. Non sappiamo se potremo affermare liberamente che il matrimonio è soltanto l’unione tra un uomo e una donna, senza venire accusati di un reato. Quindi, per noi, la questione delle unioni gay è essenzialmente una questione di libertà religiosa”.

Ci sono avvisaglie che questo avvenga?
“Potrebbe accadere. Abbiamo chiesto l’opinione di un avvocato esperto di diritti umani, Aiden O’Neill, che sostiene che c’è una buona probabilità che sacerdoti e insegnanti vengano incriminati in base alla legge sui diritti umani se si esprimono contro le unioni gay. Potremmo venire multati o perseguiti in altro modo. C’è chi ipotizza che la Chiesa, che in questo momento non è soggetta a tutte le tasse dello Stato perché è una ‘charity’, possa essere penalizzata. È possibile che certi gruppi dicano che ai ‘bigotti’ non si può concedere esenzione dalle tasse e che ci sottopongano a un nuovo regime fiscale. Potremmo dover accettare nuove regole sull’educazione cattolica nelle scuole, mettendo in pericolo il sistema di scuole cattoliche che per noi è di grande importanza”.

Quindi i rapporti con il governo sono tesi?
“Sì. È stato un momento molto difficile. Noi abbiamo detto che, se definiamo il matrimonio soltanto come un rapporto nel quale chi si ama entra, allora quali sono i suoi confini? Quale tipo di rapporti sono indicati con la parola matrimonio? Quali sono le basi filosofiche di questa scelta politica? Chi ha il diritto di ridefinire il matrimonio che esiste prima dello Stato? Non abbiamo ricevuto risposte adeguate e poi, nella stampa, ci sono state soltanto rabbia e accuse. Il livello emotivo sale quando facciamo queste domande, e la Chiesa viene condannata perché dicono che è poco caritatevole, omofobica ed esagerata. Purtroppo non c’è un vero dibattito ma uno scontro”.

Perché il governo è così deciso ad approvare le unioni gay?
“Il governo dice che è una questione di parità, ma ha anche parlato della Scozia come di un Paese progressista, a proposito delle unioni gay. C’è questa aspirazione ad essere progressisti, moderni e illuminati. Il governo è anche sotto la pressione di alcune lobby”.

Pensa che ci sia una via di uscita?
“I rapporti col governo sono sempre stati buoni e spero che lo saranno ancora. Tuttavia non dobbiamo cercare di compiacere il governo o l’establishment perché non è certo quello che ha fatto Gesù. Per la Chiesa questo può essere un momento di rinnovamento importante, perché ci costringe a chiederci chi siamo e a renderci conto che non si può sempre garantire la protezione dello Stato”.

Avete in programma una Commissione sulla famiglia?
“Vogliamo avviare questa Commissione per non essere soltanto negativi, ma fare qualcosa di positivo, su matrimonio e famiglia, e aiutare i genitori a crescere i bambini da cattolici”.

Che cosa farete per l’anno della fede, che coincide anche con il cinquantesimo anniversario del Concilio Vaticano II?
“Ci sono iniziative nelle diocesi e nelle parrocchie. Organizzeremo una conferenza alla quale parteciperà il card. George Pell, arcivescovo di Sydney, e mons. Serratelli, presidente di Icel, la commissione internazionale sull’inglese nella liturgia alla quale si deve il nuovo Messale. Questa conferenza sulla nuova evangelizzazione sarà per noi un momento molto importante. La faremo il 1° dicembre, il giorno dopo la festa di Sant’Andrea nostro patrono, e spero che possa dare nuovo coraggio e nuova energia alla Chiesa in Scozia. Io avrò il privilegio e la responsabilità di rappresentare la Scozia al Sinodo dei vescovi dove parlerò della fede che sarà il tema fondamentale del mio episcopato come arcivescovo di Glasgow”.