Giovani nell’Ue: i pesanti effetti della crisi
“Sono veramente preoccupata per gli effetti della crisi sui giovani. Troppi di loro si trovano esposti al rischio di esclusione sociale e di povertà”. Androulla Vassiliou, commissario europeo per istruzione, cultura e la gioventù, nel presentare il 10 settembre la relazione triennale sulla situazione giovanile, ha posto l’accento soprattutto sul tema del lavoro e sulle prospettive future delle nuove generazioni. I dati contenuti nel documento – che sarà discusso a novembre al Consiglio Ue per poi essere adottato – confermano una situazione fortemente problematica. “Tra i quindici-ventiquattrenni la disoccupazione è aumentata del 50% dall’inizio della crisi, passando da una media del 15% nel febbraio 2008 al 22,5% nel luglio di quest’anno”. Le ultime cifre pubblicate da Eurostat “indicano che i tassi maggiori si trovano in Grecia (53,8%) e in Spagna (52,9%)”. Nell’insieme dell’Unione “più del 30% dei giovani disoccupati si trova senza lavoro da più di un anno”. I rischi di esclusione sociale sono crescenti. Vassiliou ha aggiunto: “I giovani sono il nostro futuro e mi impegno a rafforzare le nostre politiche e i nostri programmi in tema di istruzione, formazione e gioventù per accrescere le loro prospettive occupazionali e le opportunità per la vita”. La relazione sulla gioventù chiede che nell’ambito della politica europea rivolta alle nuove generazioni “si attribuisca la massima priorità all’occupazione, all’inclusione sociale, alla salute e al benessere dei giovani”.
Alfabetizzazione: servono più libri e biblioteche
“C’è un segnale d’allarme sulla crisi dell’alfabetizzazione che interessa tutti i Paesi europei”: la principessa Laurentien dei Paesi Bassi, che presiede il gruppo di alto livello costituito dalla Commissione Ue per affrontare il problema dell’analfabetismo in Europa, presenta una relazione preoccupata. Vi si legge ad esempio che “un quindicenne su cinque” e “circa 75 milioni di adulti europei” sono privi “delle abilità di base in tema di lettura e scrittura”, il che “rende difficile per loro trovare un lavoro e aumenta la loro esposizione al rischio di povertà e di esclusione sociale”. Secondo il gruppo di esperti, “l’Ue deve intensificare gli sforzi per migliorare gli standard di alfabetizzazione”. In tal senso la relazione – resa nota nei giorni scorsi a Bruxelles – formula una serie di consigli rivolti ai genitori “affinché pongano le basi di una cultura della lettura ludica con i loro figli”; si suggerisce “la collocazione di biblioteche in contesti non convenzionali, come ad esempio i centri commerciali”; si sottolinea “la necessità di attirare nelle professioni dell’insegnamento un maggior numero di insegnanti maschi che fungano da modello per i ragazzi, che tendono a leggere molto meno che le ragazze”. La relazione pone ovviamente in evidenza il fatto che in una realtà economica e sociale sempre più “globale”, competitiva, dinamica, le abilità di lettura e scrittura “sono essenziali per migliorare la vita delle persone e promuovere le conoscenze, l’innovazione e la crescita”. Stabilita la necessità di migliorare i livelli di “cultura di base”, il testo formula raccomandazioni per ciascuna fascia d’età, a partire dalla prima infanzia. Tra i suggerimenti rivolti ad esempio alle scuole primarie si legge che queste “devono reclutare un maggior numero di insegnanti specializzati nella lettura e gli alunni dai risultati più scarsi devono ricevere un’assistenza individuale non appena se ne manifesti la necessità”. Le biblioteche scolastiche devono poi disporre di “materiali di lettura attraenti e interessanti per tutte le fasce d’età” così come va incoraggiato l’uso delle più moderne tecnologie, a partire dai computer. Invece “gli adolescenti hanno bisogno di materiale di lettura più diversificato, dai fumetti a testi letterari e e-book”. Proposte specifiche riguardano poi gli adulti e l’apprendimento delle lingue. Il tema sarà ripreso nel prossimo incontro tra i ministri dell’istruzione dei 27 che si svolgerà a Cipro il 4-5 ottobre.
Apprendimento non formale: imparare oltre la scuola
Corsi di formazione, stage, apprendimento diretto delle lingue, abilità acquisite in base all’esperienza: non esistono solo le scuole e le università per imparare. È quanto sostiene la Commissione Ue che, nell’ambito della sua strategia per l’occupazione e la crescita economica, ha formulato una proposta per “promuovere il riconoscimento delle abilità e delle competenze maturate al di fuori del mondo scolastico o accademico”. In questo modo l’Esecutivo “intende accrescere le opportunità occupazionali in particolare all’indirizzo dei giovani disoccupati e di coloro che dispongono di poche qualifiche formali”. In sostanza la Commissione sollecita gli Stati membri a definire entro il 2015 “sistemi nazionali per la convalida dell’apprendimento non formale e informale”, consentendo ai cittadini di “ottenere una qualifica piena o parziale sulla base delle abilità e competenze” cresciute “sul campo” (attualmente solo Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi dispongono di sistemi per la certificazione di tali conoscenze). Per apprendimento non formale si intendono corsi, workshop, conferenze o seminari, realizzati da associazioni, da aziende, oppure on line.
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