COMECE
Tre temi nel numero di settembre di Europe Infos
Dopo la pausa estiva il mensile della Comece ritorna dedicando le sue pagine a due iniziative della Commissione a tutela dell’infanzia (registri delle nascite e internet), al caso di Cipro, alla presidenza Ue in questo semestre, a una riflessione dopo il Rio+10 e a un resoconto della 7° "scuola estiva" proposta dalla Comece a luglio. L’editoriale è a firma di Frank Turner: "L’Ue, gli Usa e la crisi" (clicca qui).
Il registro delle nascite. Una normativa internazionale, emanata dall’Iccpr nel 1966 e ribadita dalla Convenzione per i diritti del bambino, sotto l’egida dell’Onu nel 1989, obbliga a registrare la nascita di un bimbo in una lista o registro ufficiale, per garantire una serie di diritti civili e politici. Lo Stato deve assicurare le condizioni tali da rendere possibile la registrazione e deve accertarsi che essa abbia luogo. Eppure si valuta che, nel 2007, siano stati 51 milioni i bambini nel mondo nati e non registrati. In effetti, spiega Anna Echterhoff (Comece), "ci sono molti e vari motivi per cui la registrazione non avviene: a volte sono insufficienti i provvedimenti legali o le amministrazioni sono inefficienti; a volte le distanze tra luogo di nascita e uffici di registrazione sono eccessive; oppure c’è semplicemente ignoranza sugli obblighi e gli effetti positivi della registrazione". Per questo la Commissione europea, in collaborazione con l’Unicef, ha deciso di stanziare 6 milioni di euro in un progetto che prevede, tra l’altro, "l’introduzione di nuove procedure di registrazione in otto Paesi selezionati" (Nigeria, Burkina Faso, Myanmar, Mozambico, Uganda, Kiribati, Vanuatu e le Isole Solomon), dove i troppi bambini non registrati (perché i registri sono collassati o per situazioni di guerra) sono altamente discriminati nell’accesso ai servizi fondamentali, perché privi di certificato di nascita. Il progetto è centrato sull’uso "della tecnologia e dei sistemi mobili per favorire l’accesso alla registrazione anche nelle aree più isolate".
Libertà di movimento in una Cipro divisa. Nella Repubblica di Cipro, membro Ue dal 2004, una parte del territorio è sotto controllo della Turchia dall’invasione del 1974. Se i dati ufficiali registrano un discreto movimento sia di greco-ciprioti che di turco-ciprioti attraverso il confine interno, resta aperta la condanna da parte della Corte europea dei diritti umani alla Turchia, perché continua a non concedere a circa 180 mila greco-ciprioti di ritornare nelle proprie case nella parte nord del Paese, violando l’art. 8 della Convenzione. La divisione coinvolge anche le comunità religiose, per cui ad alcune autorità ecclesiastiche cristiane è impedito l’ingresso nella cosiddetta "repubblica turca di Cipro settentrionale", di illegale costituzione. Secondo José Luis Bazán (Comece), "le risposte della Commissione europea all’interrogazione parlamentare sollevata su questi casi è stata breve e dolce". Così pure l’ultimo Consiglio associato Ue-Turchia del 22 giugno 2012 "ha mostrato sia la forte volontà da parte del governo turco di mantenere le sue posizioni sulla questione cipriota che la debolezza politica dell’Ue nell’usare la sua autorità per proteggere uno Stato membro". Eppure, caso raro, si è raggiunta l’unanimità internazionale sulle pratiche illegali della Turchia e delle autorità turco-cipriote nei confronti della libertà di movimento dei greco-ciprioti. Tuttavia, "la libertà di movimento esistente tra le comunità cipriote non deve essere usata per dare forza legale a situazioni illegali o per rafforzare politiche di colonizzazione", e non la si può considerare positiva fino a quando viene impedito il libero accesso dei leader religiosi alle comunità cristiane del nord.
Bambini e internet. "Una commissione pronta a intervenire, anche dal punto di vista legislativo, in numerose aree in cui situazioni specifiche e bisogni dei minori online sono a repentaglio": è quella che Alessandro Calcagno (Comece) plaude a motivo della nuova "Strategia europea per un internet migliore per i bambini" presentata di recente. Essa contiene quattro proposte: contenuti online di alta qualità per bambini e giovani; accrescimento della consapevolezza attraverso l’introduzione nelle scuole degli stati membri di corsi sulla "sicurezza online" entro i 2013 e il finanziamento di una infrastruttura interattiva per la sicurezza; creazione di un contesto più sicuro per i bambini online con aspetti legati sia al controllo della responsabilità dei genitori sia e regole più chiare per la classificazione dei siti e dei loro contenuti; infine la commissione ha avanzato proposte nel settore della lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale sui minori, sostenendo, per esempio, ricerche su soluzioni tecniche innovative per l’identificazione e il sequestro del materiale che sfrutta i minori. Calcagno valuta che queste siano "azioni incisive" da parte dell’Ue nei confronti del "diritto delle giovani generazioni di accedere a un contesto online che offre opportunità e nuove prospettive, senza dover pagare il prezzo di pericoli e minacce" e suggerisce che anche "i genitori siano pienamente coinvolti e resi più consapevoli e competenti per meglio monitorare le attività dei propri figli on line". Parlamento e Consiglio devono ora offrire l’appoggio necessario alla Commissione per tradurre la strategia in proposte legislative concrete.