LEFEBVRIANI

Un processo complicato

Il punto sui colloqui tra Santa Sede e Fraternità sacerdotale San Pio X

“Lungi da noi l’idea di costituire una Chiesa parallela, esercitando un ministero parallelo!”. Ma allo stesso tempo “non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla perdita generalizzata della fede, né di fronte alla caduta vertiginosa delle vocazioni e della pratica religiosa. Non possiamo tacere di fronte alla ‘apostasia silenziosa’ e alle sue cause. Poiché il mutismo dottrinale non è la risposta a questa ‘apostasia silenziosa’ che perfino Giovanni Paolo II constatava nel 2003”. Sono i due punti della posizione in cui si trova oggi la Fraternità sacerdotale San Pio X nelle sue relazioni con la Chiesa cattolica. A delinearla è il vescovo Bernard Fellay, superiore generale dei Lefebvriani, in un’intervista pubblicata sul bollettino della Fraternità (Dici.org) a conclusione del Capitolo generale che si è tenuto a Econe nei giorni scorsi.

Tempi e contenuti. Al centro del Capitolo di Econe, c’era la valutazione da parte dei membri della Fraternità del preambolo dottrinale che il card. William Levada, prefetto emerito della Congregazione per la dottrina della fede, aveva consegnato nella sua stesura finale al vescovo Fellay lo scorso 13 giugno. Si è quindi in attesa di una dichiarazione comune che il capitolo invierà “prossimamente” a Roma e sarà in seguito resa pubblica. Il superiore generale della Fraternità non parla del contenuto della risposta che i Lefebvriani sono pronti a dare alla Santa Sede ma fa alcune precisazioni importanti. La prima è quella relativa all’atmosfera che si respirava tra i capitolari dopo le polemiche interne e le fughe di notizie. “Siamo veramente andati al fondo delle cose – dice – e tutti i capitolari hanno potuto prendere visione dell’intero dossier. Niente è stato messo da parte, non ci sono tabù tra noi”. La seconda precisazione riguarda i tempi: “Molto presto – fa sapere – faremo pervenire a Roma la posizione del Capitolo, che ci ha dato l’occasione di precisare la nostra tabella di marcia insistendo sulla conservazione della nostra identità”. A proposito della “battaglia per la Tradizione” perseguita dalla Fraternità, mons. Fellay afferma tra l’altro: “Sarebbe irrealistico negare l’influenza modernista e liberale che si esercita nella Chiesa a partire dal Vaticano II e dalle riforme che ne sono derivate”.

La Santa Sede in attesa di una risposta. Il Capitolo generale della Fraternità sacerdotale San Pio X ha pubblicato, al termine della riunione di Econe, una Dichiarazione in cui si affronta la questione circa la possibile normalizzazione canonica della relazione fra la Fraternità e la Santa Sede. Nel comunicato si annuncia che sarà convocato a questo preciso riguardo un Capitolo straordinario deliberativo. E si torna a ribadire che “il primo dovere della Fraternità nel servizio che intende rendere alla Chiesa, sia quello di continuare a professare, con l’aiuto di Dio, la fede cattolica in tutta la sua purezza e integrità, con una determinazione proporzionata agli attacchi che questa stessa fede oggi non cessa di subire”. In una nota pubblicata dalla Santa Sede, il Vaticano prende atto della Dichiarazione, “ma – aggiunge – resta in attesa della annunciata Comunicazione ufficiale da parte della Fraternità Sacerdotale, per la continuazione del dialogo fra la Fraternità e la Commissione ‘Ecclesia Dei'”.

Il valore del Concilio. Dunque il processo va avanti. A ribadire, invece, l’importanza e il valore del Concilio, proprio nel giorno in cui si è concluso il Capitolo generale, è stato Benedetto XVI, che nella sua visita pastorale di domenica 15 luglio a Frascati ha ricordato che “i documenti del Concilio contengono una ricchezza enorme per la formazione delle nuove generazioni cristiane, per la formazione della nostra coscienza. Quindi leggetelo, leggete il Catechismo della Chiesa cattolica e così riscoprite la bellezza di essere cristiani”. E proprio i grandi temi del Concilio Vaticano II (libertà religiosa, dialogo interreligioso, impegno dei laici, …) rappresentano i principali ostacoli negli incontri di questi anni tra Lefebvriani e Santa Sede. Incontri entrati nel vivo a partire dal 2009: prima è stata liberalizzata la messa in latino secondo il rito di San Pio V, cioè la liturgia preconciliare, poi è stata revocata la scomunica ai quattro vescovi ordinati illecitamente nel 1988 da mons. Marcel Lefebvre; quindi sono iniziati gli incontri. La Santa Sede ha dato due indicazioni: l’accettazione di un preambolo dottrinale e l’ipotesi di una prelatura personale in vista di “un eventuale riconoscimento” della Fraternità. L’ultimo incontro tra le parti è del 13 giugno scorso. In quell’occasione, riferisce il comunicato diffuso dalla sala stampa vaticana il 14 giugno, è stata presentata “la valutazione della Santa Sede circa il testo consegnato dalla Fraternità nel mese di aprile, in risposta al preambolo dottrinale, sottoposto dalla Congregazione per la dottrina della fede il 14 settembre 2011 a detta Fraternità. Nella discussione successiva si è avuta anche la possibilità di offrire le opportune spiegazioni e precisazioni. Mons. Fellay da parte sua ha illustrato la situazione attuale della Fraternità e ha promesso di far conoscere la sua risposta in tempi ragionevoli. (…) A conclusione della riunione si è auspicato che anche attraverso questo momento ulteriore di riflessione si possa giungere alla piena comunione della Fraternità con la Sede Apostolica”.