SLOVACCHIA

Una nuova storia

Lettera dei vescovi per l’Anno dei santi Cirillo e Metodio

“Molte nazioni del mondo commemorano con orgoglio i momenti della loro storia in cui Dio le ha toccate e si sono lasciate formare dal Vangelo di Gesù. Ecco perché ci stiamo preparando per la celebrazione del 1150° anniversario dell’evento che ha impresso una nuova direzione alla storia della nostra nazione slovacca e delle altre nazioni slave”. Con queste parole i vescovi della Slovacchia si rivolgono ai fedeli in una lettera pastorale scritta in occasione dell’inizio dell’Anno dei santi Cirillo e Metodio, letta la prima domenica di luglio in tutte le parrocchie cattoliche del Paese.

Genealogia spirituale. Questi “eroi dello spirito”, scrivono i presuli, “hanno offerto ai nostri predecessori la possibilità di essere toccati dalla Parola di Dio vivificante nella loro lingua madre” in modo che “i testi della Sacra Scrittura potessero diventare un impulso costante ad un approfondimento della loro fede e alla formazione della loro conoscenza e della loro coscienza”. La presenza costante di questi santi nella memoria delle nazioni conferma che l’evento è stato più di un fatto del passato: “È stato un tocco di Dio che dura fino ad oggi e ci sostiene ogni giorno della nostra esistenza”, si legge nella lettera pastorale, nella quale si afferma che Cirillo e Metodio furono indubbiamente “mediatori importanti” di questo tocco nel contesto di una “genealogia spirituale” della nazione slovacca. Il suo potere di guarigione, che chiama a una nuova vita, costituisce un’immensa attualità e urgenza anche per l’uomo contemporaneo. I presuli sottolineano la necessità di aprirsi a questa “rinnovata vita spirituale” che può appassire così facilmente, di rinnovare la vita morale e familiare che – nonostante il costante discredito dei valori essenziali – rappresenta il fondamento della dignità umana. “In una parola, abbiamo bisogno del Vangelo e di una sua predicazione comprensibile”, scrivono i vescovi.

Esempio di nuova evangelizzazione. La lettera mette in luce la “profonda fede, il sacrificio personale, il grado d’istruzione e la creatività della comunicazione” dei santi Cirillo e Metodio, che rappresentano “un fulgido esempio di nuova evangelizzazione” e possono diventare “una guida per il percorso dal deserto alla vita” anche per l’uomo di oggi, in particolare per l’imminente Anno della fede e a pochi mesi dall’inizio del Sinodo sulla Nuova evangelizzazione convocato dal Santo Padre per il prossimo ottobre. Poco prima di morire, san Metodio ha designato san Gorazd come suo successore dicendo: “Questo è un uomo libero del vostro Paese, ben istruito con libri in latino, un uomo dalla fede solida”. Oggi ci collochiamo simbolicamente al capezzale di san Metodio ed egli ci domanda: “Siete davvero uomini e donne liberi del vostro Paese, liberi di annunciare la verità eterna di Dio secondo la volontà di Gesù Cristo? Siete ben istruiti dai libri, incluso il Vangelo di Cristo? Conoscete la vostra fede e avete il coraggio di annunciarla agli altri?”. La prima manifestazione della nostra gratitudine nei confronti dei santi Cirillo e Metodio dovrebbe consistere nel mostrare interesse a conoscere la loro vita e la loro missione, per tutelare “il dono più prezioso che hanno dato ai nostri predecessori”, scrivono i vescovi, esortando i fedeli a partecipare ai vari eventi culturali, religiosi e scientifici per celebrare la loro memoria e i loro meriti.

Un invito a riflettere. Tutta la Slovacchia ha innalzato la propria preghiera a Dio onnipotente per chiedergli vigore spirituale durante la celebrazione eucaristica in occasione dell’inizio dell’Anno dei santi Cirillo e Metodio, il 5 luglio a Nitra, la più antica diocesi nell’Europa Orientale (880), testimonianza emblematica del felice esperimento liturgico di inculturazione del Vangelo tra i popoli slavi per opera di Cirillo e Metodio 1150 anni fa. La Conferenza episcopale invita tutti i fedeli a familiarizzare con l’inizio della nostra “storia culturale nazionale” e a pregare per ottenere “fede, speranza, amore e forza spirituale, per essere in grado di compiere la nostra missione umana e cristiana”, come fecero i fratelli tessalonicesi nel IX secolo.