CONSIGLIO UE
Gli esiti del summit dei 27 di fine giugno e le ”nuove sfide”
“Misure a breve termine per stabilizzare i mercati” e tendere la mano ai Paesi indebitati e a rischio-speculazione; “altre misure nel medio periodo per favorire la crescita”; infine “interventi nel lungo termine per rafforzare la governance economica e quindi l’Unione nel suo complesso”: Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, sintetizza a bocce ferme i risultati del summit del 28 e 29 giugno a Bruxelles. Dal 2008 il vecchio continente fa i conti con una pesantissima crisi economica e finanziaria; l’Ue cerca di intervenire sui diversi fronti (debito sovrano, stabilità dell’euro, economia “reale”, disoccupazione, redditi e consumi), talvolta con successo, altre volte in ritardo e con decisioni parziali. Ma probabilmente il vertice dei 27 della scorsa settimana ha segnato una tappa più importante di altre; qualche voce, forse più ottimista del dovuto, parla di “svolta”.
Crescita, bilancio pluriennale. I capi di Stato o di governo dell’Unione si legge nelle Conclusioni del summit – “hanno convenuto un patto per la crescita e l’occupazione comprendente le misure che gli Stati membri e l’Ue dovranno adottare al fine di rilanciare la crescita, gli investimenti e l’occupazione e rendere l’Europa più competitiva”. Sono state approvate “le raccomandazioni specifiche per Paese volte a fornire orientamenti per le politiche e i bilanci degli Stati membri”. È stato posto in evidenza “il ruolo che dovrebbe svolgere il prossimo quadro finanziario pluriennale per consolidare la crescita e l’occupazione”. Il Consiglio ha inoltre dato il via libera alla relazione di Van Rompuy (scritta in collaborazione con il presidente della Commissione Barroso, Jean-Claude Juncker per l’Eurogruppo e Mario Draghi per la Bce) volta ad approfondire l’Unione economica e monetaria, sulla quale si farà il punto sulla base di una “relazione intermedia” – in una specifica riunione del Consiglio a ottobre. Quattro i pilastri della nuova Uem: “Un quadro finanziario integrato, un quadro di bilancio integrato, un quadro integrato di politica economica e il rafforzamento della legittimità democratica e della responsabilità”.
Tre punti da ricordare. Anche il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, tenta di riassumere in tre punti fin dove sia giunto il vertice di fine giugno. Il primo riguarda le misure di breve periodo per supportare Paesi sottoposti alla pressione dai mercati (l’elenco è già lungo e comprende, per ora, Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e Cipro): “Abbiamo un chiaro impegno verso un meccanismo di vigilanza unico per la zona euro che permetterà una ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo europeo di stabilità a condizioni ben precise”. È il fondo anti-spread di cui si è a lungo parlato nei giorni scorsi. Il secondo elemento è inerente il “patto per la crescita e l’occupazione” da 120 miliardi, che comprende fra l’altro un migliore utilizzo e riorientamento dei fondi strutturali, il varo dei project bond per investimenti mirati (infrastrutture, energia, reti, sostegno alle piccole e medie imprese, ricerca), il potenziamento della capacità creditizia della Banca europea per gli investimenti. Terzo punto: l’unione bancaria, tutta da definire e il cui progetto operativo è affidato alla Commissione. Sul versante della crescita, le istituzioni Ue (Consiglio, Commissione e Parlamento, pur con accenti diversi) ritengono fondamentale insiste Barroso – la definizione del quadro finanziario 2014-2020, che conterrebbe indicazioni precise e fondi derivanti dal bilancio Ue per favorire la ripresa economica, le regioni arretrate, le Pmi, l’agricoltura, i consumatori, la ricerca indirizzata all’innovazione.
I tempi della democrazia. “Abbiamo bisogno di investimenti, ma anche di riforme. Di crescita e allo stesso tempo di rigore” nei conti statali. Barroso si confronta con gli eurodeputati sui principali elementi emersi dal summit: il 3 luglio vola infatti a Strasburgo, assieme a Van Rompuy, per rilanciare la strategia che la Commissione sta tessendo per uscire dalla crisi, o almeno per tamponarne subito gli effetti economici e sociali. Nel frattempo si studiano le mosse per il futuro. “Siamo onesti confida appena uscito dall’emiciclo della plenaria -, le sfide non finiscono qui. C’è ancora molto da fare. Bisognerebbe anche evitare, da parte di alcuni leader europei, di rilasciare dichiarazioni contraddittorie a così pochi giorni dal summit”. Il riferimento ai governi olandese e finlandese, ora apparentemente contrari sullo scudo anti-spread, è evidente. “Sarebbe anche necessario aggiunge il politico portoghese avere dei processi decisionali più rapidi, veloci quanto i mercati, ma la democrazia richiede la costruzione del consenso e dunque tempi più dilatati”. Gli dà man forte Helle Thorning-Schmidt, premier danese, fino a giugno presidente di turno dell’Ue: “Non capisco chi si prodiga per sminuire i risultati ottenuti non solo al summit ma in questi ultimi mesi. Siamo andati avanti, dal patto di bilancio al patto per la crescita. Ci servono più Europa, più cooperazione e maggiore solidarietà. Ora dobbiamo passare dalle parole ai fatti”.