CHIESE EUROPEE

Testimoniare l’unità

Fede e dialogo ecumenico nell’incontro Ccee a Edimburgo

Una cerimonia di accoglienza, al suono della tradizionale arpa scozzese, nella grande sala del castello di Edimburgo per significare “l’importanza e la distinzione che, attraverso voi, attribuiamo alla Chiesa cattolica”. Con queste parole il segretario di stato scozzese (Permanent Secretary), sir Peter Housden, ha salutato, il 30 giugno sera, i segretari generali del Ccee, convenuti nella capitale scozzese per il loro 40° incontro annuale. Una visita istituzionale servita anche a rivivere il viaggio di Benedetto XVI in Scozia del settembre del 2010. “Abbiamo avuto la meravigliosa opportunità di ospitare, ad Edimburgo e Glasgow, Benedetto XVI e in questa occasione – ha ricordato il rappresentante del Governo scozzese – l’entusiasmo della gente fu meraviglioso e testimonia l’importanza della fede cattolica in Scozia dove vivono oltre 500 mila i fedeli. Essi testimoniano giornalmente questo spirito sia personalmente che comunitariamente, grazie al sostegno pastorale della Chiesa locale. La Scozia conta anche fedeli di altre religioni che il Governo incentiva e sostiene così come la Chiesa cattolica che nella figura di papa Giulio II riconobbe la Scozia come Stato nazionale nel 1407”. Al saluto di sir Housden hanno fatto eco quelli di padre Duarte da Cunha, segretario del Ccee e di mons. Antonio Mennini, nunzio apostolico a Londra. Entrambi hanno ricordato le radici cristiane dell’Europa e la necessità della loro difesa e promozione poiché poste a fondamento sociale e civile del Vecchio Continente.

Radici da difendere. Un tema, quello delle radici cristiane dell’Europa, ripreso ancora il 1° luglio – ultimo giorno dell’incontro prima della conferenza stampa finale del 2 luglio – da mons. Mennini. “Il Papa – ha detto – ricorda spesso che viviamo in un mondo secolarizzato dove si tende a togliere la religione soprattutto quella cristiana dallo spazio pubblico. Non dobbiamo permettere all’Europa di dimenticare le sue radici cristiane al contrario dobbiamo dare ai suoi cittadini e al mondo in crisi la buona novella dell’amore, della giustizia e della pace. La missione della Chiesa non è nell’ordine sociale, economico o politico ma in quello religioso e spirituale. La Chiesa deve percorrere lo stesso viaggio dell’umanità condividendone le sfide”.

La sfida dell’ecumenismo. Sfide come la crisi globale della finanza, gli attacchi alla famiglia, la bioetica, la difesa della vita in ogni sua fase chiedono alle Chiese cristiane una risposta unica e questo pone il dialogo ecumenico tra le priorità di impegno: lo hanno affermato don Stefano Smyth, segretario generale della Acts (Azione delle chiese insieme in Scozia), e Bob Fyffe, canonico della Chiesa episcopale di Scozia e Segretario generale del Ctbi (Chiese insieme in Gran Bretagna e Irlanda). “Fulcro del cammino ecumenico – ha affermato don Smyth – è riconoscere la bontà dell’altro. Ci sono differenze storiche ed ecclesiologiche all’interno delle varie Chiese: è importante tenerle presente ma anche non guardare troppo alle divisioni”. In Scozia, ha aggiunto, “il dialogo è tra ecclesiologie diverse, episcopaliana, presbiteriana, cattolica” ed è necessario fare incontrare queste visioni diverse, sviluppandone i talenti. Ci sono Chiese piccole nelle quali ci sono voci profetiche che meritano di essere riconosciute ed ascoltate da quelle più grandi”. “Le nostre Chiese devono passare dalla cooperazione all’unità” ha ribadito il canonico Fyffe per il quale non è sufficiente “servire, studiare, pregare e comunicare il lavoro che si porta avanti, non solo nel campo ecumenico, ma anche in quello interreligioso”.
La problematicità del dialogo ecumenico è evidente ma occorre “rendere dichiarazioni congiunte sui più importanti temi di attualità e adottare metodi di lavoro comune”.

Una risposta per l’Europa. La nuova evangelizzazione e l’Anno della fede possono dare all’Europa quelle risposte che cerca in questo grave momento di crisi morale ed economico, tornando a respirare con i suoi due polmoni, l’Occidente e l’Oriente. Lo ha ribadito il card. Keith Patrick O’Brien, arcivescovo di St. Andrews ed Edimburgo e presidente della Conferenza episcopale della Scozia nell’omelia della messa concelebrata nella cattedrale di st. Mary il 1° luglio con i segretari generali delle Conferenze episcopali europee. Il cardinale ha individuato nei campi culturale, politico e sociale i luoghi dove portare l’annuncio del Vangelo con “la testimonianza di unità”. “Il Vangelo – ha detto – deve tornare ad ispirare tutte le nostre azioni rivolte al rispetto della persona, dei diritti umani, della giustizia, all’accoglienza dei migranti, la tolleranza”. Per il porporato “è l’assenza di fede che ci isola, ci frammenta impedendoci di mettere in pratica i valori evangelici vere ed uniche risposte alla crisi del mondo attuale. Dobbiamo chiederci cosa possiamo fare per il bene comune e la democrazia”. “La fede – ha concluso il card. O’Brien – non può essere relegata alla sfera privata ma deve tornare ad occupare il suo ruolo specifico nelle nostre società”.