EDITORIALE

“Siamo tutti Greci”

Dalla Chiesa ortodossa di Vienna un monito all’Ue per la solidarietà dimenticata

Il cosiddetto “Vicolo dei Greci” – vicino alla cattedrale ortodossa della Trinità – in un angolo remoto del centro storico di Vienna, ricorda la plurisecolare presenza di greci e altri cristiani ortodossi nella capitale austriaca. Domenica 23 giugno, questo piccolo vicolo, nel quale si trova anche la chiesa ortodossa di san Giorgio, è stato teatro di una Festa di solidarietà della Chiesa greco-ortodossa in Austria dal titolo programmatico “Siamo tutti Greci”. L’anno scorso, quando la crisi greca stava per raggiungere il suo apice, il metropolita ortodosso di Vienna Arsenios (Kardamakis) aveva invitato per la prima volta la città a questa festa di solidarietà. Lo scopo di queste iniziative non è unicamente raccogliere offerte per le attività caritative della Chiesa ortodossa in Grecia. Si tratta piuttosto di dare un segnale di solidarietà e di rispetto, che restituisca ai greci la loro dignità, che nelle discussioni sulla crisi è stata spesso trascurata.
Con la Festa di solidarietà – di altissimo livello musicale e culinario – il metropolita viennese ha trovato una via per superare molti pregiudizi, ad esempio anche quello che afferma che la Chiesa ortodossa non è attiva sul piano caritativo. Il metropolita ha mostrato quanto sia imponente ed efficace l’attività della Chiesa ortodossa, ad esempio nell’area metropolitana di Atene, dove l’anno scorso si era svolto un viaggio informativo con i giornalisti.
Il metropolita ha intrapreso un percorso d’informazione, immediatamente prima della Festa di solidarietà di quest’anno, anche nella sua patria cretese. In quell’occasione ha lanciato un’idea originale per superare la crisi e che non si trova negli abbozzi tecnocratici: ha infatti ricordato che l’ospitalità – per i greci il valore supremo, con un’impronta religiosa – può diventare “fondamento e bussola” di un nuovo orientamento etico-spirituale della società. Attraverso il cristianesimo l’ospitalità si è profondamente impressa nella cultura e nella mentalità greche. Essa si oppone già di per sé a ogni risentimento di tipo nazionalistico e “porta a una coesione sociale e a una presa di coscienza della vita come dono. Essa può essere un cartello indicatore per uscire dalla crisi”. Un’etica dell’ospitante, che allo stesso tempo sia consapevole di essere egli stesso un ospite sulla terra, volge l’attenzione ai valori fondamentali della vita, della gratitudine per i semplici doni dell’esistenza e della cooperazione solidale nella società, rappresenta quelle basi e quella consistenza che negli ultimi anni hanno spesso vacillato.
Il metropolita ha definito in questo modo il ruolo della Chiesa nell’ottica della crisi: da un lato, si tratta di “rendere coscienti dei problemi più profondi, perché la miseria economica non è la causa, bensì la conseguenza dell’impoverimento della dimensione intellettuale e spirituale dell’uomo”. In questo ambito alla Chiesa spetta una funzione di appello e incoraggiamento: “La conversione, il cambiamento del tenore e dello stile di vita di ciascuno è il presupposto per il cambiamento e il miglioramento economico e della società”. Per altro verso, la Chiesa deve cercare con i suoi mezzi di diminuire il disagio (e questo la Chiesa ortodossa in Grecia lo fa, basti pensare a quante parrocchie provvedono gratuitamente a far avere – con amore e un servizio di alta qualità – il pane quotidiano a uomini divenuti poveri).
Uno dei confratelli cretesi nell’episcopato del metropolita Arsenios – il direttore dell’Accademia ortodossa di Creta, il metropolita Amphilochios (Andronikakis) – ha offerto ai giornalisti austriaci un’analisi impietosa della situazione: “Perché i finanziatori europei hanno offerto contributi alla politica greca così a lungo e così generosamente, pur sapendo che essa non andava bene? Perché sono state imposte ai greci misure di risanamento con una tale radicalità, da inevitabilmente non riuscire a ottenere né l’approvazione della società né l’accettazione e il riconoscimento da parte degli interessati? Coloro che oggi parlano spregiativamente della Grecia e non si sono mai presi la briga di affrontare le necessità di molti singoli, concreti individui, hanno con questo dimenticato i veri fondamenti dell’Europa – la sua cultura e civiltà, la sua storia e religione – che hanno qui le loro radici”.
Le attività del metropolita ortodosso di Vienna mostrano che il discorso divenuto di moda negli ambienti dell’Europa centrale e settentrionale dinnanzi alla crisi nei “Paesi del Sud”, che si troverebbero nelle gravi condizioni per propria colpa, non deve essere accettato come “danno collaterale”. Si può “pilotare nella direzione opposta”, anzi si deve farlo, se non si vuole distruggere l’identità europea, raggiunta così a fatica dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale.