UNO DI NOI - AUSTRIA
Intervista con Gudrun Kugler, responsabile del comitato One of Us a Vienna
La raccolta delle firme per la campagna One of Us (Uno di noi), legata alla petizione europea per la tutela dell’embrione umano, vede l’Austria tra i punti di riferimento per la riflessione nell’Unione europea e in particolare per quei Paesi dove sono molto forti le differenziazioni culturali e religiose: questo grazie all’azione del coordinamento dei promotori, espressione del dialogo ecumenico e interconfessionale tipico della società austriaca. Un grande impulso alla raccolta si prevede arriverà dall’appoggio incondizionato ricevuto da parte della Conferenza episcopale austriaca per voce del presidente, l’arcivescovo di Vienna card. Christoph Schönborn. Sir Europa ha intervistato sul tema delle prospettive della raccolta di firme Gudrun Kugler, responsabile del comitato promotore di One of Us in Austria. Esperta di diritto familiare e di teologia e pastorale della famiglia, è attualmente la direttrice dell'”Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani”, in stretto rapporto con l’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Ue.
Il comitato One of Us Austria ha spostato la data ultima per la raccolta delle firme al 31 luglio. Quali sono le vostre prospettive?
“Lottiamo per qualsiasi contributo che possiamo ancora dare dall’Austria per raggiungere il milione di firme in Europa. Da noi gli ostacoli burocratici per raccogliere le firme sono molto difficili da superare: ciò nonostante abbiamo l’obiettivo di superare le attuali firme raccolte – oltre 29.500 – per arrivare a 40mila”.
Quali i punti forti e le maggiori opposizioni registrati durante la campagna?
“Promotore dell’iniziativa One of Us in Austria è la Conferenza per la vita, un’associazione interconfessionale, costituita da singoli e associazioni che hanno a cuore la tutela della vita umana e della dignità della persona. Il progetto One of Us in Austria è un esempio di ecumenismo riuscito. Gli ostacoli maggiori sono stati un inaspettato disinteresse dei media secolari e la passività di associazioni e partiti politici di fronte alla nostra richiesta di sostenere l’iniziativa”.
Quale stimolo vi è giunto dalle parole del cardinale Schönborn e quanto si potrebbero rivelare decisive per incrementare la raccolta delle firme in Austria?
“Nella plenaria primaverile, i vescovi austriaci si sono pronunciati espressamente sull’iniziativa dei cittadini europei One of Us e hanno lodato l’ampio sostegno fornito dalle innumerevoli associazioni cattoliche. Anche nella conferenza stampa conclusiva, il presidente card. Schönborn ha sostenuto l’impegno pubblico dei laici in questo ambito. ‘Dare una voce all’embrione rappresenta un elemento fondamentale della tutela dei più deboli tra di noi. L’embrione umano non è materia prima per interessi economici o di altra natura, ma è uno di noi’, ha detto letteralmente. Per noi organizzatori, questo non è solo un aiuto a raccogliere le firme ma è anche la realizzazione di uno dei nostri obiettivi: le svariate istituzioni ecclesiastiche lottano per la stessa causa. Collaboriamo anche con organizzazioni non cattoliche. In tal modo si costruiscono nuovi ponti e relazioni importanti per la tutela della vita nel lungo periodo. L’urgenza di proteggere la vita richiede nuove alleanze. One of Us è un’occasione grandiosa di adoperarci pubblicamente e in modo unitario. Nell’Europa centrale, questo aspetto del cristianesimo è stato trascurato per lunghi anni. One of Us deve rappresentare un nuovo inizio”.
Il riconoscimento dei diritti dell’embrione si scontra con la secolarizzazione dell’Europa: quali i punti di One of Us che hanno riscosso successo in Austria?
“La tutela della vita umana è un desiderio autentico per molte persone. Per molti è incomprensibile in particolare il fatto che per la ricerca su cellule staminali embrionali vengano uccisi gli embrioni sebbene esistano possibilità alternative di ricerca sulle cellule staminali che non creano problemi di natura etica. In Austria non vengono stanziate entrate fiscali per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ma ciò è possibile per vie traverse a livello di Ue. Questo in Austria non viene compreso. L’iniziativa One of Us è un progetto entusiasmante anche perché i cittadini di tutta l’Europa si sono uniti per lavorare a un progetto di politica reale che non è allineato alla corrente dominante e che, comunque, appare realizzabile”.