CONSIGLIO UE

Tutti i dossier sul tavolo

Summit 27-28 giugno: in primo piano occupazione e credito alle imprese

Creare opportunità di lavoro, specialmente per i giovani, e ripristinare i flussi di credito all’economia: sono i due principali punti segnati nell’agenda del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno, ennesimo appuntamento per far fronte ai danni causati dalla crisi. Ma numerosi altri argomenti si sono affacciati alle porte del palazzo Justus Lipsius, fra cui il progetto di unione bancaria, il rafforzamento dell’unione economica e monetaria (Uem), il bilancio pluriennale, l’ingresso della Croazia – a partire dal 1° luglio – quale ventottesimo Stato aderente. Una complessità di temi che certo non ha giovato alla priorità da riservare a lavoro e finanziamenti alle imprese.

Anzitutto i giovani. Alla vigilia del vertice, era stato lo stesso presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, a sottolinearne il calendario. “Nel corso di questi due giorni – ha affermato Van Rompuy – il nostro obiettivo dovrebbe essere soprattutto di concordare misure concrete per abbattere gli alti livelli di disoccupazione che i nostri Paesi si trovano ad affrontare, soprattutto per quanto attiene i giovani” (i disoccupati totali sono oltre 25 milioni, di cui 6 milioni under25). Tra le azioni “urgenti”, peraltro più volte annunciate, il presidente ha ricordato l’Iniziativa per l’occupazione giovanile, il sistema di Garanzia per i giovani (opportunità di stage, lavoro o formazione entro quattro mesi dal termine degli studi), la mobilitazione dei fondi Ue per l’occupazione giovanile, aumento della mobilità. Inoltre, per “ripristinare i flussi di credito per l’economia, dobbiamo lanciare un nuovo Piano d’azione per l’investimento, con misure di sostegno alle Pmi”. Nella lettera Van Rompuy tornava a citare il Patto per la crescita e l’occupazione, definito dal Consiglio esattamente un anno fa e rimasto sostanzialmente sulla carta.

Banche, governance. I rappresentanti dei 28 Paesi sono dunque arrivati a Bruxelles con molteplici pensieri. Da una parte occorre rilanciare – è convinzione condivisa – le economie nazionali e rispondere alle attese dei cittadini, che reclamano lavoro e certezze per il futuro. D’altra parte l’Ue richiama – giustamente – a un consolidamento dei conti pubblici, per poter dare “sostenibilità” e continuità alla crescita. È la posizione espressa soprattutto dalla Commissione mediante le “raccomandazioni” per le riforme interne in ciascuno Stato, iscritte nell’ordine dei lavori, con le quali si chiude il “semestre europeo” 2013 per la governance, il coordinamento e la convergenza delle politiche economiche. Non meno impegnativi appaiono i negoziati per dar vita all’unione bancaria (l’Ecofin del 26 giugno si è occupato delle regole per i salvataggi degli istituti di credito), così come quelli per l’Uem.

Pac e bilancio. Qualche schiarita nell’imminenza del summit era giunta, invece, su due versanti “concreti” della politica Ue. Lo stesso 26 giugno le istituzioni comuni erano giunte a un punto di intesa per la nuova Politica agricola comune (Pac), uno dei capitoli principali e “storici” dell’integrazione continentale; il 27 giugno, inoltre, si era conclusa la corsa contro il tempo per varare l’impalcatura del Quadro finanziario pluriennale, necessario anche per sapere su quanti fondi si potrà effettivamente contare nel periodo 2014-2020 per dar corso alle politiche Ue, dal sostegno all’occupazione alla Pac, dai progetti Erasmus alla realizzazione di infrastrutture viarie, dalle politiche energetiche alla sicurezza, dalla ricerca agli interventi a tutela dei consumatori.

Voci soddisfatte. Così le due autorità di bilancio, Europarlamento e Consiglio dei ministri Ue, hanno fissato le cifre fino al 2020 – in realtà circolate da mesi – in 908 miliardi di euro per i pagamenti e 959 per gli impegni. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, che ha mediato fra le autorità di bilancio, ha parlato di “accordo politico”, che deve essere ora ratificato ufficialmente e di “buon accordo per l’Unione, per i suoi cittadini e per l’economia europea”. Martin Schulz, presidente dell’Assemblea comunitaria, si è impegnato “a far ratificare l’accordo dagli eurodeputati”, mentre il premier irlandese Enda Kenny, presidente di turno del Consiglio fino al 30 giugno, ha dichiarato che intende “convincere i Paesi Ue a sostenere l’accordo”, sulle cui cifre i 28 si erano divisi. È fra l’altro prevista una clausola di flessibilità per un migliore utilizzo dei fondi nel corso dei prossimi sette anni. Confermati anche i 3,5 miliardi per interventi pro-indigenti.