CROAZIA
La Chiesa cattolica e l’ingresso del Paese nell’Unione europea
I vescovi croati, nello spirito del Concilio Vaticano II e alla luce dei messaggi dei Papi che hanno fortemente sostenuto il progetto dell’Unione europea (Ue), in molte occasioni, negli ultimi anni, hanno espresso il loro parere sia per quanto riguarda il cammino dell’Ue sia per quanto concerne l’adesione della Croazia all’Ue.
I vescovi hanno sempre seguito con attenzione il cammino croato su questa strada, in coerenza con la partecipazione millenaria della Chiesa a tutti gli eventi chiave del popolo croato.
Le posizioni dell’episcopato su questo percorso sono state raccolte in una lettera speciale pubblicata il 22 marzo 2010. In essa i vescovi hanno sottolineato che l’idea della creazione dell’Ue ha la sua origine in quella parte dell’Europa, che non era sotto il regime comunista e che i suoi fondatori erano politici che immaginavano l’Europa unita sulla base della comune eredità cristiana che sempre di più oggi è trascurata a favore di un’unificazione economica.
Rispetto al tema, assai dibattuto anche in Europa, dei valori universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e della democrazia, i vescovi croati ribadiscono che questi non possono avere fondamenta solide se c’è il rifiuto della dimensione trascendentale dell’uomo.
Sottolineano, quindi, come siano particolarmente preziose le visioni dei due Papi: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il primo, all’inizio della terza visita pastorale in Croazia, il 5 giugno 2003, aveva espresso l’auspicio che la Croazia realizzi con successo la sua aspirazione di aderire all’Ue. In quell’occasione il Papa aveva sottolineato che “la ricca eredità della Croazia contribuirà sicuramente a rafforzare l’Unione sia come unità amministrativa e territoriale, sia come una realtà culturale e spirituale”. Papa Benedetto XVI nel discorso ai vescovi croati per la visita ad “limina apostolorum”, il 6 luglio 2006, aveva detto: “Il vostro Paese, la Croazia, da sempre vive nell’ambito della civiltà europea e, a ragione perciò, desidera vedersi riconosciuto quale parte dell’Unione europea. Suo desiderio è di cooperare, con il proprio ingresso in tale Istituzione, al bene di tutti gli abitanti del Continente. La Nazione potrà così entrare in rapporto, con sentimenti di rispetto e di dialogo, con gli altri popoli europei recando il contributo della propria cultura e delle proprie tradizioni, nella ricerca condivisa della piena verità sull’uomo. È, infatti, essenziale che l’edificazione della casa comune europea sia sempre basata sulla verità dell’uomo, poggiando quindi sull’affermazione del diritto di ciascuno alla vita dal concepimento fino alla morte naturale; sul riconoscimento della componente spirituale dell’essere umano, nella quale si radica l’inalienabile sua dignità; sul rispetto delle scelte religiose di ciascuno, nelle quali si testimonia l’insopprimibile apertura al trascendente”.
La più grande debolezza dell’Unione, ricordano i vescovi, è la perdita della memoria e dell’eredità cristiana, accompagnata da un certo agnosticismo pratico e da indifferentismo religioso, motivo per cui molti europei danno l’impressione di vivere senza radici spirituali. I vescovi sottolineano, inoltre, che la perdita della morale naturale e cristiana ha portato alla legalizzazione dell’aborto, alla sperimentazione sugli embrioni, all’eutanasia, ai matrimoni omosessuali, al rifiuto dei simboli cristiani.
Tutto questo si accompagna a una paura del futuro che crea un ambiente incerto e buio con gente sempre più confusa e insicura.
In un simile contesto di crisi, che si riflette anche nella società croata, i vescovi ribadiscono con forza quei valori fondamentali che occorre promuovere e tutelare per essere oggi testimoni di verità e di speranza in Europa. In primo luogo il matrimonio, come unione dell’uomo e della donna: un valore particolarmente a rischio perché è in atto la decostruzione del matrimonio attraverso numerose iniziative che vogliono equiparare al matrimonio altri modi di unione. Un altro tema del quale i vescovi croati si occupano è il giorno della domenica che ha costituito e costituisce, tra l’altro, un irrinunciabile valore umano e sociale.
Inoltre, la Chiesa croata sostiene e chiede di sostenere la presenza dei simboli cristiani nella vita pubblica sia perché contrassegnano la fede cristiana sia perché sono l’espressione dell’identità nazionale che è indelebilmente plasmata dalla cristianità.
C’è, infine, un invito forte dei vescovi ai fedeli laici perché partecipino con coerenza e competenza alla vita sociale e politica. Insieme con tutte le persone di buona volontà sono chiamati a contribuire all’autentico progresso della Croazia e dell’Europa.
È dunque un appello fiducioso alla responsabilità quello che viene dalla Chiesa croata per il 1° luglio: l’ingresso della Croazia nell’Unione europea sia l’inizio di un cammino di responsabilità e di speranza.