CHIESE IN BREVE
Kek-Comece: commenti su Ue e libertà religiosa
Il Consiglio Affari esteri dell’Unione europea ha adottato il 24 giugno le Linee guida dell’Ue sulla libertà di religione e di credo. Le Linee guida sono il prodotto finale di un lungo processo di elaborazione al quale hanno partecipato anche le Chiese europee. Nel primo punto delle Linee guida si afferma che il diritto alla libertà di pensiero, coscienza, religione o credo è “un diritto fondamentale di ogni essere umano” e riconosce che violazioni e abusi a questo diritto sono commessi in tutte le parti del mondo, “tra cui l’Europa”. Con questi orientamenti, l’Ue ribadisce “la sua determinazione a promuovere” la libertà di religione come un diritto che “deve essere esercitato da chiunque e ovunque, in base ai principi di uguaglianza, non discriminazione e di universalità”. La Commissione “Chiesa e Società” della Conferenza delle Chiese europee ha immediatamente reagito parlando di “passo importante” dell’Ue verso il riconoscimento della libertà di religione. Le Chiese – si legge in un comunicato Kek – hanno sempre sottolineato che “la libertà di religione e credo è un diritto inalienabile di ogni essere umano a prescindere dalla sua religione e dal suo credo”. Anche la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) plaude l’adozione delle Linee guida. Sebbene – aggiunge – alcune questioni meritavano di essere specificate meglio. La Comece nota ad esempio che il documento contiene “un certo numero di strumenti dettagliati” ma “restano abbastanza generali e alcune questioni specifiche meritavano di essere precisate (come per esempio l’educazione)”. Per la futura revisione delle Linee guida, la Comece suggerisce alcune specificazioni: la necessità di “rafforzare la dimensione collettiva della libertà religiosa”; “il pieno riconoscimento del diritto dei genitori a educare i figli secondo le proprie convinzioni”.
Repubblica Ceca: incontro mondiale dei diaconi
I diaconi permanenti di tutto il mondo vedono una grande speranza per la diffusione della fede cristiana nei Paesi dell’Europa orientale. Questa è la conclusione di una conferenza organizzata dal Centro internazionale del diaconato (Idc) che ha avuto luogo a Velehrad, Repubblica Ceca, dal 13 al 16 giugno. Il tema principale della riunione di 130 diaconi provenienti da 30 paesi è stato “Diaconia tra le culture” e la sua attenzione si è concentrata sulle questioni concernenti l’evangelizzazione nei paesi dell’Europa orientale. Il Presidente dell’Idc, Klaus Kießling, ha osservato che la Chiesa occidentale si è gradualmente trasformata in “Chiesa mondiale” e, nello spirito del Concilio Vaticano II, “deve trovare il suo posto nel mondo, che ha una grande varietà culturale”. “Non dobbiamo portare Gesù alla gente, perché è già lì, dovremmo piuttosto cercarlo tra la gente”, ha detto Kießling, sottolineando che la Chiesa deve manifestarsi come “un sacramento e una promessa di amore e di misericordia di Dio”. Ha poi aggiunto che i 41.000 diaconi permanenti in servizio in tutto il mondo dovrebbero “concentrarsi sullo sviluppo della solidarietà e dimostrare che la Chiesa è costituita da persone aperte e dotate di autocritica che hanno a cuore i bisogni dei poveri”. Klaus Kießling è stato confermato nella carica di presidente.
Polonia: Chiese e autorità civili per eccidio Volinia
È iniziata il 26 giugno la visita in Polonia del capo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina (Ugcc), mons. Svjatoslav Sevcuk, che il 28 giugno, insieme al presidente della Conferenza episcopale polacca, monsignor Jozef Michalik, e il presidente dell’episcopato cattolico dell’Ucraina, monsignor Mieczyslaw Mokrzycki, firma la dichiarazione per il 70° anniversario dell’eccidio della Volinia nell’Ucraina occidentale. Secondo l’Istituto della memoria (Ipn) di Varsavia negli anni 1942-44 in Ucraina persero la vita 100mila polacchi e 10mila ucraini. Mons. Mokrzycki non esita a definire i fatti accaduti una “pulizia etnica” e auspica la decisa condanna da parte dell’Ugcc dei crimini perpetrati contro tutti i non-ucraini considerati “stranieri”, sia cattolici latini che fedeli di altre Chiese e comunità religiose. Padre Ihor Jan Harasim, provinciale dei basiliani polacchi, nel comunicato emesso in questi giorni, sottolinea che “gli ucraini e i polacchi sono oggi assai maturi per guardare il passato in tutta la sua complessità”. “Sono convinto che i due popoli fraterni abbiano la vocazione per costruire insieme il futuro dell’Europa”. Il 27 giugno a Varsavia si è tenuta anche una celebrazione in memoria delle vittime degli eccidi sul territorio ucraino, alla presenza delle autorità civili e religiose.