UNGHERIA-SLOVACCHIA
Cooperazione transfrontaliera tra due radio cattoliche. Sottolineando la “dimensione europea”
Due emittenti radiofoniche cattoliche della Slovacchia e dell’Ungheria hanno recentemente avviato una fruttuosa cooperazione transfrontaliera, con l’obiettivo di ampliare gli orizzonti d’informazione dei propri ascoltatori e di cavalcare l'”onda di amicizia” destinata ad approfondire le relazioni reciproche tra le due nazioni, così come la loro esperienza di cattolicità. Danka Jaceckova ha intervistato il direttore di Radio Lumen slovacca, padre Juraj Spuchlák.
Da dove viene l’idea di dar vita a una cooperazione internazionale tra le radio cattoliche in Slovacchia e in Ungheria?
“L’idea è nata circa tre anni e mezzo fa, quando stavamo pensando a un progetto congiunto insieme ad alcune emittenti radiofoniche cattoliche all’estero. Volevamo partecipare a un progetto internazionale e abbiamo sentito parlare della possibilità di una cooperazione transfrontaliera con l’emittente cattolica San István a Eger, in Ungheria, riguardante la traduzione e scambio di materiali per le trasmissioni. Dopo alcuni esperimenti falliti, abbiamo avviato una collaborazione che coinvolge anche un terzo attore: il Centro pastorale San Gerardo a Kosice, che offre assistenza ai fedeli di lingua ungherese. Il risultato è un progetto di cooperazione transfrontaliera dal titolo ‘Sulle onde dell’amicizia’”.
Quali sono le principali aree di interesse comune?
“Le attività della Chiesa, la situazione nella società, la cultura, l’ecologia: questi sono i principali temi che trattiamo. La cooperazione consiste in uno scambio reciproco di materiali informativi e di radiodiffusione preparati con particolare attenzione alle abitudini, alle tradizioni e agli interessi degli ascoltatori delle rispettive emittenti. Traduciamo le notizie e altri pezzi per informare gli ungheresi sulla natura nel nostro Paese, sui problemi principali che le persone devono affrontare in Slovacchia, sugli eventi importanti, le difficoltà e le gioie della vita della Chiesa… Radio San István offre lo stesso servizio per i nostri ascoltatori riguardo all’Ungheria”.
Entrambe le emittenti protagoniste di questa collaborazione sono cattoliche; come descriverebbe la dimensione spirituale di questa collaborazione?
“Si tratta di un aspetto molto importante, perché i nostri incontri personali hanno una dimensione essenzialmente spirituale. Condividiamo le nostre esperienze di lavoro, i nostri atteggiamenti, e attraverso la costruzione di questa comunità spirituale e di preghiera, anche con i nostri ascoltatori, siamo diventati molto vicini ai nostri colleghi ungheresi anche a livello del rapporto personale. Vescovi e sacerdoti partecipano alla preparazione delle nostre riunioni congiunte e svolgono un ruolo significativo nello sviluppo e nell’arricchimento delle nostre relazioni reciproche. Devo sottolineare che, nel corso della nostra collaborazione professionale di lunga data, abbiamo notato una riduzione della tensione tra gli abitanti e tra gli ascoltatori delle nostre due regioni e la nascita di un legame naturale tra tutti loro, anche grazie a questo progetto”.
Quali sono le sue impressioni per quanto riguarda una prima valutazione del progetto?
“Siamo molto soddisfatti di come sta andando il progetto. Ha molti aspetti positivi: spirituali e umani. Le principali carenze possono essere individuate nel coordinamento, ma è normale in tutte le aree di lavoro. Le due emittenti hanno esigenze differenti. Radio Lumen produce trasmissioni a livello nazionale, quindi il coordinamento deve essere molto flessibile e ad ampio raggio. San István trasmette a livello diocesano e non deve soddisfare elevati requisiti dal punto di vista tecnico. Voglio però esprimere la mia soddisfazione per l’atteggiamento responsabile di entrambe le parti coinvolte. Gli ascoltatori avevano molte aspettative nei confronti di questo progetto, ma allo stesso tempo non sapevano cosa ne sarebbe uscito. Ora posso dire che, dopo i primi passi compiuti, abbiamo avuto un riscontro molto positivo, soprattutto tra gli ascoltatori ungheresi che vivono in Slovacchia e tra gli slovacchi che vivono in Ungheria”.
Come descriverebbe la dimensione internazionale, anzi “europea”, del progetto?
“Quello che dobbiamo capire prima di tutto è che siamo cattolici. Il fatto che apparteniamo a nazioni diverse è meno importante, in questo caso. Partecipiamo alla costruzione dell’identità cattolica e, in questo senso, abbiamo molto in comune. Abbiamo una storia comune e abbiamo buone possibilità di influenzare la mentalità l’uno dell’altro a livello spirituale”.