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Ponte fra cattolici e ortodossi

Intervista con Erich Leitenberger, portavoce della fondazione di Vienna

La fondazione “Pro Oriente” fu voluta dal cardinale Franz König 50 anni fa, nell’ormai lontano novembre 1964 – ancora prima della promulgazione del documento conciliare “Unitatis redintegratio” -, per agevolare i contatti con le chiese ortodosse in quel tempo ancora sotto stretto controllo del potere statale comunista. Massimo Lavena, per Sir Europa, ha interpellato il professor Erich Leitenberger, portavoce di Pro Oriente, alla luce dell’attuale crisi economica e dei flussi migratori aumentati verso l’Europa occidentale, oltre ai gravi problemi delle Chiese cristiane del vicino Oriente.

La Centralità di Vienna. “Vienna, capitale di un paese neutrale, in quei tempi di ‘guerra fredda’ fu il posto adatto per intavolare un discorso non ufficiale tra rappresentanti della chiesa cattolica e rappresentanti delle varie chiese ortodosse – afferma Leitenberger -. Lo stesso metodo veniva adottato anche nei riguardi delle chiese vetero-orientali”. L’esperienza di Pro Oriente è quindi progredita: “Nella relazione con le chiese ortodosse bizantine – sottolinea il professore – naturalmente tutto è cambiato dopo il 1989. Da una parte lo scambio reciproco con quelle Chiese si è sviluppato in un clima di ristabilita libertà, dall’altra parte uno degli scogli principali sulla via verso l’unità – l’esistenza delle chiese uniati uscite dalle catacombe dopo il crollo del comunismo – si è dimostrato un problema molto spinoso. In più si è verificato il dramma dell’ex Jugoslavia con le ripercussioni inevitabili sulle relazioni tra cattolici e ortodossi”. La Pro Oriente dal principio si è battuta “per far capire all’opinione pubblica sia ecclesiale sia secolare che l’Europa per essere completa ha bisogno dei due polmoni, del polmone occidentale e di quello orientale – prosegue il portavoce – e non è un caso che papa Giovanni Paolo II ha sviluppato questo concetto proprio a Vienna. Si può capire la cultura e la storia europea soltanto contemplando anche il contributo ortodosso”.

La comune fede cristiana. Secondo Leitenberger “è necessario accorgersi del fatto che ormai i cristiani ortodossi e vetero-orientali insieme costituiscono la seconda comunità religiosa in Austria: si tratta di più di 500mila persone (in una popolazione di oltre otto milioni). Stranamente è stato molto arduo far capire questa situazione all’opinione pubblica, ai politici e ai giornalisti. Erano in molti a credere che il secondo gruppo religioso in Austria, dopo la chiesa cattolica, fossero i musulmani. Anche in questo contesto il lavoro della Pro Oriente è stato molto importante. Ormai ci siamo: la presenza degli ortodossi è accettata e soprattutto ci si è accorti che con gli ortodossi – grazie alla comune fede cristiana – non si pongono problemi connessi con l’immigrazione. Gli ortodossi e i vetero-orientali sono ben integrati nella società civile austriaca”.

Il dramma delle persecuzioni. “Il problema della situazione molto pericolosa per i cristiani del vicino e medio Oriente rientra nelle preoccupazioni prioritarie della Pro Oriente”, ribadisce Leitenberger. “Grazie a una fitta rete di contatti si cerca di aiutare i cristiani di quelle terre dove il cristianesimo è nato. Si cerca anche di fare opera di divulgazione per ricordare ai cristiani austriaci il fatto che il cristianesimo deve la sua teologia, la sua cultura, la sua spiritualità, la sua arte, proprio ai cristiani dell’Oriente. L’aiuto ai cristiani d’Oriente è anche per il card. Christoph Schönborn, presidente del consiglio di fondazione della Pro Oriente, una preoccupazione di primissima importanza”. In questo momento la Pro Oriente “sta seguendo attentamente la tragica faccenda dei due metropoliti aleppini rapiti da ignoti durante una missione umanitaria alcune settimane fa. La Pro Oriente è colpita soprattutto per il fatto che uno dei due metropoliti – il vescovo siro-ortodosso Mar Gregorios Youhanna Ibrahim – da decenni è uno degli interlocutori più importanti della fondazione”.