SPAGNA " "
Le attività della Conferenza episcopale: risparmio per lo Stato
La Conferenza episcopale spagnola (Cee) ha reso noto, giovedì 13 giugno, il rapporto sulle attività corrispondente all’esercizio 2011, che raccoglie dati da diverse fonti, tra le quali le 69 diocesi spagnole.
L’impegno della Chiesa aiuta lo Stato. Dal rapporto, ha evidenziato nella conferenza stampa di presentazione, Fernando Jiménez Barriocanal, vice segretario degli Affari economici della Cee, si deduce che ogni euro che si investe nella Chiesa rende molto: concretamente 2,39 euro nel suo servizio equivalente nel mercato. Con questo dato, ha sottolineato Jiménez Barriocanal, a dispetto del fatto di avere meno risorse rispetto agli anni precedenti, “si sono eseguite più attività, incrementando il risparmio nella gestione”. Nei momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo oggi, “nei quali le collette possono diminuire, ogni volta c’è un maggior impegno con il sostegno della Chiesa”. Complessivamente la Chiesa spagnola ha aiutato nel 2011 4,3 milioni di persone, facendo risparmiare allo Stato 1.139 milioni di euro. Infatti, il servizio offerto dalla Chiesa, secondo i criteri di gratuità ed efficienza, in 7.743 centri assistenziali che si trovano nel Paese, è costato alla Chiesa cattolica 818 milioni di euro; ma se fosse stato assicurato direttamente dallo Stato sarebbe costato, secondo i valori di mercato, 1.139 milioni di euro in più.
Un buon dato. Jiménez Barriocanal ha parlato poi della parte del rapporto dedicato all’assegnazione tributaria del 2011, attraverso la quale si sono raccolti 247,9 milioni di euro, corrispondenti a oltre 9 milioni di dichiarazioni che hanno segnato la x nella casella della Chiesa cattolica. “È un buon dato”, ha sostenuto ricordando che il numero delle dichiarazioni a favore della Chiesa cattolica ha rappresentato il 34,83% del totale delle dichiarazioni presentate. Rispetto al riparto dei fondi, il vice presidente degli Affari economici della Cee ha affermato che sono stati ricevuti 159 milioni in acconto e quest’anno sono state finanziate, perciò, solo il 50% delle nuove opere e il 25% delle ristrutturazioni “perché ci sono meno soldi”. Jiménez Barriocanal ha anche ricordato “il contributo straordinario dei vescovi alle Caritas diocesane di un milione di euro”.
Le scuole cattoliche. Nelle 22.800 parrocchie spagnole, in cui sono impegnati circa 20.000 sacerdoti, si promuove una pastorale che va dall’impegno per l’evangelizzazione alla pastorale carceraria, dall’assistenza alle persone e agli infermi alla catechesi. “Ci sono più di 49 milioni di ore dedicate alle attività pastorali”, grazie al lavoro di sacerdoti, religiosi e volontari, e questo, per Jiménez Barriocanal, “ha una grande rilevanza oggi”. Non è mancato un accenno all’educazione cattolica: “Oggi ci sono 2.465 centri cattolici concertati che garantiscono allo Stato un risparmio di 4.091 milioni di euro, secondo i dati del ministero dell’Educazione”.
Grande impegno. Rispondendo ad alcune domande, Jiménez Barriocanal ha detto che la Chiesa “non ha ricevuto nessuna indicazione, chiamata o contatto per parlare” della legge sulla trasparenza, ma, ha assicurato, “il nostro obiettivo è essere il più trasparente possibile con la società”. Inoltre, “il lavoro che sta realizzando la Chiesa sul piano educativo, nella formazione dei valori, e sul piano assistenziale fa sì che la società spagnola non si possa concepire senza la Chiesa cattolica”. Infatti, “la società spagnola non si può intendere oggi senza la presenza delle istituzioni della Chiesa perché il lavoro che svolge oggi, soprattutto nei momenti di crisi, è grande”. Infine, facendo riferimento all’Imposta sugli immobili (Ibi) Jiménez Barriocanal ha spiegato che “la competenza legislativa in materia di imposte locali spetta al Parlamento spagnolo. La Chiesa non ha in tema di Ibi un trattamento fiscale diverso da una fondazione e da un ente incluso nella legge del mecenatismo. Parlare di un privilegio fiscale è giuridicamente scorretto”.