L’Ue in breve

Europarlamento, lotta senza confini alle mafie
Diritto d’asilo, libertà di religione e di opinione, riforma del sistema di Schengen, regime per gli aiuti alimentari agli indigenti, proteste in Turchia e situazione greca: nel corso della sessione plenaria dell’Europarlamento, svoltasi a Strasburgo dal 10 al 13 giugno, gli argomenti affrontati sono stati molteplici, molti dei quali nell’ambito dei diritti dei cittadini e dei problemi sociali ed economici che attraversano il continente. L’Assemblea ha fra l’altro approvato un documento (rapporto intermedio della Commissione speciale sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro) che riguarda la necessità di un impegno congiunto contro il crimine transfrontaliero di origine mafiosa. Il testo afferma che il potenziamento della cooperazione giudiziaria e di polizia in tutta l’Unione e fra questa e i Paesi terzi è di “vitale importanza per tutelare gli interessi finanziari” europei contro la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro. Il Parlamento invita la Commissione a presentare una proposta legislativa “volta a istituire un programma di protezione dei denuncianti (whistleblower) che dovrebbe coprire anche i testimoni e gli informatori”. Protezioni speciali sono chieste per i minori e per le vittime della tratta. La relazione insiste sul fatto che debba essere accelerata la creazione della Procura europea. Sempre allo scopo di ostacolare il crimine, l’Assemblea domanda l’abolizione del segreto bancario. Chiunque dovesse essere condannato per reati gravi contro l’interesse pubblico (tratta di esseri umani, sfruttamento lavoro minorile, riciclaggio di denaro) dovrebbe essere escluso, secondo i testo, da qualsiasi appalto pubblico per 5 anni e alle persone condannate per corruzione dovrebbe essere impedito di presentarsi alle elezioni in qualsiasi ufficio pubblico per almeno 5 anni.

Summit e crisi, “I governi facciano sul serio”
“Ci sono segnali contraddittori dalle capitali, mentre la crisi richiede decisioni immediate e riforme imprescindibili”: José Manuel Barroso, presidente della Commissione, è intervenuto il 12 giugno nell’emiciclo dell’Europarlamento a proposito del Consiglio europeo del 27-28 giugno che avrà a tema l’economia, gli interventi per l’occupazione, l’unione bancaria e quella monetaria. “La strada obbligata è quella della collaborazione rafforzata, perché la crisi non risparmia nessuno. Bisogna sistemare i conti pubblici, perché bilanci dissestati non sono compatibili con una crescita sostenibile; occorre proseguire nelle riforme strutturali per ridare competitività ai nostri sistemi economici; ma allo stesso tempo vanno attuate azioni che abbiano effetto nel breve periodo, specialmente per quanto riguarda il lavoro e l’occupazione giovanile”. Barroso ha sostenuto che il summit di fine mese dovrà dar corso all’unione bancaria: i “limiti dell’offerta di credito sono pesantissimi e hanno effetti negativi sulle imprese”, ha spiegato il capo dell’Esecutivo, e il sistema bancario deve ristrutturarsi per rispondere a questa esigenza. Barroso ha poi invitato – con l’appoggio di vari deputati – gli Stati a superare le reticenze sul Quadro finanziario pluriennale: “C’è urgente bisogno di fondi per far riprendere investimenti e consumi” e questi possono venire anche dal bilancio comunitario.

Sarajevo in piazza per i diritti dei cittadini
L’ondata di protesta di Istanbul sembra aver indirettamente contagiato anche Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina. Nei giorni scorsi, infatti, i cittadini hanno manifestato contro la classe politica al potere, ritenuta da molti corrotta e incapace. La protesta è partita per difendere i diritti di una bambina di appena tre mesi, Belmina Ibrišević, che necessitava urgentemente di cure mediche. Le strutture bosniache non erano però in grado di fornirle, così i genitori volevano portarla in Germania. La piccola, come molti altri bambini bosniaci, non era però in possesso del Jmbg (Jedinstveni Matićni Broj Građana), ovvero il codice fiscale, senza il quale non è possibile richiedere il passaporto, e quindi lasciare il Paese. La Corte costituzionale dello Stato balcanico dallo scorso febbraio aveva, infatti, abolito parte della precedente norma che regolava il conferimento dei numeri, a causa di una complessa disputa sulla denominazione corretta di alcune municipalità localizzate in Republika Srpska, una delle due entità che compongono la Bosnia-Erzegovina. Da qui il fenomeno dei bambini privi di documenti personali, impossibilitati ad accedere ai servizi pubblici di base, inclusa l’assistenza sanitaria. La manifestazione si è ingrandita nel giro di poche ore fino ad ottenere una prima soluzione. Il Consiglio dei ministri della Bosnia ha, infatti, deliberato determinando i territori atti alla registrazione dei codici fiscali. Tale normativa è entrata in vigore al momento della decisione e vi rimarrà per i prossimi 180 giorni, dopo i quali il Parlamento si riunirà di nuovo e adotterà la legge definitiva corrispondente.