POLONIA" "
Varsavia discute una norma per destinare lo 0,5% dell’imposta sui redditi alla Chiesa
“La Chiesa polacca è per i tre quarti delle sue necessità finanziata da offerte dei fedeli”, afferma il card. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia e presidente del Consiglio economico dell’episcopato. Il presule valuta che per garantire il sostentamento delle 10mila parrocchie nelle 44 diocesi del Paese, le congregazioni maschili e femminili, opere pastorali, manutenzione delle chiese e altri edifici e per la realizzazione delle opere di carità e quelle a carattere educativo, la Chiesa in Polonia ha bisogno di 2 miliardi di euro (8 mld di zloty) annui. Il restante 20% di finanziamenti necessari viene assicurato dallo Stato tramite il cofinanziamento delle scuole cattoliche, finanziamento delle lezioni di catechesi nelle scuole di vario ordine e grado e la manutenzione del patrimonio ecclesiale a carattere storico.
Disegno di legge in Parlamento. A metà giugno il Parlamento di Varsavia dovrebbe iniziare la discussione del disegno di legge che ricalca in parte la normativa italiana e prevede la destinazione dello 0,5% dell’imposta sul reddito dei cittadini polacchi a favore di varie Chiese e comunità religiose. L’ammontare del contributo è stato definito nel corso di un lungo negoziato tra la Chiesa cattolica e le autorità governative e sebbene l’abbiano approvato anche alcune altre Chiese, quella ortodossa tarda a dare il suo assenso, paventando introiti relativamente bassi da zone povere e agricole dove le comunità ortodosse sono più numerose. Finora l’ammontare di finanziamenti statali per attività religiose, come osserva il card. Nycz, “furono occasione per delle liti fra i politici”. Inoltre, come osserva il presidente della Commissione di controllo finanziario dell’episcopato, mons. Wiktor Skworc, “è imprescindibile mettere ordine nelle finanze della Chiesa”, le quali, anche a causa delle travagliate vicissitudini storico-geografiche, mancano di chiarezza. Mentre il presidente della Commissione per le questioni del concordato dell’episcopato, mons. Stanislaw Budzik, lodando la “generosità dei fedeli”, sottolinea la necessità di “una maggiore trasparenza delle spese sostenute” dalla Chiesa.
Durante e dopo il comunismo. La Chiesa polacca, che a causa dello spostamento dei confini a seguito della Seconda guerra mondiale perse oltre la metà del suo patrimonio immobiliare (quasi 210mila ettari di terreni), negli anni 1948-50 venne privata dalle autorità comuniste del 90% dei terreni e molti edifici, i quali passati allo Stato avrebbero dovuto servire per finanziare il cosiddetto Fondo ecclesiastico. Al Fondo sono stati destinati 145mila ettari di terra appartenuti precedentemente alla Chiesa cattolica che ha mantenuto la proprietà o a volte solo l’usufrutto di 25mila ettari di terreno, qualche volta rimanendo privata persino dell’utilizzo degli edifici sovrastanti. Come risulta da un’analisi dettagliata pubblicata di recente, i proventi del Fondo nei 39 anni (1950-1989) del regime comunista venivano destinati piuttosto alla lotta contro la Chiesa e altre finalità simili (per esempio il finanziamento della Scuola di specializzazione presso il Comitato centrale del Partito operaio unificato polacco – Poup) che non a sostegno delle attività delle comunità religiose. La caduta del regime comunista ha fatto accrescere gli emolumenti del Fondo ecclesiastico ai fini delle attività religiose, ma al giorno d’oggi l’intero ammontare del Fondo è destinato a coprire i contributi previdenziali e pensionistici delle persone religiose.
Restituzione dei beni e risarcimenti. Dal 1990 la Chiesa cattolica in Polonia, così come le altre comunità religiose, ha ottenuto la restituzione di alcuni beni o, nel caso in cui ciò non fosse più possibile, dei risarcimenti; ma come calcola l’autore dell’analisi patrimoniale, ancora oltre 65mila ettari di terreno dovrebbero essere restituiti alla sola Chiesa cattolica polacca. Per non portare avanti le infinite dispute e dirimere il contenzioso patrimoniale tra le Chiese e lo Stato polacco, a metà del 2012 la Chiesa cattolica ha proposto alla parte governativa l’introduzione della detrazione dell’1% dell’imposta sul reddito ai fini delle attività religiose. Come valuta Marcin Przeciszewski, redattore capo dell’agenzia di stampa cattolica Kai, “l’atteggiamento rigido della parte governativa, la quale per oltre un anno e mezzo ammetteva una detrazione pari solo allo 0,3%, ha fatto sì che il raggiungimento dello 0,5% deve essere considerato comunque un successo”.