EDITORIALE " "
Papa Francesco ha già il dito sul polso del vecchio continente
Nel giro di un minuto della sua apparizione sulla loggia della Basilica di San Pietro mercoledì 13 marzo, Papa Francesco ha volutamente parlato innanzitutto ‘urbi’ e poi ‘orbi’. Identificandosi come Vescovo di Roma, il nuovo Papa ha sottolineato quel legame essenziale tra lui e la città di cui era ormai diventato vescovo. Deve aver capito che, come nuovo pastore di Roma, era anche, d’ufficio, primo cittadino della città. Egli è diventato, per lo stesso motivo, un cittadino d’Europa.
Il nuovo Papa è un nativo dell’Argentina e, sia come sacerdote sia come vescovo, ha vissuto e lavorato principalmente nel suo paese natale. I suoi legami con l’Europa sono tuttavia forti. Figlio di emigrati piemontesi, durante gli anni in cui è stato prete gesuita ha studiato in Germania e, dopo il periodo in cui è stato superiore provinciale del suo ordine, è andato a Dublino nel giugno del 1979 per migliorare il suo inglese. Sul registro della contabilità di Milltown Park, l’istituto gesuita di teologia a Dublino, è annotato che a un giovane gesuita in formazione furono date 14 sterline per portare Padre Bergoglio fuori per una giornata.
Buenos Aires è sempre stata considerata la Parigi del sud del mondo e, di tutti i paesi del Sud America, l’Argentina è sempre apparsa come la più europea per stile di vita e prospettive. Anche se per ora il nostro nuovo Papa è stato attento a dichiarare le sue carte, il suo forte senso di appartenere adesso alla Chiesa e alla città di Roma sembrerebbe suggerire che vorrà anche essere considerato un europeo.
I primi segnali indicano che Francesco sta definendo un proprio stile. Senza dubbio, però, durante l’estate nei freschi giardini di Castel Gandolfo, aprirà i libri di storia per vedere come i suoi predecessori hanno valutato il proprio modo di procedere attraverso le questioni urgenti della loro giornata. Tra le altre cose scoprirà che, soprattutto dall’epoca di Paolo VI, i papi si sono interessati e hanno promosso il progetto europeo.
Proprio come Papa Francesco avrà bisogno di un anno o due per ambientarsi nel mondo capovolto dell’emisfero settentrionale, così egli avrà bisogno di tempo per prendere dimestichezza con il panorama politico dell’Europa e raggiungere chiarezza su come funziona l’Unione europea. Ci sono però già buone ragioni per pensare che il nostro nuovo Papa abbia il dito sul polso dell’Europa. Ha attirato la nostra attenzione, ad esempio, sulla disperazione dei ‘nuovi poveri’, le vittime della crisi economica.
Pur rischiando nel mettere delle parole in bocca al Santo Padre, è chiaro che egli sta già sfidando tutti noi in Europa ad affrontare i danni collaterali della follia dei banchieri. Questo è un problema già studiato da Caritas Europa, insieme ad altre realtà europee, e sollevato dalla Comece al più alto livello politico. Per qualsiasi cittadino europeo dotato di una coscienza e per i politici con un benché minimo senso del bene comune, tale questione è destinata ad avere un posto di primo piano negli interminabili negoziati economici e finanziari del futuro, e nella campagna elettorale verso il 2014.
(*) segretario generale Comece (Europe Infos)