RASSEGNA DELLE IDEE

Delusi ma non rassegnati

I cittadini Ue in una riflessione del card. Reinhard Marx su La Croix

Proponiamo la riflessione del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco-Freising e presidente della Comece (Commissione episcopati comunità europea), apparso sul quotidiano francese La Croix del 24 aprile scorso.

“La famiglia europea si trova ad affrontare una serie di gravi problemi. Aumenta il numero di cittadini infelici. In questo 2013, anno europeo del cittadino, la maggior parte di coloro che vivono nell’Ue non ha quasi nessuna consapevolezza di ciò che questa cittadinanza significhi e implichi.
In tutta Europa, domina il convincimento che la politica economica e finanziaria stia creando dei nuovi poveri. La Chiesa, a più riprese e ai massimi livelli, ha fatto udire la propria voce per ricordare ai nostri politici, alla Presidenza Irlandese e a tutti coloro che lavorano nelle istituzioni dell’Ue, i danni collaterali provocati dalle strategie di salvataggio dell’euro e soprattutto il loro impatto sui più poveri e i più vulnerabili nei diversi paesi dell’Ue. Si comprende bene come i cittadini dell’Ue si sentano traditi, che la loro fiducia nelle istituzioni europee si sia indebolita, che vedano i funzionari dell’Ue e i loro responsabili con un occhio cinico e che ne abbiano “abbastanza di Bruxelles”. Ma hanno torto. Questo momento di crisi del continente rende l’Unione europea più che mai indispensabile. Non bisogna essere miopi nel guardare la nostra storia comune di questi ultimi 60 anni. Siamo quasi tutti d’accordo nel riconoscere che siamo riusciti a costruire una famiglia di nazioni caratterizzate dalla pace e dalla prosperità. Questo non è il momento per riposare sui nostri allori, che comunque sono di una bellezza considerevole. La crisi finanziaria si è abbattuta in modo consistente sull’economia dell’Ue nel suo insieme e ha spinto alcuni Stati membri in una crisi profonda che ha reso necessario l’intervento del Fmi. La fiducia nella capacità dell’Ue di affrontare e risolvere la crisi non è semplicemente stata scossa in maniera profonda, ma il numero di cittadini normali, i numerosi giovani disoccupati, le giovani famiglie con mutui immobiliari, le piccole e medie imprese e, infine, gli anziani e i pensionati – che sono stati direttamente colpiti dalla crisi è troppo alto. La Chiesa, attraverso i suoi presbiteri e i numerosi laici impegnati, attraverso le molte organizzazioni cattoliche che lavorano nei paesi in via di sviluppo, è consapevole più di quanto lo sia la maggior parte della società civile, dell’impatto profondo prodotto dalla crisi e della sofferenza che ha causato a innumerevoli cittadini e a tutti coloro che vivono in mezzo a noi, ma che non godono dei diritti di cittadinanza.
I Vescovi europei hanno già espresso al più alto livello politico la loro profonda preoccupazione e le proprie proposte concrete per alleviare la sofferenza, in particolare durante l’incontro con la Presidenza irlandese dell’Ue l’8 marzo scorso. La Chiesa crede fermamente nel progetto europeo. Questo non è il momento di abbandonarlo. Al contrario, è giunto il momento di intensificare il nostro impegno per questo progetto: un’Europa dei valori, tra cui, il più fondamentale in questa situazione di crisi, è la solidarietà in azione. Questo è il messaggio della Chiesa quando fa sentire la sua voce a livello europeo. La sfida per noi, figli e figlie della Chiesa e cittadini dell’Ue, è capire bene come la situazione economica e sociale attuale sia legata a una politica cha ha fallito. Non a causa di un errore di fondo nel disegnare l’architettura dell’Ue, ma piuttosto a causa di una gestione economica e finanziaria che ha violato i principi di un’economia sociale di mercato. Il rimedio potrà risiedere in un’applicazione più coerente e unitaria dei principi fondamentali dell’Ue: la solidarietà tra le comunità e i cittadini nella ricerca del bene comune”.